Si è da poco ricostituito e avviato alla sua funzione l’Ente Amministrativo del nostro Territorio Provinciale: il Libero Consorzio tra Comuni. Come funziona, quali sono le sue competenze? Lo abbiamo chiesto a Bruno Marziano che per due mandati ne fu il Presidente
La Legge Regionale 4/8/15 n.15 ha istituito i Liberi Consorzi Comunali delle sei province di Agrigento Caltanissetta Enna Ragusa Siracusa e Trapani e delle tre città metropolitane di Palermo, Catania e Messina, enti territoriali di area vasta che hanno sostituito le ex Province Regionali, che hanno autonomia statutaria amministrativa e finanziaria.
Organi dei Liberi Consorzi sono innanzitutto:
– il Presidente, che convoca e presiede sia l’Assemblea che il Consiglio, sovrintende a tutte le attività di funzionamento dell’Ente, nomina il vice presidente, assegna le deleghe amministrative (che nel nostro L. C. non possono essere più di quattro);
– il Consiglio, che è l’organo di indirizzo politico e di controllo che nel nostro L. C. è composto oltreché dal Presidente, da 12 consiglieri eletti tra i sindaci e i consiglieri comunali della Provincia;
– l’Assemblea, che è composta dai sindaci della provincia e che ha poteri propositivi e consultivi e di approvazione dello statuto del Libero Consorzio
Dopo anni di commissariamento si è tornato finalmente alle elezioni e rendere operativi tali organi che furono azzerati in seguito allo scioglimento delle ex Province Regionali deciso dal presidente Crocetta durante una trasmissione televisiva e poi confermato dall’ARS e che hanno provocato un vero e proprio sconquasso nella vita dei territori provinciali sia in termini di funzioni che in termini di personale. Si torna, quindi, ad avere organismi politici eletti, ancorché non direttamente dai cittadini, dai consiglieri comunali dei comuni facenti parte del L. C. di riferimento, questi sì titolari di mandato elettorale diretto.
Non è certo la soluzione migliore a cui si poteva pensare ma in ogni caso è sempre meglio della fase di commissariamento. Consentitemi di auto citarmi su questo argomento: nel primo disegno di legge che presentai pochi giorni dopo la mia elezione a deputato regionale (erano gli anni in cui quasi tutte le forze politiche avevano nel programma l’abolizione delle province come soluzione salvifica ai problemi della finanza statale) auspicavo invece una riforma delle province regionali che, riducendo i componenti dei suoi organi elettivi, eliminando tutte le competenze concorrenti con altri etti istituzionali, regioni e comuni, assegnasse alle province regionali meno funzioni ma esclusive e rappresentasse quindi veramente una razionalizzazione dell’impianto istituzionale del nostro Paese che negli anni si era allargato prima alle regioni e poi all’Unione Europea. Purtroppo non è andata così; quel disegno di legge non fu neanche preso in considerazione perché erano gli anni della furia iconoclasta contro le province.
Alla decisione di sciogliere le province regionali sono seguiti questi lunghissimi anni di commissariamento e di conseguente disservizio.
Oggi il tema è quello di capire come enti che sono stati devastati finanziariamente e che hanno perso molte delle capacità professionali ed operative che avevano negli anni precedenti possano essere rilanciati e possano ottemperare alle nuove e importanti funzioni che vi sono state assegnate e soprattutto come conciliare le numerose funzioni assegnate con il limite alle deleghe che il presidente può attribuire ai consiglieri provinciali che, lo ripeto, nel nostro caso non possono essere più di quattro. Partiamo quindi dalla dalle funzioni che sono state assegnate ai Liberi Consorzi Comunali a partire da tutte le funzioni spettanti alle vecchie province regionali e che potremmo sintetizzare in quattro macro aree.
1) La prima è quella relativa alla viabilità provinciale e al settore dei trasporti che è il settore che più di tutti ha sofferto della carenza di finanziamenti e che ci consegna oggi una viabilità provinciale ridotta all’osso in termini di manutenzione e per certi versi, anche con grave punte di pericolosità e il settore dei trasporti locali, in particolare, quelli relativi ai collegamenti fra i vari comuni della provincia. Questo è certamente il settore che ha bisogno di maggiori finanziamenti e di un piano organico, almeno decennale di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria per far sì che,in uscita dalla rete autostradale che ormai attraversa per intero la nostra provincia, non ci si trova in presenza di una viabilità dal terzo mondo.
