Secondo un recente rapporto del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) in tredici anni, dal 2011 al 2023, sono 550 mila i giovani italiani tra 18-34 anni emigrati all’estero. Al netto dei rientri, il dato è pari a 377 mila. Si stima che al capitale umano uscito corrisponda un valore di 134 miliardi, cifra che potrebbe triplicarsi se si considera la sottovalutazione dei dati ufficiali.
“La scarsa attrattività dell’Italia per i giovani – ha dichiarato il presidente del CNEL Renato Brunetta – è una vera e propria emergenza nazionale, economica e sociale. Siamo entrati in una fase critica di carenza e fuga di giovani dal Paese. I giovani scarseggiano per le imprese, mancano nel sistema della PA e mancheranno sempre di più in ogni ganglio vitale della vita civile ed economica dell’Italia. Insensibilità e immobilismo sono scandalosamente inaccettabili”. Il presidente Brunetta ha anche annunciato il lancio dell’Osservatorio sull’attrattività per i giovani: “Vogliamo accendere un faro su una questione cruciale. Chiameremo a partecipare tutte le istituzioni coinvolte e sarà aperto ai contributi del mondo accademico e dei centri di ricerca”.
Parole prive di senso se le contestualizziamo, se le rapportiamo a quanto accade proprio nella Pubblica Amministrazione, o quanto meno nella nostra realtà dove opportunità imparzialità e trasparenza sono solo vuota retorica. Ne abbiamo parlato con chi ha vissuto l’esperienza del concorso a Melilli del quale per ovvie ragioni non diremo il nome. Ecco cosa ci ha detto
“Devi studiare se vuoi un futuro!”
Queste parole ti vengono dette così tante volte da quando cominci a muovere i primi passi da perderne presto il conto. Parole che ti plasmano e tu che sei volenteroso prosegui nei tuoi studi fino a varcare le porte dell’Università. Ma tu sei anche del Sud e presto una nuova sollecitazione ti viene rivolta.
“Perché non fai domanda per qualche concorso?”
Ma tu sei fortunato, i tuoi studi e la tua aspirazione personale coincidono perfettamente con quella stabilità che tranquillizzerebbe te e i tuoi genitori che fanno sacrifici senza farti pesare nulla, anche quando cominci a rallentare, quando il tuo percorso di studi non si conclude tanto presto come speravi. E le cose peggiorano quando fai finalmente domanda per quel concorso, perché non hai certezze di quando e se quel concorso si farà. Dalla domanda passa un anno e mezzo, ti immergi nello studio nonostante tu parta avvantaggiato. Vero, i tuoi studi in una graduatoria finale varranno solo qualche punto in più, o decimo di esso, ma le prove saranno facili per te, anche se in fin dei conti vedrai che sono facili davvero per tutti. Ma questo lo scoprirai per l’appunto un anno e mezzo dopo aver fatto la domanda per quel concorso, trovandoti spesso nell’incertezza se tornare a dedicarti anima e corpo ai tuoi studi accademici o abbandonare la preparazione dell’ultimo esame, non appena senti che qualcosa si sta muovendo, che presto potrebbe arrivare il tuo momento, il tempo di conquistare quella stabilità tanto desiderata. Nessuno ti dice che avresti potuto fare tutto contemporaneamente, ma tu lo pensi e senti il passare del tempo come un macigno schiacciato contro il tuo cuore, non ti senti più un bravo studente né, a volte, un bravo figlio.
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Alla fine superi la preselezione con il massimo dei punti, fai un ottima prova scritta ed aspetti i risultati, arriveranno a breve, entro un mese dovrebbe chiudersi il concorso secondo il cronoprogramma stilato dalla pubblica amministrazione. E invece da maggio senti arrivare il freddo di dicembre (che poi freddo non è, perché tu sei del Sud) e scopri all’improvviso che quel concorso infinito è stato chiuso inaspettatamente. Ti disperi, hai perso tempo…troppo tempo, ma ti rialzi perché la vita va avanti. Ma certe cose, come si suol dire, “fanno un giro immenso e poi ritornano”. Esce il nuovo bando.
“Perché non riprovi? Tanto hai già studiato quelle materie”
Ascolti anche queste parole come hai fatto tante altre volte in passato: puoi avere tanti difetti, ma almeno sai ascoltare. Rifai domanda per quel concorso, speri che questa volta non si perda così tanto tempo e in effetti poco dopo fai la prova scritta, niente preselezione stavolta, anche se ti ritrovi davanti un quiz a risposta multipla simile a quello già affrontato nella vecchia prova preselettiva svoltasi sempre in quel cinema fiocamente illuminato.
“Tutto qui? Nessuna domanda a risposta aperta prima di giungere all’orale?”
Te lo chiedi mentre scopri di aver superato la prova nuovamente con il massimo dei voti, come altre settanta persone circa, ovviamente. Come previsto dovrai sostenere l’esame con circa un centinaio di persone stavolta, quasi tutti accorpati nel giro di 2/3 punti. L’orale sarà decisivo ed ancora una volta sei avvantaggiato per i tuoi studi, per la tua esperienza con quel tipo di esami. Ma tu sei del Sud e spesso alle tue orecchie giungono parole dette con un mix di ironia e tristezza.
“Probabilmente già i giochi saranno tutti fatti!”
Come reagire? Abbandonare tutto per i soliti timori e pregiudizi? Oramai sei in gioco e tu devi fare la tua parte, devi fare l’esame perfetto, poi si vedrà. Lo fai. Vedi la tua famiglia emozionarsi, vedi la tua vita pronta a cambiare, quel famoso “portone” pronto ad aprirsi. Poi arrivano i risultati finali.
“Questi dati non hanno senso”
Gli appassionati di cinema riconosceranno la citazione di un famoso film di Christopher Nolan, ed è proprio questo ciò che hai pensato dopo aver letto la graduatoria, insieme ad altre parole non ripetibili ma facilmente intuibili. Non solo hai dovuto scorrere parecchio per trovare il tuo nome, ma scopri anche che la tua prova al limite della perfezione, è risultata essere anche inferiore al voto minimo necessario per essere idoneo. Ti crolla il mondo addosso, non sei entrato, non puoi neanche presentare quella graduatoria in un altro luogo, ancora una volta hai perso la cosa più preziosa…il tempo.
C’è qualcosa di peggio di subire quella che ritieni essere una vera ingiustizia?
Sì, vedere la tua famiglia stringere i denti per farti superare quel baratro che ti si è aperto sotto i piedi. Ma quel concorso non ha finito di stupirti, di ferirti. Prima ritorni ad essere idoneo, vedi qualcuno ironizzare giustamente su questa cosa, per tanti di loro tu sei uno che non ha superato neanche un semplice orale. Poi passo indietro: non sei idoneo e sei rimosso dalla classifica insieme a tanti altri, anche qualcuno che probabilmente avrà fatto un ottimo esame come te. Finita? Ovviamente no, qualcuno dovrà rifare l’esame orale…ad oggi, ma domani? Lo scoprirai con il tempo, che in questo concorso scorre veloce, senza scorrere mai.

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