IL SUBCOMMISSARIO DEL PD D’ARRIGO SI DIMETTA E SE NE TORNI A MESSINA

Ci sono stati traccheggi nella gestione del voto online?“. Rispondendo a questa domanda del giornalista Seby Spicuglia de La Sicilia, il subcommissario, Giacomo D’Arrigo, delegato dal commissario per il congresso regionale, Nico Stumpo, ha così risposto: “Ho delegato tutto al movimento giovanile, mi sono fidato. Non so se ci sono stati traccheggi, mi auguro di no“.
Risposta allusiva, che non ammette e non esclude, ma col chiaro intento di gettare un’ombra sulla correttezza dei Giovani Democratici. Tipico comportamento, quello di D’Arrigo, di chi scaglia la pietra (è stato il movimento giovanile a gestire) e poi ritira la mano (non so se ci sono stati traccheggi). A conferma dell’intenzione di screditare i Giovani Dem, ago della bilancia nell’elezione di Alessandro Diena, D’Arrigo fa  riferimento ad un presunto utilizzo del voto online, previsto per studenti e lavoratori fuori sede o impediti, “da parte di iscritti in vacanza a Favignana“. Ne è sicuro? Se c’è una novità nel Pd siracusano è il gruppo di ragazzi e ragazze perbene e politicamente preparati che formano i Giovani Democratici.
Il subcommissario D’Arrigo, quale delegato del commissario Stumpo, aveva il compito di garantire il regolare svolgimento del congresso cittadino: spettava infatti a lui garantire il rispetto delle regole, cosa che non è stato in grado di fare per imperdonabile superficialità. Chi, se non lui per primo, doveva sapere che il regolamento congressuale non prevedeva il voto online?  Doveva convocare la Cpc e dire: mi dispiace ma l’unico voto consentito dal regolamento congressuale  è quello di presenza. Invece non solo lo ha avallato, ma addirittura il giorno prima del congresso, con un comunicato ai Giovani Democratici, ne ha specificato le modalità. Di quali regole parla D’Arrigo? Di quelle che colpevolmente non conosceva?
Il Pd siracusano sta scrivendo una bruttissima pagina, destinata a incrinare il rapporto con gli elettori e i simpatizzanti. Ciò che colpisce è l’assenza di un leader che abbia l’autorità e il prestigio di far uscire il partito dal pantano in cui è finito. Quanto al subcommissario D’Arrigo, l’unica cosa utile che potrebbe fare, dopo i pasticci che ha combinato, è dimettersi dal ruolo che ricopre e tornarsene definitivamente a Messina.

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