«L’opulenza e lo splendore della città sono tali, gli akragantini costruiscono case e templi come se non dovessero morire mai e mangiano come se dovessero morire l’indomani» (Empedocle)
In Italia e in special modo in Sicilia, dalle cariche pubbliche non si dimette nessuno, manco se ti trovano con le “mani nel sacco”, manco se sei oggetto di diversi avvisi di garanzia, manco con rinvii a giudizio, o con una condanna di primo grado.
È noto l’italico attaccamento alle poltrone, se in altre nazioni europee fai qualcosa del genere sei nei guai. In Germania fa scandalo copiare una tesi. Nel 2011 “il ministro della Difesa, Karl-Theodor zu Guttenberg dopo essere stato accusato di avere ottenuto un dottorato di ricerca dall’università di Bayreuth presentando un lavoro finale che per il 70 per cento era stato fatto con un copia-incolla. E senza che venissero citate le fonti” si è dimesso. In Italia è un’altra storia.
Da diversi mesi quello che sta accadendo ad Agrigento è qualcosa di inverosimile, è un susseguirsi di record, quest’anno la città è Capitale Italiana della Cultura, poteva essere un’occasione unica, una vetrina nazionale di primordine per attrarre turisti, appassionati, viaggiatori, cultori del Bel Paese, del Grand Tour.
Arte, Cultura, Letteratura, Teatro, Paesaggio, Architettura, potevano diventare attrattive, tappe fondanti del programma. E invece? Si assiste ad uno stillicidio di dimissioni, sembrano ciliegie, una tira l’altra. A principio Giacomo Minio, Presidente della Fondazione “Agrigento capitale della Cultura 2025.” – “La scelta di lasciare arrivò mentre si parlava insistentemente di un commissariamento”, si dimetterà anche Roberto Albergoni il Direttore della stessa Fondazione, ultimamente, Francesco Bellomo, direttore artistico del teatro Pirandello.
Quello che sta accadendo ad Agrigento, Capitale Italiana della Cultura per la successione di vicende tragicomiche potrebbe essere una inedita novella di Pirandello, potremmo intitolarla “l’uomo dimesso”.
Potrebbe essere stato il sistema eccessivamente burocratizzato, legato ai potentati locali, al governo centrale di Palermo, immagino tra mille veti incrociati, sgambetti e richieste di ogni genere, e poi lentezze tipiche di alcune latitudini che hanno reso impraticabile la programmazione e la sua attuazione.
Tipica vicenda di approssimazione di mal gestione e plateale fallimento, non solo per la città, per il territorio ma per la Sicilia tutta! Non proprio. Da contraltare, senza apparati eccessivamente burocratici, con il dono della leggerezza (una delle lezioni americane di Italo Calvino) a Siracusa si sta svolgendo il programma del ventennale dell’inserimento di Siracusa e Pantalica nella World Heritage List dell’UNESCO, senza gridare al miracolo, senza il clamore della grancassa mediatica.
Uno dei caratteri preminenti è la sobrietà, e anche l’aver cura, al di là degli schieramenti politici, degli apparati di partito, dei grandi potentati locali e regionali si sta attuando un programma che si svilupperà durante l’intero anno. Perché tra mille piccole sfumature, l’importante è avere a cuore il territorio e averne cura, in questo delicato momento, anche se molti storceranno il naso, sembra che sia una delle caratteristiche più importanti che vanno riconosciute all’assessore Fabio Granata, per aver instancabilmente, molte volte contro vento, reso possibile tutto ciò. Allo stesso modo, va segnalata l’azione meritoria di Lorenzo Guzzardi responsabile scientifico del ventennale, importante è l’azione sinergica e virtuosa della Soprintendenza di Siracusa, del FAI, della Proloco e di molti Enti del territorio.
Si sa, per alcuni esponenti dell’Intellighenzia siracusana tutto poteva prendere strade diverse, essere migliore. Tutto è migliorabile, la critica può risultare ben accetta, se attiva, propositiva. Altre volte risulta pretestuosa e fine a sé stessa, è più facile criticare che fare. Tutto è migliorabile, quando si opera con pochi mezzi e fondi irrisori.
È risaputo che per alcuni arguti scontenti di professione, per principio, è più facile trovare “peli nell’uovo” dell’avversario che sul corpo dell’amico “primate”. Allo stesso modo, si ha la sensazione che, a volte, il principale sport locale, oltre il calcio, sia quello della “scuntintizza”.
Per la celebrazione del ventennale Unesco 2005-2025, con grande piacere sono stato invitato a curare all’interno dell’ipogeo di Piazza Duomo una mostra di interventi Architettura Contemporanea nell’Isola di Ortigia dal titolo “L’Antico è Contemporaneo”, si è cercato di rappresentare come la cultura e le tracce antiche hanno influito nei progetti di architettura contemporanea.
Qualcuno potrebbe interpretare la mia riflessione come un “sviolinata” verso chi mi ha coinvolto, e invece non lo è, perché mi piace il contrabbasso, il Jazz. Non sono abituato ad intervenire nelle vicende locali, a volte alcune opere meritorie vanno rilevate, senza enfasi, con evidenza critica.
Con la speranza che la città sappia trovare adeguate risposte ad uno dei maggiori problemi che la coinvolgerà, l’overtourism è un problema serio e comune a molte città d’arte. Le città sono costantemente sotto attacco dalla “turistificazione” e l’Unesco dovrebbe porlo come un aspetto da monitorare. Continuando con l’attuale trend di “turistificazione” di massa si rischiano feticci decontestualizzati dalle città, dei simulacri e non più edifici.
Per restare nel gergo calcistico e alle note vicende sportive che hanno visto il Siracusa Calcio primeggiare, se volessimo fare un paragone tra Agrigento Capitale Italiana della Cultura, era pronosticata a vincere il “campionato” (purtroppo è retrocessa di categoria, e di ciò ce ne dispiace molto) e Siracusa alle prese con e il Ventennale dell’Unesco (partita in sordina, ha inanellato una serie di risultati positivi che potrebbe salire di categoria) il risultato sarebbe un sonoro tre a zero per Siracusa. Per merito della città aretusea e per palese demerito della città del “mandorlo in fiore”. Dei “guai” agrigentini nessuno dovrebbe trovarne piacere o vantaggio.
La speranza è che Agrigento e il potere centrale ne traggano esemplare lezione della pessima figura, ma di ciò sono particolarmente dubbioso.

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