Dei tre nuovi CCR (Centri Comunali di Raccolta) dei rifiuti previsti, due verranno (forse) dislocati altrove: quello di Via Don Luigi Sturzo (per la presenza di evidenze archeologiche) e quello previsto prima in Via Monsignor Gozzo e, dopo, in Via Monsignor Lauricella: una diversa collocazione le cui ‘reali’ motivazioni restano un mistero, nel senso che convincono poco quelle ufficiali dell’Amministrazione. Per ambedue le proteste dei residenti sono state determinanti: troppo vicini alle abitazioni e viabilità inadeguata.
Del terzo, in Traversa Pizzuta, che potrebbe (forse) non creare sollevazioni popolari, non si parla. Scomparso. Incredibilmente. Forse proprio perché l’unico possibile.
Però … però un Centro Comunale di Raccolta è stato aperto. Quello di Cassibile. Iniziato 15 anni fa non era mai stato utilizzato (forse) proprio perché non rispondente ai requisiti del DM 08/04/2008 che regola la materia. Ma i tempi cambiano e (forse) cambia anche la percezione del ‘peso’ delle norme.
Le criticità ci sono tutte e, mettetevi comodi, l’elenco è lunghissimo.
La strada d’accesso, Via Luciano Rinaldi, è senza uscita, è priva di marciapiedi (ma sono stati tracciati gli stalli per il parcheggio lato campagna); la carreggiata oggi ancor più ristretta dagli stalli consente a mala pena il doppio senso e le file di macchine (con motori rigorosamente accesi) ostacolano l’uscita dei residenti dai propri garage; non c’è il limite di velocità a 30 km e alcuni video attestano comportamenti pericolosi, alcuni (forse) anche a sfregio dei residenti, che costituiscono un serio rischio per persone, tra cui disabili, e animali.
Il CCR ha il cancello d’accesso così stretto da non permettere il passaggio di due veicoli alla volta e l’area interna non consente ai grossi mezzi di manovrare e, pertanto, devono uscire in retromarcia. Il luogo non ha un proprio muro perimetrale nella parte a confine con le abitazioni ma ‘usa’ quello di pertinenza delle abitazioni stesse; l’altezza della recinzione non è a norma e la rete presenta un varco di 30 cm, da dove bambini o malintenzionati possono facilmente accedere; non c’è alcun sistema di videosorveglianza; non ci sono pannelli fonoassorbenti; il sistema antincendio è costituito da 3 estintori (vecchi e arrugginiti secondo i residenti) non protetti dagli agenti atmosferici e dalle intemperie; la pavimentazione vetusta non ha neanche le pendenze adeguate allo scorrimento delle acque verso il disoleatore.
In sostanza, affermano i residenti ormai trasformatisi in esperti di centri di raccolta, il CCR non è a norma e ci si chiede anche se il personale impiegato conosca i codici CER dei rifiuti; se siano per esempio in grado di distinguere tra toner pericolosi e non, se sappiano di dover verificare la classificazione fatta, come d’obbligo, dai produttori. Manca all’ingresso del Centro di raccolta un cartello che indichi sia i rifiuti conferibili sia le modalità di conferimento. La questione non è di poco conto dal momento che, proprio riguardo a cosa si possa conferire, risulta un’incongruenza tra la determina che autorizza l’esercizio del Centro Comunale di Raccolta del gennaio scorso e la successiva comunicazione di apertura, laddove viene prevista la possibilità di conferire anche plastica e carta/cartone non presenti nella determina. L’ipotesi è che (forse) tali materiali non fossero previsti per non dover usare quella pressa il cui rumore, oggi, sta letteralmente devastando la quotidianità dei residenti.
Non solo il CCR ha determinato un drastico peggioramento della qualità della loro vita ma ha anche azzerato il valore delle loro abitazioni. Villette a schiera in cui speravano di poter vivere in pace e tranquillità, godendo di quella privacy di cui sono stati privati.

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