Intervista agli autori dell’inchiesta “Una Brusca faccenda” in cui si ricostruiscono le attività imprenditoriali di un nipote del boss, fra cui addirittura la gestione di un albergo di Palermo confiscato alla mafia.
Roberto Disma e Sara Cozzi sono due giovani cronisti autori di “Una Brusca faccenda”, sorprendente inchiesta in cui per la prima volta sono state raccontate e ricostruite, in modo dettagliato e rigoroso, le attività del palermitano Giorgio Cristiano, rampante imprenditore con un legame di parentela pesantissimo: suo zio è Giovanni Brusca, feroce capo mafia arrestato nel 1996 e condannato per oltre un centinaio di omicidi; divenuto collaboratore di giustizia nel 2000, è libero dal 5 giugno 2025 per fine pena grazie ai benefici che gli sono stati riconosciuti per la collaborazione con lo Stato.
Cozzi e Disma pubblicano la loro docu-inchiesta, lunga 70 minuti, lo scorso 6 luglio su Làmia un nuovo canale youtube che i due hanno creato. E, nella stessa data di uscita, inviano a tutti gli organi di stampa e alle associazioni antimafia un comunicato di presentazione del lavoro che hanno realizzato. Ma tra gli “addetti ai lavori” destinatari del comunicato, sono pochi quelli che mostrano concretamente interesse. In compenso, nel giro di una decina di giorni, su youtube, sono oltre diecimila le visualizzazioni di “Una Brusca faccenda”
https://youtu.be/8dpCVwFhCko?si=1b3aPJhEq81rNkOP
Due settimane dopo scende in campo Fanpage, giornale online da milioni di followers con tanto di gruppo editoriale alle spalle e redazioni in più città. Per l’esattezza è l’ex direttore della testata, Francesco Piccinini, che in due puntate della sua rubrica “Confidential” il 21 e il 26 luglio si occupa di Giorgio Cristiano. Nella seconda, consistente in un video di sei minuti, Piccinini afferma: “Il nipote di Giovanni Brusca gestisce un hotel confiscato alla mafia: è quello che abbiamo scoperto in Confidential”.
In realtà a scoprirlo e a riportarlo, assieme ad altri particolari riguardanti gli affari del nipote del boss, nella loro inchiesta precedente il servizio di Fanpage, sono stati Roberto Disma e Sara Cozzi, dimostrando una certa attitudine per l’attività di cronisti con cui hanno cominciato a famigliarizzare l’anno passato.
Lui siracusano, poco più che trentenne, ha esperienze lavorative artistiche del genere Teatro-Canzone e ha scritto e pubblicato alcuni romanzi di ambientazione storica.
Lei lucana di Trecchina, venticinque anni, ha una laurea in Scienze della Comunicazione. Entrambi sono arrivati circa un anno fa a Partinico per partecipare a uno stage di due mesi organizzato da Telejato, l’emittente diretta dal giornalista Pino Maniaci; e da lui invitati a rimanere per continuare la pratica giornalistica: di fatto realizzando servizi in video e scrivendo articoli per il telegiornale, fino a qualche mese fa.
Chiediamo a Roberto e a Sara: vi siete sentiti scippati, defraudati dall’atteggiamento tenuto da Fanpage nei vostri confronti?
Ci siamo sentiti amareggiati. Il servizio di Piccinini, a chi lo guarda e non sa della nostra inchiesta, dà l’impressione che sia stato lui e quel giornale ad aver scavato nell’enorme puzzle di aziende riconducibili a Giorgio Cristiano. Solo alla fine del pezzo pubblicato sul sito di Fanpage, uscito a corredo del prodotto video, viene menzionata la nostra inchiesta ed indicato il link di “Una Brusca faccenda”. Fatto sta che la maggior parte delle testate nazionali e delle principali agenzie di stampa ha rilanciato la notizia attribuendone la paternità a Fanpage, e continuando a ignorare chi ha pubblicato per primo, ossia noi. Ci consola che le nostre ricerche abbiano comunque contribuito a smuovere la stampa nazionale. E non solo. È di questi giorni la notizia dell’interessamento della commissione parlamentare antimafia. Certo ci rammarica non poco aver subito questo tipo di trattamento da Francesco Piccinini e da Fanpage, una testata che appare come inclusiva e meritocratica, nonché impegnata quotidianamente contro le ingiustizie di ogni tipo. Confidiamo di ricrederci.
A questo punto direi di raccontare come e quando è nata l’inchiesta.
È nata quasi per caso nell’estate del 2024 mentre stavamo svolgendo, nell’ambito della pratica giornalistica a Telejato, delle ricerche sulle sorti delle aziende che erano finite nelle mani di Gaetano Cappellano Seminara, il “re delle amministrazioni giudiziarie” durante la presidenza di Silvana Saguto alle Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo. Tra le aziende amministrate da Cappellano Seminara ci accorgemmo che c’era pure la Cedam Srl, a sua volta confiscata per mafia e proprietaria dell’immobile che ospita l’Hotel Garibaldi di piazza Politeama a Palermo. Hotel gestito dalla F. Ponte Spa, un importante gruppo alberghiero che negli ultimi anni ha più volte mutato gli assetti societari. La nostra maggiore sorpresa fu scoprire che, nel 2021, il Garibaldi era stato dato in locazione a un’azienda amministrata da Giorgio Cristiano, un nipote di Giovanni Brusca.
