Nel nome del Padre le tragedie siracusane 2025

Nel nome del padre: ecco come potremmo riassumere le due tragedie allestite al Teatro greco di Siracusa per la stagione Inda 2025. E aggiungendo “Lisistrata” non taglieremmo il filo, anzi sempre di padri parliamo, visto che la lotta gentile delle donne è quella contro il patriarcato tossico che preferisce la guerra all’amore per le proprie mogli e per i figli.  Roberto Andò dirige “Elettra”, per la traduzione di Giorgio Ieranò. La tragedia sofoclea è soffocante, claustrofobica, “elettrica” e benissimo la rende Sonia Bergamasco, principessa prigioniera nella sua stessa reggia, nucleo pulsante di tutto il dramma: le musiche di Giovanni Sollima – suonate al pianoforte dalla stessa Bergamasco – esprimono la tensione dissonante e distorta di tutta la tragedia e solo alla fine si distendono in accordi più sciolti.

Elettra vive di dolore per il padre, soffre di rancore verso una madre odiata – non potrebbero essere più diverse, la scomposta, disarticolata, indomabile Elettra e la Clitennestra lucida, severa, agghiacciante nella sua apparente compostezza interpretata da una magnifica Anna Bonaiuto. I caratteri delle due eroine, poli opposti di un campo magnetico di forze tragiche, sono stati sottolineati dai costumi di Daniela Cernigliaro, che ha reso l’apparente ed effimero trionfo di Clitennestra e la caduta in disgrazia di Elettra attraverso colori stoffe tagli delle vesti.

Rosario Tedesco è un convincente Pilade, capo coro (un’altra delle certezze dell’INDA) è Simonetta Cartia; Danilo Nigrelli è un ottimo pedagogo, rimarchevole l’Oreste di Roberto Latini; corifee sono state Paola De Crescenzo, Giada Lorusso, Bruna Rossi, mentre Crisotemi è stata interpretata da Silvia Ajelli; l’Egisto vile e inconsistente di Roberto Trifirò è schiacciato dalle prepotenti personalità di Elettra e Clitennestra.

Il coro delle donne di Micene è composto da: Arianna Angioli, Margherita Cinardi, Anastasia Cino, Maria Rita Sofia Di Stasio, Virginia Giannone, Alessandra Giovannetti, Angelica Rampin, Gioia Maria Sanfilippo, Maria Clelia Sciacca, Sarah Gisella Simeoni, Allegra Azzurro, Claudia Bellia, Carla Bongiovanni, Gaia Lerda, Giulia Maroni, Erika Roccaforte, Francesca Totti, Clara Borghesi, Carlotta Ceci, Federica Clementi, Alessandra Cosentino, Ludovica Garofani, Gemma Lapi, Zoe Laudani, Arianna Martinelli, Beatrice Ronga, Francesca Sparacino, Sandre Siria Veronese.

Scene e disegno luci sono stati curati da Gianni Carluccio, il suono è stato approntato da Hubert Westkemper, dei movimenti scenici si è occupata Luna Cenere, che ha fatto muovere il coro in maniera volutamente geometrica o scardinata (anche se se avremmo voluto un coro meno sacrificato alle esigenze di regia); assistente di Andò è stato Luca Bargagna, assistente scenografa Sebastiana Di Gesù e assistente costumista Pina Sorrentino.

Edipo a Colono” di Sofocle, tradotto da Francesco Morosi per la regia di Robert Carsen, con le scene di Radu Boruzescu – torna la scalinata di “Edipo Re” ma stavolta siamo nel bosco delle Eumenidi – e i costumi di Luis Carvalho (toni terrosi per Edipo, il nero del lutto e dello strapotere, il bianco dell’ospitalità di Teseo e degli abitanti di Colono, poi il rosso, infine il verde, verde sacro del divino, della speranza, di una terra nuova e possibile), è la riconferma, semmai ce ne fosse bisogno, dell’immenso talento di Giuseppe Sartori, che ha saputo disegnare con la voce e soprattutto il corpo tutta l’evoluzione e il destino di Edipo, con i movimenti da “piede gonfio” (etimologicamente, miticamente e fisicamente) ormai piegato dalla sorte e dalla vecchiaia, dalle fatiche di un esilio doloroso e cieco. L’uccisore del padre è padre egli stesso, tradito dai figli ma assistito amorosamente dalla figlia Antigone, una convincente Fotinì Peluso, e accolto con altrettanto amore dall’altra figlia, Ismene (Clara Bortolotti), amore opposto alle scelte opportunistiche di Polinice e Creonte (Simone Severini e Paolo Mazzarelli), “figure” della ribellione e del potere fine a se stesso e che finiranno per autodivorarsi (guerra e fratricidio saranno i frutti, i figli malati, diremmo così, del loro sentire e agire).

