La Cgil assume impegni per la zona industriale e il territorio

Anche stavolta la Cgil ha da dire e proporre una concezione diversa sulla realtà locale. Ne parliamo con Roberto Alosi, il segretario provinciale dell’organizzazione sindacale

Abbiamo la questione aperta dell’impianto etilene Versalis. Come si pone la CGIL?

Come sindacati ci muoviamo in maniera differente. La CISL e la UIL hanno una posizione distante dalla nostra. Loro hanno aderito alla proposta dell’Eni, noi invece abbiamo posto diversi problemi per i quali la proposta del governo appare insufficiente. Per noi smettere la chimica di base a Priolo e Ragusa è una scelta sbagliatissima. Innanzitutto per il Paese a cui l’etilene serve. Abbiamo un’intera filiera manifatturiera, dalle plastiche all’industria farmaceutica, che ne fa uso. Questo significa condannare il paese alla dipendenza prevalentemente dai paesi asiatici con gravi conseguenze. Poi c’è l’aspetto occupazionale perché, essendo l’impianto d’etilene l’ultimo impianto dell’Eni in zona industriale, sappiamo che andrà via senza ritorno. C’è quindi una grande distanza tra noi e il ministro Urso che, nell’ultima riunione tenutasi a Roma, ci ha chiesto di firmare un protocollo di 22 pagine che non avevamo ancora letto. Forse l’avranno letto prima CISL e UIL che hanno subito firmato. In quell’incontro ci siamo riservati di leggerlo e apportare i nostri emendamenti, prendendoci una decina di giorni. Lo stesso assessore regionale, presente all’incontro, non ha firmato chiedendo ulteriori garanzie.

In che senso?

Può essere che la regione si sia svegliata solo ora. Anche per l’impianto di Brindisi hanno promesso qualcosa di green, per la sostituzione di quel grande impianto. L’Eni è diventata oramai una multinazionale più che industriale finanziaria perché vuole fare profitti e dare dividendi ai suoi azionisti. Sta abbandonando gli ultimi pezzi di chimica e anche della raffinazione, le interessa l’estrazione e il trasporto pipeline. Sono settori più conveniente dove si fanno grossi profitti senza avere tanti problemi sindacali e ambientali. Ma il governo ha dato fior di quattrini alla multinazionale e per decenni. Per cui oggi deve pretendere molto di più.

Ma oggi abbiamo un governo autorevole capace di governare tali importanti processi?

Assolutamente no! Inoltre non è casuale la scelta di chiudere impianti al Sud del Paese mentre altri importanti come quelli di Ferrara e Mantova sono stati assicurati. La chiara sensazione è quella di una conduzione a trazione centro nordista da parte di questo governo, senza politiche efficaci per il mezzogiorno. Se vengono pensati investimenti è solo a fini elettorali come quello del ponte sullo stretto. Poi abbiamo la sottrazione di elevate somme europee destinate al Sud e il blocco di quelle inserite nel PNRR date proprio per colmare il grosso gap meridionale.

Si va a votare per il referendum, la partecipazione è importante per raggiungere il quorum, come vi state muovendo?

L’esecutivo non ha voluto accorpare questa votazione con le amministrative, così la data è quella dell’8 e 9 giugno che corrisponderà al secondo turno delle amministrative. Sappiamo che ciò porterà a una minore affluenza. Però ci consente d’avere un giorno in più per votare. Deve essere chiaro che è una battaglia fondamentale, perché serve davvero a cambiare il modello di questo paese. Il cittadino deve capire che deve votare a favore o contro, ma venire alle urne: è necessario per mantenere i fondamenti della nostra democrazia. Bisogna ripristinare la sensibilità costituzionale al voto come esercizio di democrazia, che in questo Paese si è in gran parte persa. Inoltre in questo specifico caso si va a una votazione diretta: il cittadino può cambiare dall’indomani una legge sulle condizioni del lavoro precario, della sicurezza, ecc. In concreto, il nostro primo obiettivo nella campagna elettorale referendaria è quello di creare un comitato sempre più allargato di forze politiche, sociali, di associazioni sul territorio. Si dovrà sensibilizzare l’opinione pubblica perché vada a votare, indipendentemente dal cosa voterà.