Ricapitolando in estrema sintesi: un’azienda confiscata per mafia ha dato in affitto un immobile al nipote di un mafioso di grosso calibro, con relativa autorizzazione della sezione Misure di Prevenzione del Tribunale. Circostanza che qualche interrogativo lo può legittimamente sollevare.
Peraltro si tratta di una notizia che divulgammo, immediatamente dopo averla saputa, con un servizio di cronaca apposito trasmesso da Telejato a fine settembre del 2024. Quindi, 10 mesi prima di riproporla con molti più particolari nell’inchiesta che abbiamo pubblicato il 6 luglio, e ovviamente prima che la “scoprisse” (sic) e rilanciasse Fanpage.
Una notizia che evidentemente allora passò inosservata. Forse perché ai più non diceva nulla il nome di Giorgio Cristiano? Del quale, prima della vostra inchiesta, da quello che ho potuto verificare, non c’era quasi traccia sul web.
Esattamente, e nonostante Cristiano già da qualche anno sia protagonista di una brillante ascesa imprenditoriale a Palermo. Un aspetto che abbiamo largamente approfondito, che valeva la pena approfondire, nell’inchiesta “Una Brusca faccenda”. Un lavoro d’investigazione durato diversi mesi e che, dopo la rottura dei rapporti con Telejato, è diventato completamente autonomo in termini di risorse e di mezzi, di consultazioni di documenti e reperimento di fonti. A tal proposito è stato fondamentale l’apporto che ci hanno dato l’avvocato societario Guglielmo Conigliaro, per ravvisare eventuali anomalie nelle dinamiche aziendali che avevamo scoperto, e lo scrittore Ignazio Soresi per la contestualizzazione della ricostruzione storica.
Sempre a proposito del signor Giorgio Cristiano e dell’ingombrante parente, va detto che i suoi legali hanno comunicato che i rapporti fra Cristiano e Brusca sono inesistenti.
Come abbiamo dichiarato a più riprese, il lavoro svolto non vuole rappresentare un capo d’accusa, ma una fonte di domande che abbiamo sollevato e rivolto alle persone interessate, soprattutto ai rappresentanti di uno Stato che non sembra voglia rispondere.
Ritorniamo sulle reazioni alla pubblicazione della vostra inchiesta. Non tutti per fortuna l’hanno ignorata.
C’è da premettere che un progetto indipendente che apre un canale YouTube, caricando finora un solo video che nelle prime due settimane aveva superato le diecimila visualizzazioni, ricevendo giudizi sostanzialmente positivi, lo consideriamo un risultato più che soddisfacente. Alcuni professionisti dell’informazione, soprattutto specializzati su temi di mafia, l’hanno nell’immediatezza recensito con entusiasmo. Nel frattempo, però, le principali testate giornalistiche e persino le più famose espressioni dell’antimafia sociale, fatta eccezione per Antimafia Duemila, hanno tentato di ignorare l’inchiesta finché non è scoppiato il caso mediatico in seguito alla pubblicazione del servizio di Fanpage.
Fortunatamente possiamo contare su esponenti di un’antimafia autentica che si impegna quotidianamente per cambiare le cose, come Nadia Furnari dell’Associazione Antimafie Rita Atria, Emilio Tringali di Sbirromafia, Ignazio Soresi de L’inchiesta di Bagheria; nonché sulla penna attenta dei giornalisti Giacomo Di Girolamo di TP24 e Alessio Di Florio di WordNews, tra i primi a scriverne e recensirlo. Un doveroso ringraziamento va rivolto a Riccardo Arena del quotidiano La Stampa e a Riccardo Lo Verso di Live Sicilia per aver riconosciuto il nostro lavoro e aver “consacrato” la paternità dell’inchiesta appena è scoppiato il caso a livello nazionale. E grazie naturalmente anche a te e alla Civetta di Minerva per questa intervista in cui stiamo potendo approfondire alcuni passaggi importanti di quello che è accaduto.
E adesso cosa accadrà? Come pensate di utilizzare Làmia, il canale youtube sul quale avete pubblicato l’inchiesta? Ce ne sono altre in vista?
Làmia Inchieste è un canale nato – come dice il nome – per realizzare inchieste e continuerà a farlo. Abbiamo già una serie di richieste e segnalazioni, aumentate in seguito al caso Brusca-Cristiano, e non intendiamo limitarci né in termini di argomenti né di spazio. L’obiettivo è che questo spazio diventi un presidio di voci libere, per raccontare in maniera indipendente la Sicilia e tutto il Sud. Il nome ne racchiude l’essenza: Làmia è una gorgone del Meridione d’Italia che si ribella al potere e alla prepotenza degli dei.

Commenti recenti