Il libro nasce formalmente dagli studi condotti in una scuola di scrittura, ma in realtà la sua genesi è nella personalità e nel carattere di una giovane donna che ha fatto della ricerca una ragiona di vita.
La ricerca di anime, identità, speranze, libertà segna molte delle esperienze di Maria Grazia Patania, la porta ad aiutare i più deboli attraverso la collaborazione con il “collettivo Antigone” e con le ONG impegnate nei soccorsi nel Mediterraneo, le consente di conoscere il mondo viaggiando in solitaria, e da ultimo la conduce alla realizzazione di un volume intitolato “Appunti randagi” nelle scorse settimane presentato ad Augusta, la sua città.
Edito dalla coraggiosa casa editrice milanese “Another coffee stories” il libro è una raccolta di racconti avvincenti e profondi, undici momenti di riflessione dedicati ad altrettante protagoniste femminili.
Questo libro dove lo hai scritto, ad Augusta o in giro per il mondo?
“Questo libro è radicato ad Augusta, perché ho iniziato a scriverlo nel periodo della pandemia, esattamente nel febbraio del 2021, quando ho iniziato studiare scrittura creativa, lui è figlio di Augusta”.
Ma anche del tuo spirito di intraprendenza.
“Si esatto, di uno spirito randagio”.
Il titolo quindi si spiega con questo tuo approccio?
“Si, l’aggettivo randagio di solito lo usiamo con riferimento agli animali o ai cani in particolare, per rappresentare l’opposto dell’animale domestico ideale, amico dell’uomo. I randagi sono imprevedibili, stanno per i fatti loro, non si lasciano addomesticare. Io ho utilizzato questo aggettivo per creare un parallelismo con le donne che si allontanano dal solito schema e generano un senso di rottura e di diffidenza”.
Tu metti al centro dei tuoi racconti delle figure femminili, creando una sorta di microcosmo tutto al femminile, cosa unisce queste protagoniste?
“Tutti i racconti hanno una protagonista donna, ogni racconto ha una protagonista diversa e nelle storie sono anche presenti personaggi maschili. Il filo conduttore dei racconti è la ribellione, ciascuna di queste donne, a modo suo, non rispetta il patto sociale della femminilità, ritagliandosi degli spazi di azione, come la protagonista del primo racconto che pur immersa in una realtà rurale arretrata, nella quale trionfa il maschilismo, riesce a condurre una battaglia antirazzista. In altri racconti la protagonista rifiuta la maternità o i legami sentimentali convenzionali. Le protagoniste sono tutte donne che fanno scelte opposte rispetto a quello è considerato il cammino della femminilità, tutto quello che a noi è stato detto di volere”.
Quando hai iniziato a scrivere i racconti avevi già immaginato la versione finale del tuo libro, o si tratta di un risultato che si è costruito da solo?
“È un risultato che venuto fuori piano piano. Io con la scrittura stavo sperimentando, scrivevo senza disciplina, senza cognizione di causa, senza aver studiato, per cui nell’ottica di disciplinare la mia scrittura ho iniziato a studiare e ho scelto la forma del racconto perché meglio si presta per chi è alle prime armi. Proprio con gli esercizi in classe sono nati una serie di nuclei narrativi che poi sono diventati i racconti. Alla fine di questo percorso di studi, mi sono ritrovata con una ventina di racconti e con l’aiuto di due editor ho riorganizzato il materiale. Ho eliminato i racconti meno maturi e ho costruito il libro su quelli già pronti”.

È stata quindi fondamentale nel tuo percorso la scuola di scrittura?
“Aver studiato scrittura creativa in maniera compiuta e aver lavorato a fianco di editor mi ha aiutato ad organizzare il groviglio di idee che avevo dentro. Io scrivo molto di getto per cui riesco a far nascere il libro ma poi ho bisogno di rivederlo, limarlo cesellarlo”.
I tuoi viaggi e quindi la conoscenza di nuove culture, come hanno inciso sulla costruzione dei racconti?
“Del viaggio c’è tanto, i racconti si portano dietro questa esperienza, ma non è il focus principale.
Molte scene, infatti, riguardano gli sbarchi e le ingiustizie legate al valore dei passaporti, poi c’è Augusta, la Sicilia, ma anche Bonn dove ho vissuto per anni.
A proposito di viaggi, ti anticipo che nel giugno del prossimo anno uscirà, sempre con la stessa casa editrice, un nuovo libro dedicato proprio alle mie esperienze di donna siciliana che viaggia da sola”.
Patriarcato è un termine di cui si è parlato tanto, cosa ne pensi del dibattito in proposito?
“È un fenomeno di attualità, ma è anche molto complesso e c’è molta disinformazione, non tutti sappiamo effettivamente cosa sia. A mio parere si deve partire proprio dalla conoscenza, ammettendo la propria ignoranza e cercando di comprendere con pazienza il vero significato del fenomeno. Nel mio caso di donna “fuori dagli schemi” ho anche pagato questo approccio, sono cresciuta in un mondo dove le donne non viaggiavano. Nel punto in cui siamo oggi sembra che non ci siano problemi, ma ci sono ancora tante questioni irrisolte, anzi, c’è una regressione rispetto al passato, perché le donne vogliono di più, ma il mondo è sempre più chiuso e non è pronto a mettersi in discussione. Il tema va affrontato non distinguendo tra buoni o cattivi, ma mettendo a fuoco alcune questioni e impegnandosi perché certe cose non accadano più”.
In questa raccolta c’è anche un moto di reazione all’approccio patriarcale.
“Ogni racconto ha una protagonista femminile che mette in evidenza uno spaccato di questo problema. Non tutte le protagoniste sono vincenti, non tutte le esperienze raccontate si concludono in maniera positiva. A me interessava ritrarre la lotta e le battaglie combattute. Non sono racconti autobiografici, ma c’è una scintilla di verità tratta dalla mia esperienza con il “collettivo Antigone” che mi ha portato ad espormi pubblicamente e ad affrontare difficoltà rilevanti”.
La gente ha accolto con interesse il tuo lavoro durante le presentazioni?
“Nonostante i temi un po’ scomodi c’è stato tanto interesse in un’ottica di curiosità, confronto, e comprensione senza pregiudizio. Sono stata piacevolmente sorpresa dal numero di partecipanti ma anche dall’interesse destato presso persone insospettabili”.
A giugno rilascerai una nuova raccolta e per il futuro quali altri progetti coltivi?
“La mia ambizione futura è quella di scrivere un giorno un libro, magari in forma di diario, sulla storia della migrazione ad Augusta, raccontando le testimonianze autentiche di chi ha vissuto quella stagione e le storie di chi è rimasto nella nostra città, un memoriale per tramandare quegli eventi storici. Sto anche lavorando su un romanzo che parla proprio di immigrazione ambientato ad Augusta e in Burkina Faso”.

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