Uno spettacolo “pulito”, dalla nettezza notevole – dalle musiche di Cosmin Nicolae ai movimenti scenici curati da Marco Berriel, dal taglio delle luci, disegnate dallo stesso regista con Giuseppe di Iorio; ricordiamo anche Stefano Simone Pintor, assistente alla regia, e l’assistente scenografa Alison Isabel Walker –, che restituisce la solennità del mito anche grazie alla misura della recitazione, in particolare del rapporto silenzi/ musiche/ parola.

William Caruso interpreta l’abitante di Colono, corifei sono Rosario Tedesco ed Elena Polic Greco (una certezza sempre le loro interpretazioni), Massimo Nicolini bene dipinge la nobiltà d’animo e d’azione di Teseo, mentre il coro è formato da Andrea Bassoli, Guido Bison, Sebastiano Caruso, Spyros Chamilos, Gabriele Crisafulli, Manuel Fichera,Elvio La Pira, Emilio Lumastro, Roberto Marra, Jacopo Sarotti, Sebastiano Tinè; il messaggero è  Pasquale Montemurro, il seguito di Teseo è costituito da Samuele Cannoni, William Caruso, Andrea Catalano, Christian D’Agostino, Carloandrea Pecori Donizetti, Pasquale Montemurro, Daniele Sardelli, Federico Valentini, mentre quello di Creonte vede Gabriele Esposito, Salvatore Mancuso, Lorenzo Patella, Tommaso Quadrella.

Dalle fila dell’Accademia d’Arte del Dramma Antico ricordiamo Andrea Bassoli, Guido Bison, Sebastiano Caruso, Spyros Chamilos, Gabriele Crisafulli, Manuel Fichera, Elvio La Pira, Emilio Lumastro, Roberto Marra, Jacopo Sarotti, Sebastiano Tinè, Davide Carella, Alessandro Cunsolo, Giovanni Costamagna, Eddye Di Meo, Lorenzo Ficara, Samuele Ingrosso, Marco Maggio, Vincenzo Mandalà, Riccardo Massone, Carlo Marrubini Bouland, Davide Pandalone, Massimiliano Serino, Davide Sgamma, Adriano Spera, Stefano Stagno, Giovanni Taddeucci, Flavio Tomasello, Angelo Valente, Alessandro Volpes (coro degli abitanti di Colono), mentre Clara Borghesi, Carlotta Ceci, Federica Clementi, Alessandra Cosentino, Ludovica Garofani, Gemma Lapi, Zoe Laudani, Arianna Martinelli, Beatrice Ronga, Francesca Sparacino, Sandre Siria Veronese, Arianna Angioli, Allegra Azzurro, Claudia Bellia, Carla Bongiovanni, Margherita Cinardi, Anastasia Cino, Maria Rita Sofia Di Stasio, Virginia Giannone, Alessandra Giovannetti, Gaia Lerda, Giulia Maroni, Angelica Rampin, Erika Roccaforte, Gioia Maria Sanfilippo, Maria Clelia Sciacca, Sarah Gisella Simeoni, Francesca Totti sono il coro delle Eumenidi, le Benevole che “assumono in Cielo” Edipo, che misteriosamente muore eppure – bellissimo il finale dopo il patetico addio alle figlie e alla luce della vita – cambia veste e forma per rimanere o restare, imperituro simbolo di colpa e castigo, delitto e pena, enigma e ragione, dramma e “riscatto”, grido di dolore e innocenza, “corpo che pena” e spirito invitto.

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