Sbarcadero Santa Lucia. Le domande dei cittadini e il silenzio delle Istituzioni

Grazie all’encomiabile attivismo dell’esponente del PCI Siracusa Marco Gambuzza, quanto sta emergendo dalle ‘concessioni demaniali’ date (?) nell’area dello Sbarcadero di Santa Lucia sembra mettere in luce ‘anomalie’ sulle quali la Pubblica Amministrazione, in tutte le sue espressioni (Prefettura, Demanio Marittimo, Capitaneria di Porto, Genio civile, Soprintendenza, Comune), non potrà certo continuare a restare in silenzio come fin qui sostanzialmente fatto, o sperare che il tempo lasciato passare nell’inattività possa far stancare e far demordere dalla richiesta di riaffermare la legalità (qualora risulti che effettivamente sia stata violata) cittadini che appaiono finalmente determinati nella loro legittima pretesa di avere risposte ‘convincenti’.

Dalla documentazione raccolta da Gambuzza, a seguito di accesso agli atti e visure catastali, risulta che la concessione rilasciata nel 2004 dalla Capitaneria di Porto di Siracusa all’amministratore unico della società L’Una Salvatore Pallone riguarda esclusivamente la particella 6487 del Foglio 167 (prima indicata con il n.4145) di 1.245 mq.

La concessione inviata a Gambuzza risulta essere la prima ottenuta dalla Società per il periodo dal 1 marzo 2004 al 31 dicembre 2007, mentre le più recenti non sono state prodotte nonostante le modifiche catastali avvenute di cui gli enti competenti al rinnovo della concessione devono aver tenuto necessariamente conto.

E comunque da questa prima concessione di 20 anni fa (!) risulta che la superficie concessa è di mq. 1.711, distinta in mq 490 ad uso esclusivo degli ospiti della struttura ricettiva (di cui ca 152 coperti occupati da passerelle e mq 338 scoperti) e in mq 1221 ad uso pubblico (di cui mq.585 coperti, occupati da passerelle e cabine e mq 636 occupati da sdraio e ombrelloni), un uso pubblico possibile solo per chi abbia buona disponibilità economica (ombrellone e due lettini  a 120 euro al giorno, e infatti il lido è sempre semivuoto).

Originariamente la particella 4145 era di 1300 mq. Soppressa questa, è stata sostituita da due particelle: la 6487 e la 6488. Quest’ultima, di 55 mq, oggi risulta a sua volta soppressa e riunita alla particella 6489osserva Gambuzza dopo aver visionato gli atti.

È a fine maggio 2019 che il catasto, evidentemente su richiesta del Demanio che ne è proprietario, varia e/o sopprime alcune particelle e proprio la n.4145 – quella su cui la società L’Una sin dal 2004 ha ottenuto una concessione demaniale per 1771 mq (e non per 1.300 mq) – viene cancellata. Quindi, o ci si è dimenticati di indicare la particella in concessione per la differenza di 471 mq o i dati catastali sono imprecisi: difficile rispondere. Così come, per inciso, non comprendiamo perché ad autorizzare i lavori dovrebbe essere il Comune di Noto come leggiamo. Una svista, un modello riciclato? Rileggere un atto ufficiale no?

Comunque, al posto della n.4145 vengono delimitate la n.6487 di mq.1250 e la n.6488 agli atti di 45 mq. che, seppur neonata, viene subito soppressa (un infanticidio!) e accorpata alla n.6489 che risulta di mq 83 e appare intestata in parte a un privato, in parte al demanio. Dobbiamo desumere che in origine fosse di 38 mq visto che ne ha accorpato 45? E la n. 6487 che risulta soppressa in quale si è fusa? Misteri dolorosi.

Sarà necessario conoscere i motivi delle richieste di modifica per avere maggiore chiarezza su nascite, morti, sparizioni, ‘comparizioni’, accorpamenti e divisioni: la Dynasty catastale.

Più complesse ancora le vicende della particella n. 6485, quella che popola di mostri i sogni di Marco Gambuzza. “Emergerebbe che all’esterno della particella 6487 vi è un’altra area demaniale che allo stato attuale apparirebbe pubblica, ma che invece è utilizzata senza evidente titolo dal concessionario. Di questo, ovviamente, chiediamo celeri verifiche e, nel caso, la restituzione alla Cittadinanza della grande porzione di arenile rientrante nella particella 6485… Essa risulterebbe occupata da ‘opere’ (reti, cabine, ndr) che si trovano in ogni caso all’interno della battigia, la fascia di 5 metri dalla linea di costa che non può essere oggetto di concessioni e che andrebbero rimosse con sollecitudine. Non si riesce a comprendere come mai, vista la cartellonistica presente e la relativa ordinanza emessa dalla Capitaneria di Porto nel 2018, ancora oggi tale porzione di battigia e di arenile non siano stati ripristinati e resi accessibili e fruibili. Ci auguriamo che ciò sia ordinato in tempi brevi e senza ulteriori disagi per la Cittadinanza”.

Un appello, assolutamente condivisibile, che a tutt’oggi rimane inascoltato, con gli organismi preposti che fanno orecchie di mercante.

Non ci addentriamo nella storia ‘sofferta’ della n.6485: da dove nasce, come si trasforma e cambia la sua estensione dal 1986 al 2019 con ben 7 variazioni ma non possiamo non parlare di quanto il proprietario del Musciarà, Salvatore Pallone, vi ha realizzato, oggetto di nostri precedenti approfondimenti (per i tanti quello di 5 anni fa https://www.lacivettapress.it/2020/07/29/porto-lachio-come-il-far-west-non-e-a-posto-il-senso-comune-di-giustizia-non-e-a-posto-il-rispetto-della-stessa-costituzione-lc/ ).

La verifica chiesta da Gambuzza su quanto autorizzato da Comune e Capitaneria di Porto nel gennaio 2009 e quanto effettivamente realizzato appare assolutamente necessaria, ed è comunque tardiva.

 

Così come è di interesse comune avere maggiori informazioni sulle ultime concessioni demaniali di cui usufruisce la società: di quale estensione siano, se siano a termini di legge (e non sembrerebbe visto che l’accesso alla battigia è impedito) e, perché no, a quanto ammonti oggi il canone concessorio, ai tempi quantificato in 6.187,70 euro da dividere tra 2004 (2.812,59) e 2005 (3.376,11), che dovrebbe essere stato via via adeguato all’indice Istat e quindi essere attualmente di circa 5000 euro.

Ultima curiosità prima di dedicarci al ‘lotto intercluso’ del dottor Attilio Bongiovanni.

Quando si deposita un frazionamento su area ‘demaniale’ il concessionario effettua la modifica al catasto terreni solo a valle dell’autorizzazione del proprietario del terreno. Questi frazionamenti sono stati firmati direttamente dal Demanio o dal concessionario previa autorizzazione?

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