“Dalla crisi industriale alla lotta per il lavoro”. È questo il titolo che si è dato il partito Sinistra italiana per un confronto pubblico con la partecipazione del suo segretario regionale Pierpaolo Montalto, il segretario regionale della Cgil Alfio Mannino e il segretario nazionale del partito Nicola Fratoianni. Il segretario provinciale Seby Zappulla ha esordito con un’analisi sulla situazione economica del Paese che da ventiquattro mesi è in pesante calo di produzione puntando l’attenzione sul Polo industriale. “Qualunque altro governo avrebbe capito che di fronte a uno scenario del genere bisognava essere preoccupati, invece loro pensano ad altro. Anche le altre zone industriali siciliane sono in una condizione drammatica. Ma anche in questo caso il tema di questa classe di governo siciliana è in tutt’altra direzione. Si rischia di rimanere con un territorio inquinato e le tante aziende che qui hanno sfruttato falde, territorio, costa e popolazione ricevendo anche risorse importanti dallo Stato possono permettersi di andar via lasciando dietro di sé solo devastazione”.
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“Solo con la decisione Eni per la chiusura della Versalis sono spuntate le crisi delle altre grandi aziende in special modo quella della sudafricana Sasol. Ma del depuratore consortile Ias non si ha nessuna notizia da parte della regione”. La sua analisi lo ha portato a dire che “abbiamo davanti una crisi di sistema di portata nazionale”, evidenziando come la classe politica del territorio abbia pensato di risolvere le crisi: “Ogni sindaco è andato per i fatti propri chi con telefonate, chi facendo altro. È la fine della politica. Mentre qui il problema occupazionale s’allarga. In questa provincia vivono 400 mila persone e più o meno 80.000 persone sono disoccupate. La zona industriale dà occupazione a circa 10.000 persone, parliamo del sostentamento di 40.000 persone se guardiamo al nucleo familiare e di un livello di retribuzione più alto rispetto ad altri settori quali quell’edile, dell’agricoltura e del terziario dove si registra una maggiore precarietà come del turismo dove i livelli di retribuzioni sono i più bassi e precari”.
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Terminando il segretario provinciale ha ribadito: “Dobbiamo essere onesti nel dire che la zona industriale così com’è non va da nessuna parte, ha gli anni contati e noi dobbiamo renderci conto che una decisione va presa e condivisa”.
Il segretario regionale della Cgil Mannino ha sottolineato l’importanza di un piano industriale complessivo per tutti i quattro siti industriali dell’isola che sono quasi tutti in crisi. Ha ribadito il sindacalista: “A questo governo la crisi industriale non interessa tanto, anzi ora si sono inventati la possibilità di utilizzare i fondi del Pnrr per riconvertire Termini Imerese in una fabbrica d’armi. Non hanno capito quali sono le cause che hanno scatenato questa crisi industriale del Paese. Non hanno un’idea di sviluppo, non gliene frega niente della transizione energetica, il problema è quello di ridimensionare e provare a trasformare ciò che si può secondo le nuove intenzioni per spendere miliardi in armi”.
Fratoianni ha poi aperto il suo intervento chiarendo: “Quando diciamo crisi dobbiamo dare un senso a questa parola, perché la crisi di cui parliamo noi è crisi di lavoro che pagano i lavoratori con il territorio inquinato, saccheggiato e depredato. Ma non è affatto la crisi degli azionisti. Io dico che bisogna rifiutare la rassegnazione e organizzare una risposta. ![]()
Occorre una proposta politica in grado di indicare una via. Questa crisi fa la fotografia delle enormi responsabilità che hanno le multinazionali. C’è l’Eni in parte pubblica che ha tratto enormi profitti in questi anni, ma il governo non ha mai posto il tema di una tassazione sui suoi extra profitti. Si tratta di risarcimenti nei confronti di un territorio che è stato umiliato per troppo tempo. C’è la transizione che è questione di competitività per questo Paese, l’ha capito il sindacato ed è dovere della politica e del governo accompagnare la transizione evitando che vengano scaricati i suoi costi sulle spalle dei lavoratori. Meloni festeggia il fatto che il suo governo si avvicina ad essere il quinto più longevo, mentre nello stesso giorno l’Istat pubblicava le statistiche sulla povertà ed esclusione sociale per il biennio 2023-24 dalle quali emergeva che quasi un quarto della popolazione italiana, poco più di 13,5 milioni di persone, ricade in tale condizione. Si tratta del 23,1% degli italiani nel 2024, un dato in lieve rialzo rispetto al 22,8% dell’anno precedente. È un peggioramento rispetto al 2023 che attesta come le politiche del governo Meloni abbiano fallito”. Infine Fratoianni ha ribadito i temi che il partito porta avanti da tempo come il salario minimo e la diminuzione dell’orario di lavoro, affermando che è un’emergenza nazionale trovarsi davanti a stipendi da fame. “Arrivare a una riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario è stato effettuato in altri Paesi con successo” – ha dichiarato il segretario – “davanti a una riorganizzazione dei tempi di lavoro è stato visto che c’è un aumento di produttività. Così si moltiplicano le ore di tempo libero che portano a una migliore qualità della vita”.
A conclusione ha fatto un appello a tutti nell’impegno per la stagione referendaria ad andare a votare per i cinque referendum, quattro sulle questioni del lavoro, sicurezza, tutela del posto del lavoro e quello sulla cittadinanza.
“Sono cinque occasioni per dire con un sì che si può cambiare e che si può rifiutare la rassegnazione. Io penso che questa campagna debba diventare una grande occasione per iniziare una mobilitazione. Non possiamo avere questa classe dirigente all’infinito: si può cambiare costruendo anche una Sicilia diversa”.

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