Come vi state organizzando?

Sarà un’organizzazione estremamente capillare quella che stiamo preparando su tutto il territorio della provincia attraverso comitati di adesione elettorale. In questi giorni avremo l’incontro per definire il primo nucleo di comitato provinciale con tutte le forze politiche e le associazioni professionali. Abbiamo bisogno di creare alleanze nella società civile, includendo quante più persone, comitati, movimenti che possono dare un contributo al comitato provinciale. Poi, si organizzeranno i comitati referendari comune per comune avendo punti di riferimento le nostre camere comunali che sono presenti in tutta la provincia. Partiremo con una campagna elettorale che utilizzerà tutti gli strumenti tradizionali dal porta a porta fino agli strumenti tecnologici. Ricordiamoci che è una questione di diritti. Sappiamo che c’è un cunicolo stretto da superare, è quello di rompere la disillusione di tanti, che non conduce a nulla. Conosciamo la rabbia della gente nei confronti del voto scarsamente utile. Ciò ha portato a quest’alta disaffezione elettorale, ma bisognerà capire che andare al voto è fondamentale. Pensiamo che nel momento in cui svuotiamo di significato il diritto al voto svuotiamo di significato la democrazia. C’è una memoria corta nel nostro Paese e a Siracusa perché ci si è dimenticati che il diritto al voto per tutti è frutto di una conquista per la quale molti si sono sacrificati. La democrazia è un sistema imperfetto, ma è il migliore che finora abbiamo. E la democrazia è esercizio di confronto. Poi, la bellezza del voto referendario è che all’indomani del risultato cambiano le cose, non hai bisogno di passaggi intermedi. E se si dovessero verificare proposte, suggerimenti ad ‘andare a mare’ noi lo denunceremo, dichiarando che questo tradisce la Costituzione.

Per quanto riguarda la questione dell’Ias cosa sappiamo?

Non ricordo le date, ma credo che siamo vicini al verdetto definitivo e da lì bisognerà capire se viene confermata l’ipotesi di disastro ambientale come capo di imputazione, oppure se vi sono elementi nuovi. Per cui c’è grande attesa per questa sentenza. Ma è altrettanto evidente che questa vicenda complicata aspetta le decisioni della regione. Al momento si sta facendo pagare un prezzo altissimo al territorio e alla popolazione.

Sulle bonifiche cosa intende fare la Cgil?

Stiamo valutando anche questo all’interno dell’attuale dibattito con l’Eni. Proponiamo emendamenti che riguardano il risanamento del territorio. La più grande area del Sin è proprietà dell’Eni ed è da risanare, questo deve essere chiaro alla multinazionale, che non può dismettere tutto e andare via. È questa una condizione improrogabile. Il risanamento ambientale porta a una reindustrializzazione della zona che ne necessita. Quindi è un tema propedeutico.

Ma le vostre proposte?

Si lavora su un paio di questioni fondamentali. Ma il risanamento deve essere il grande impegno che deve assumersi l’Eni perché c’è una popolazione che ha dato fin troppo alla multinazionale. Essa ha fatto tanti profitti in cambio di modesti salari e un pesante inquinamento.

C’è una sua società l’Eni Rewind che opera nel campo del risanamento ambientale di siti petrolchimici contaminati. Ha quindi le capacità, l’esperienza e i brevetti per tutto questo. Inoltre è già presente in zona con il Taf (trattamento acque di falda). Anche questo potrà essere positivo.

Non c’è dubbio. Per la Cgil il tema del risanamento ambientale sarà un tema centrale per gli anni a venire, quella transizione green la si aspetta già da tempo.

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