Idroscalo. “Occorre una controffensiva culturale per fermare la mortificante mercificazione del sito”

Nella conferenza stampa di presentazione dell’Associazione Porto di Siracusa Anna Maria Lepik di martedì scorso (4 febbraio) è tornato, tra gli argomenti affrontati, quello della riqualificazione dell’area dell’ex idroscalo De Filippis di via Elorina, obiettivo che da anni vede l’attivo impegno di cittadini che vorrebbero vedere quei luoghi riconsegnati alla città.

E di una riconsegna si tratterebbe dal momento che quest’area apparteneva in origine al demanio comunale e venne ceduta al Ministero della Guerra per la realizzazione dell’idroscalo solo in ragione della sua destinazione a fini militari e di trasporto aereo civile, venute meno le quali logica e norme vorrebbero che fosse restituita al Comune. Questo, come altri dirimenti aspetti, è stato totalmente ignorato da Difesa Servizi, società in house del Ministero della Difesa, nel mettere a bando nel luglio scorso questo idroscalo, insieme ad altri cinque, per un’eventuale proposta di finanza di progetto volta alla sua riqualificazione, valorizzazione e sfruttamento economico garantendo una concessione fino a cinquant’anni.

Critico nei confronti dell’iniziativa di Difesa Servizi il professore Roberto Fai, tra i promotori del Comitato cittadino per la riqualificazione e il decoro urbano di Siracusa che da anni conduce la sua instancabile battaglia per la smilitarizzazione dell’area.

Ha i connotati del paternalismo politico il bando di Difesa Servizi che taglia fuori d’emblée la volontà dei territori, delle comunità locali, la loro capacità di decidere il proprio futuro, la loro visione di dimensione territoriale, in un’operazione che ha unicamente finalità di opportunismo economico. E ciò si desume facilmente da quella clausola dell’uso duale, civile e militare, presente nell’avviso pubblico. Il ragionamento appare essere banalmente questo: mettiamo insieme i sei idroscali, ci inventiamo la loro ‘valorizzazione’ turistica mediante l’esclusivo impiego di capitali privati come espressamente scritto, ma non li smilitarizziamo. Anzi, aggiunge con protervia Difesa Servizi, manteniamo una serie di benefit che elenca senza alcun ritegno in una risposta a chi chiedeva cosa si intendesse per uso militare: “esemplificativamente agevolazioni in favore delle Forze armate di riferimento e più in generale del personale dell’Amministrazione Difesa (agevolazioni, scontistiche, posti riservati, servizi dedicati, ecc.).

Da stigmatizzare senza mezzi termini lo sgarbo istituzionale nei confronti dell’Amministrazione comunale, del primo cittadino e quindi dell’intera collettività, nell’aver del tutto ignorato, per di più scegliendo il silenzio, tamquam non esset, la richiesta formale del sindaco di una restituzione, anche parziale, al demanio comunale dell’area dell’idroscalo e principalmente del water-front di gran pregio antistante il porto. L’esplicita violazione, come i nostri avvocati (Randazzo, Giuliano, Tuttoilmondo, Di Giovanni, ndr) hanno evidenziato nel ricorso contro il bando, di quel principio di leale collaborazione che deve governare i rapporti tra gli enti nelle materie e nelle attività in cui le rispettive competenze concorrano o si intersichino, imponendo un contemperamento dei rispettivi interessi (cfr art.5 e 120 Costituzione, ndr).

Tutto come se nulla fosse cambiato rispetto al 1923 quando, conclusasi la prima guerra mondiale, quell’area periferica e paludosa veniva concessa. Oggi, dopo cent’anni, è però a 800-900 metri da uno dei più importanti centri storici d’Italia, le guerre si fanno con i droni e nonostante ciò la si vorrebbe privatizzare per cinquant’anni. Per non dire del minimalismo e dell’approssimazione (almeno per quanto si è saputo) del progetto presentato da una società siracusana che piacerebbe al sindaco non più disponibile a sostenere più qualificanti proposte. Una situazione che chiede da parte di noi tutti, e anche dell’intera deputazione nazionale, una risposta civile e politica, e ancor prima una controffensiva culturale”.

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