E’ venuto il ministro Urso per presentare alla confindustria il “nulla di un piano industriale”

“Non possiamo più essere consumatori d’energia, ma esportatori, aumentando la nostra produzione tramite l’energia rinnovabile e lo sviluppo dell’energia nucleare”. Questa frase l’ha pronunciata con enfasi il ministro dell’industria Adolfo Urso nella sede di Confindustria a Siracusa di sabato 29 marzo. Ed ancora: “Penso che il polo industriale di Siracusa possa diventare un modello nella transizione ambientale in Europa”.

Davanti a queste e altre trionfalistiche dichiarazioni chiediamo cosa ne pensi all’on. Filippo Scerra del Movimento 5 Stelle che ha partecipato all’evento.

Abbiamo visto un ministro che ha affrontato il problema della zona industriale in maniera incompleta. Non ha trattato la questione delle bonifiche, né ha parlato di un piano industriale che porterebbe ad una riconversione step by step da fare. Si è fatto accenno alla possibilità di modifica del meccanismo di aggiustamento del carbonio alla frontiera, ma è poco e di certo non risolve i problemi di fondo delle aziende siracusane. È stato poco chiaro rispetto a quello che ci aspettavamo perché qua abbiamo bisogno di studiare e di programmare tutta una serie di progetti che ci guidino verso un ambiente più pulito e a far sì che i nostri lavoratori siano tutelati. Ma bisogna sapere quello che si deve fare. Non mi pare che oggi sia stata fatta una programmazione di questo genere, quindi sono abbastanza deluso. Per quanto riguarda il Movimento Cinque Stelle, noi continuiamo sempre a lottare perché si vada nella direzione della sostenibilità ambientale, ma è giusto salvaguardare i lavoratori: questo è per noi fondamentale.

Ci troviamo in questa situazione d’incertezza fra promesse dell’Eni su una bioraffineria che a Gela è partita dopo dieci anni e quasi tutte le altre grandi imprese in difficoltà. Un qualsiasi discorso progettuale non deve partire dalle bonifiche per andare incontro alla disoccupazione e – come dichiara un’indagine del CNR – per salvaguardare la salute della popolazione? Noi lo abbiamo chiesto al ministro, ed ha risposto che non poteva occuparsi anche di questo.

Per quanto riguarda il discorso nazionale noi siamo storicamente il partito più ambientalista del Parlamento e abbiamo prodotto con successo varie iniziative come l’introduzione dell’ambiente nella carta costituzionale. Oggi stiamo creando politiche che vadano nella direzione della salvaguardia dell’ambiente. È ovvio che dobbiamo iniziare a cambiare questo sito produttivo per ottimizzarlo e ridurre fortemente l’impatto ambientale presente. Poi si deve giungere a modificare tutto, avendo così un polo con solo produzioni green, prima ovviamente bonificato. Sappiamo che ciò è un approccio complicatissimo che richiede tanti fondi oltre a un’idea progettuale. Perché se non hai le idee è ovvio che le risorse servono a poco. Non esiste neppure la volontà del governo di supportare le nostre aziende nel loro processo di transizione battendosi per reperire fondi in Europa. Ecco perché rimane valida l’azione di analisi e strategia del tavolo territoriale che ho avviato nei mesi scorsi con la partecipazione collegiale di tutti gli attori locali. Noi chiediamo in Europa un eurobond da 500 miliardi di euro per questa transizione. Purtroppo sia denaro che progetti e volontà da parte dell’esecutivo non esistono. È per questo che oggi non mi sono sentito tanto ottimista, ma noi continueremo a lavorare. Il governo appare distratto e allora ha bisogno di essere stimolato sui punti cruciali delle questioni che attraversano il multisito industriale siracusano. Su questo, continuerà la nostra azione di pressing.

C’è la società ambientale dell’Eni (Eni Rewind) che si occupa di bonifiche e acque/rifiuti: non potrebbe essere importante premere sull’Eni affinché si muova?

Certamente può dare una mano perché l’Eni è azienda di Stato e deve accollarsi la responsabilità. Ha avuto tanto da questo territorio, ora è giunto il momento di dare e quindi non si deve limitare soltanto a quell’investimento da 900 milioni, ma deve fare molto di più e dal punto di vista della sua azienda specializzata può e deve darci un contributo in tecnologie e competenze.

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