2) La seconda importante funzione riassegnata come competenza esclusiva al L.C. è quella riguardante la pubblica istruzione e cioè la costruzione e la manutenzione degli istituti di istruzione secondaria superiore e la partecipazione ai consorzi universitari, oltre che l’attribuzione della funzione della politica per il diritto allo studio. Anche questa competenza è assolutamente gravosa alla luce del fatto che la condizione delle scuole in questi anni di commissariamento è fortemente peggiorata e l’ente provinciale ha fatto fatica a garantire il minimo indispensabile nel funzionamento degli istituti scolastici di sua competenza. Bisognerà in questo caso avere un interlocuzione con l’Assessorato Regionale all’istruzione e alla formazione per la ricerca di tutti i finanziamenti possibili sia per la costruzione di nuovi edifici, ma sia soprattutto per una grande opera di manutenzione ordinaria e straordinaria di cui tutti gli immobili adibiti a scuole secondarie superiori hanno assolutamente bisogno.
3) Terza e altrettanto importante competenza è quella relativa a tutto il settore ambiente. In questo caso èsarebbe assolutamente necessario accorpare le tante competenze che sono state attribuite nuovamente ai L. C. e creare una macro area relativa alla Protezione e Tutela ambientale. Nel dettaglio le competenze sono quelle della vigilanza sulla caccia e sulla pesca delle acque interne, quelle della tutela e della gestione di parchi e riserve naturali, quella della protezione del patrimonio naturale. A questa macro area potrebbero essere aggregate anche i poteri e le competenze residue nel campo dei rifiuti e della gestione dei servizi di rete come quello del settore idrico.
4) Ultima macro area ma non certo meno importante è quella relativa ai settori dello sviluppo economico e cioè le politiche di sostegno ed incentivo per il settore della piccola e media impresa e dell’artigianato per il settore del commercio e del turismo per il quale la provincia ha compiti precisi di promozione dello sviluppo turistico e delle sue strutture ricettive ed inoltre tutte le funzioni relative alla pianificazione urbanistica. Ma soprattutto in questo settore la provincia può giocare un ruolo strategico di coordinamento delle politiche comunali in materia di sviluppo economico, di coordinamento dei settori produttivi, tornare cioè ad essere l’ente in cui si incontrano tutti gli attori economici del territorio per rilanciare un piano di sviluppo ecosostenibile che riguardi tutti i settori dell’economia provinciale dalla area industriale all’agricoltura, ai servizi.un settore quindi di natura politica oltreché amministrativa che può caratterizzare in un senso o nell’altro la futura gestione dell’ente.
Quattro grandi macro aree dunque omogenee per materie e che possono diventare il cuore e il fulcro della attività del nuovo Ente Provinciale.
Dalle prime decisioni assunte dal neo Presidente Michelangelo Giansiracusa mi sembra di capire però che si stia seguendo un altro criterio e cioè quello dei pesi politici delle varie rubriche e dei delegati chiamati a dirigerle. Non si capisce infatti, come mai assieme all’edilizia scolastica, alla formazione, all’alta formazione, all’università e alla ricerca (di cui è condivisibile la scelta di nominare un delegato per l’importanza della materia), siano stati inseriti anche l’agricoltura, la pesca e la viabilità rurale che quindi viene tolta, quest’ultima, al sistema della viabilità e dei trasporti. Allo stesso modo sembra una forzatura mettere assieme la viabilità ai trasporti e la mobilità intercomunale con l’ambiente e la sostenibilità territoriale, considerando l’ambiente un settore poco rilevante da aggregare con uno più importante come la viabilità.
Condivisibile appare invece la scelta di accorpare le politiche sociali giovanili della famiglia e dell’inclusione sociale dell’immigrazione alle politiche attive del lavoro.meno comprensibile quello di aggregare le politiche educative e i servizi a supporto dell’integrazione scolastica in questo settore e non in quello della istruzione secondaria e della edilizia scolastica.
Un’ultima breve annotazione per quanto riguarda le risorse finanziarie dell’ente per le quali sarà necessario un confronto con il governo regionale e nazionale per ripristinare i canali di finanziamento che esistevano per le ex province regionali e per tornare ad ottenere quelle risorse derivanti dalla RC Auto che avevano fatto della provincia di Siracusa, una delle prime per quantità delle entrate. Infine una nota che riguarda il comma quattro dell’articolo 40, cioè quello che definisce strategiche le quote azionarie dei L. C. nelle società aeroportuali.
Se è vero infatti che queste azioni, come quella del nostro Ente nella società SAC (Società Aeroporto Catania) per un valore del 12,5% del capitale è sicuramente una azione strategica è anche vero che solo dalla vendita di tale quota azionaria (nel caso di processo di privatizzazione della società aeroportuale) potranno venire le risorse necessarie al definitivo risanamento finanziario dell’Ente. (B. M.)
Altri aspetti, più specifici, rimangono da approfondire: la gratuità nello svolgere le funzioni delle cariche, rimborsi spese, la compatibilità (legale e etica) con eventuali altri incarichi ricoperti, i rapporti con i singoli Comuni, le conseguenze in caso di decadenze, ecc. di cui probabilmente torneremo presto ad occuparci. (NdR)

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