I REFLUI DEL COMUNE DI SIRACUSA PER DARE UN FUTURO A IAS

In assenza di una seria azione di risanamento tecnico e gestionale e di una lungimirante politica industriale, l’impianto consortile di depurazione IAS è inesorabilmente destinato a chiudere.

Com’è ormai noto, a seguito dei provvedimenti di riesame delle AIA dei Grandi Utenti (ISab Nord e Sud, Isab Energy, Versalis, Sasol e Sonatrach) che il Ministero Ambiente ha disposto subito dopo il sequestro del depuratore consortile da parte della Magistratura nel maggio del 2022, questi colossi del petrolchimico hanno ormai avviato progetti e lavori per dotarsi finalmente di propri impianti di trattamento dei reflui col comune obiettivo di “eliminare ogni connessione con IAS”. Se questo è auspicabile da un lato, dall’altro si rischia che al depuratore consortile restino da trattare solo i reflui civili di Priolo e Melilli, sempre che un impianto di dimensioni così rilevanti possa farlo, ferma restando la necessità di valutare con attenzione le conseguenze dello scarico all’interno del porto di Augusta – area SIN – di tutti i reflui di Versalis, Sasol, Sonatrach e del futuribile depuratore cittadino di Augusta che, benché depurati, apporterebbero un carico inquinante residuo non indifferente sulle matrici ambientali.

Una prospettiva di salvezza e rilancio in chiave sostenibile di IAS potrebbe venire dalla possibilità che questo impianto tratti anche i reflui (depurati o non lo vedremo tra poco) provenienti dal capoluogo, ipotesi di cui si è cominciato a parlare negli ultimi giorni nell’ambito del dibattito che, per il riapparire di vasti fenomeni di fioriture di alghe all’interno del Porto Grande di Siracusa,  si è finalmente riaperto sugli effetti dello scarico del refluo depurato proveniente dall’impianto cittadino di Contrada Canalicchio. Parliamo di quasi 15 milioni di metri cubi di reflui che seppur depurati apportano un notevolissimo carico di sostanze nutrienti e composti come i nitrati, che all’interno di un bacino semi chiuso, con un bassissimo ricambio idrico qual è il Porto Grande, in concomitanza con l’aumento delle temperature, provoca fenomeni di eutrofizzazione e in generale ha un impatto ambientale molto forte.

In passato si è a lungo discusso (senza esito) dell’opportunità di un riutilizzo di questa grandissima quantità d’acqua in agricoltura e in alcune fasi dei processi industriali. Seppure esistano le infrastrutture per farlo (da rimettere in funzione) e sebbene si tratti della soluzione migliore dal punto di vista ambientale, allo stato sembra molto lontana. Sarebbe certamente più facile dirottare i reflui al di fuori del porto di Siracusa. Ma dove? Non certo oltre l’imbocco del porto, nelle acque cittadine. Proviamo solo a immaginare cosa significherebbe realizzare una lunga condotta all’interno di un’area soggetta come il porto a vincoli archeologici e alla tutela dell’Unesco, che scaricherebbe i reflui in prossimità dell’Area Marina Protetta del Plemmirio a sud o di altre aree balneabili del litorale a nord. Tralasciamo l’ipotesi che pure è balenata di un collettamento dei reflui a largo di Targia, a parere di chi scrive sconclusionata perché richiederebbe nuove opere e rischierebbe di pregiudicare le attività dei lidi balneari di Marina di Priolo poco più a nord.

Più sostenibile e meno costosa sarebbe invece la soluzione di dirottare lo scarico del depuratore di Siracusa all’impianto IAS e attraverso la sua condotta sottomarina lunga 1.600 m. al largo della Penisola Magnisi. Ma a questo punto, perché non pensare a una soluzione di sistema di più ampio respiro, che metta insieme le esigenze di tutela del porto di Siracusa con il necessario risanamento dell’impianto consortile di Priolo?

Già, perché come dicevamo all’inizio, l’impianto IAS ha bisogno di seri interventi di adeguamento strutturale e gestionale, gli stessi già previsti come prescrizioni dall’Autorizzazione Integrata Ambientale e messi in evidenza anche nella relazione di consulenza recentemente depositata lo scorso 31 marzo dai periti nominati nell’ambito dell’incidente probatorio del procedimento giudiziario per disastro ambientale. Occorre introdurre all’interno del ciclo depurativo le fasi oggi mancanti (omogeneizzazione/equalizzazione, filtrazione e flottazione) ad eliminare le emissioni odorigene e adeguare l’impianto a trattare nel migliore dei modi i reflui civili dei comuni di Priolo e Melilli, oltre che quelli provenienti dalle utenze diverse dai grandi gruppi industriali (attività artigianali, piccole imprese).

Una volta realizzati questi interventi, oltre al comune di Augusta potrebbe conferire in IAS anche Siracusa. L’uso del condizionale è d’obbligo. Infatti, l’amministrazione di Augusta, pure avendo aderito alla società mista di gestione del servizio idrico integrato Aretusacque S.p.a. (a cui sono affidati i servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili di fognatura e di depurazione delle acque reflue), con incomprensibile ostinazione insiste nel realizzare il proprio depuratore, di cui in realtà è responsabile il Commissario Unico per la depurazione e che  in ogni caso è inutile, costoso e ancora lontano dall’essere realizzato visto che non è stato finora validato il progetto esecutivo definitivo. Il comune di Siracusa, con una scelta più radicale e che ovviamente andrebbe accompagnata dalle necessarie misure di salvaguardia occupazionale, dovrebbe abbandonare il depuratore di Canalicchio, che insieme all’intero sistema della rete idrica cittadina non versa certo in stato di buona manutenzione. A quel punto, i Grandi Utenti Industriali non avrebbero più scuse per non utilizzare il refluo (ben) depurato anziché continuare a tirare acqua dal sottosuolo. Così il ciclo idrico potrebbe chiudersi in modo virtuoso.

Ma non è tutto. Il progetto Hynego per la produzione di idrogeno verde, con una capacità pari a 100 MW e un investimento di oltre 200 milioni di euro, per il quale Isab, Enego e Axpo hanno firmato un accordo preliminare lo scorso aprile, potrebbe costituire un altro tassello di questa strategia sostenibile dato che l’elettrolizzatore previsto per il relativo processo produttivo funzionerebbe utilizzando ingenti quantità d’acqua.

Si tratta di un progetto per il futuro che chi ha davvero a cuore le sorti del territorio dovrebbe sostenere con convinzione e forza.

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