“Sinfonia per un uomo solo”: il romanzo-apologo di Corrado Di Pietro

Corrado Di Pietro, etnoantropologo, critico letterario, saggista, poeta, nella sua ultima pubblicazione “Sinfonia per un uomo solo” (Le Fate editore) si cimenta nella forma del romanzo-apologo.

Riflessioni e meditazioni, espresse con uno stile sentenzioso, a volte asciutto, altre più disteso, con il gusto della parola precisa e poetica insieme tipico del periodare dell’autore: allitterazioni, ripetizioni, parallelismi, similitudini, metafore punteggiano il testo.

Potremmo pensare al Leopardi delle “Operette morali” o, per la trama, a certi racconti di Dino Buzzati.

SINFONIA PER UN UOMO SOLO

Ma qui è la musica il Leitmotiv del racconto, a partire dal titolo: è come se il libro fosse una sinfonia di cui un uomo solo sia lo strumento solista. In questo caso, un violinista disilluso e disperato, che vivrà una sorta di settimana di Passione, di Semana Santa, scandita in “tempi” proprio come una sonata o appunto una sinfonia, riflesso e specchio della Grande Sinfonia del Creato.

“Tutto l’universo è una grande opera musicale, coi suoi movimenti, i suoi ritmi interni, le sue accensioni e i suoi cammini lenti o fugaci. Apparteniamo anche noi a questa universale partitura, ne siamo le note scritte su un pentagramma cosmico, dove ogni giorno si suona una melodia diversa.

Eppure, in questo cosmo infinito ci sono i larghi neri e profondi, i silenzi orfani di ogni nota: la materia oscura, i buchi neri, gli spazi siderali senza polvere cosmica, il niente!

In questo niente molti di noi vivono la loro vita”.

Il libro è strutturato in quattro movimenti, preceduti da una Ouverture. Gli stessi titoli dei capitoli sono indicazioni musicali, come quelle che troviamo scritte nelle partiture musicali: Lento, patetico; oppure Piano, con dolcezza.

La storia viene narrata da una voce misteriosa, un sedicente amico del protagonista, poi passiamo alla prima persona: è lo stesso violinista a raccontarci le sue vicende impastate di note; successivamente terza e prima persona si alternano, come se fossero due strumenti a contrappuntarsi a vicenda.

Angelo P. è stanco della vita. Fama, fortuna, famiglia: tutto ha perduto, in un gioco spericolato e complesso come una fuga musicale. Ed è proprio il gioco letale della roulette russa a “decidere” del destino del musicista. Insieme a una serie di incontri “magici” come quello con un bambino che porta il suo stesso nome. Un angelo (dal greco, “messaggero”, portatore di una verità)? Il se stesso bambino ancora pieno di sogni? Ciò che gli accade è effetto della follia? Della paranoia? È possibile ritrovare se stessi e il senso del vivere, oppure si è condannati – senza che nessun angelo ci salvi – alla solitudine, alla tristezza, alla disperazione assoluta?

La “passione” di Angelo – quella per la musica, per la moglie Gabriella, per l’amante ragazzina… e soprattutto la passione intesa come sofferenza – si intreccia con la Passione per eccellenza, quella vissuta dal Cristo durante la Settimana Santa. Che gli accadimenti negli ultimi giorni del violinista siano come delle stazioni di una personale Via Crucis?

Queste e molte altre le suggestioni – ad esempio, “Il canto di Natale” di Dickens – del romanzo-apologo di Di Pietro.

Oltre naturalmente alle citazioni musicali ci sono anche quelle letterarie, dal Pavese di “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” alla bellissima poesia di Raffaele Carrieri in epigrafe al testo.

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Una nota su Le Fate: la casa editrice di Alina Catrinoiu, che ha anche vinto il Premio “Arnaldo Lombardi” per l’editoria indipendente nell’ambito dell’edizione 2023 del Premio Vittorini, ormai da anni contribuisce con le sue pubblicazioni all’editoria e alla cultura locale e non solo.

 

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