SECONDO CONFINDUSTRIA LA TRANSIZIONE PRODUTTIVA  RICHIEDE IMPORTANTI PROGRAMMI DI INVESTIMENTI PUBBLICI PER LA CGIL SENZA LA PRODUZIONE DI ETILENE L’ITALIA  RESTA SENZA CHIMICA DI BASE 

Lo studio promosso da Confindustria Siracusa in collaborazione con Teha Group e sette aziende del petrolchimico, oltre ad offrire interessanti spunti di riflessione, mette in chiaro come in mancanza di interventi tempestivi, la transizione produttiva potrebbe tradursi in una deindustrializzazione irreversibile, con tutte le conseguenze che si possono immaginare sul piano occupazionale e sul tessuto sociale. Va dato atto all’Associazione degli industriali di aver offerto un’analisi senza infingimenti  sull’area industriale, mettendo in evidenza i principali fattori di  crisi come l’alto costo dell’energia, delle emissioni e le difficoltà in cui versano i settori  della chimica, della raffineria e del cemento.  Ma avvertendo che, se si vuole accompagnare la transizione verso un futuro più sostenibile, occorrono importanti programmi di investimento sia da parte privata che soprattutto da parte pubblica.
Da parte sindacale viene ribadito il convincimento secondo cui i problemi del petrolchimico vanno affrontati complessivamente, tenendo conto del carattere integrato del sistema produttivo del triangolo industriale Siracusa Priolo Augusta. Viene tenuto però sullo sfondo il nodo cruciale dell’impianto di etilene, fatta eccezione per la Cgil siracusana e nazionale che fa del mantenimento della produzione di etilene la madre di tutte le battaglie e dunque contrastando fermamente il Piano Eni che ne prevede la cessazione. Il ragionamento del segretario della Cgil, Roberto Alosi, è questo: in gioco c’è il futuro della chimica di base di cui l’Eni è l’unico produttore in Italia. La dismissione dell’impianto di etilene avrebbe pesanti ripercussioni su altri settori produttivi come il farmaceutico, l’ alimentare, quelli del cemento, del legno, del vetro e perfino della moda.
Su questo punto insisterà il sindacato di Landini nell’assemblea pubblica del 18 febbraio che si terrà a Priolo con i vertici regionali e nazionali dei chimici. Questi ultimi  in una recente conferenza stampa tenutasi a Roma hanno affermato che la chiusura dell’impianto di etilene avrebbe effetti a catena su altri stabilimenti Versalis (Ravenna, Brindisi, Ferrara, Porto Marghera, Porto Torres) e determinerebbe la fuoriuscita del Paese dalla chimica di base.
Un’ultima notazione sul depuratore Ias: sento dire che il governo se ne sta occupando con l’intento di evitare il suo abbandono. Se fosse vero, la considererei un’ottima notizia.

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