Nel 2017 l’Edizione Tyche pubblicò il mio libro dal titolo “I cari amici dell’uomo” avvalendosi della composizione grafica dell’artista Francesca Tarantello. Il libro è una raccolta di 12 storie, arricchite dai disegni dell’artista Mariella Ricca, che raccontano quanto le hanno vissute, la profonda sensibilità e affinità che si possono instaurare tra uomo e animale. A proposito, riporto l’esperienza davvero singolare vissuta tempo fa da Alfredo Milazzo, appassionato delle bellezze del mare. Tant’è che è stato un subacqueo non per cacciare ma per fotografare le meraviglie del mondo sottomarino, dove s’incontrano varietà di pesci multicolori, incantevoli distese di flora, grotte dalle tante favole. I suoi filmati per lo stupore dei luoghi e la loro valenza didattico-pedagogica sono stati proiettati e commentati in occasione di progetti educativi al rispetto della natura, del mare, come pure in convegni per la conoscenza della magia delle sponde rocciose e sabbiose nonché dei fondali della Sicilia e di Siracusa.
“Per un certo periodo, ci ha narrato Alfredo, sono sceso più volte nelle acque del Plemmirio, il promontorio ricco di storia che abbraccia il porto di Siracusa, la nostra straordinaria città per cultura e paesaggi della natura. Durante la prima immersione, mentre effettuavo i preparativi per una serie di fotografie, mi sentii osservato. Girai attorno lo sguardo e notai la presenza di un giovane polpo che, stando davanti alla sua tana, un buco fra gli anfratti, si muoveva ritmicamente cambiando spesso colore. Ero molto sorpreso per tanta attenzione e da parte di un polpo; non era un fatto usuale. Ciò nonostante, mi avvicinai e allungai la mano verso di lui, il quale invece di fuggire salì sul mio braccio. Stupito, lo avvicinai al viso pensando che schizzasse via. Invece il polpo restò sul mio braccio per l’intero tempo dell’immersione. Quando mi fermavo, si allontanava restando nei paraggi e quando ritornavo a muovermi e a pinneggiare, risaliva sul braccio. Tornato in superficie, pensai all’accaduto, certo che la novità non avrebbe avuto seguito. Invece l’indomani e l’indomani ancora, a ogni immersione ritrovai Gigi, come lo avevo chiamato, il quale dopo qualche divertente danza, veniva a sostare sul braccio, dal quale si staccava alla fine del mio lavoro. L’ultimo giorno, essendo arrivato il momento di salutarci, Gigi mi seguì per un tratto del mio ritorno in superficie. Mi fermai per guardarci, ancora una volta, per dirgli nella commozione che mi prese nel lasciare un amico affezionato, un garbato compagno di esplorazione, che un pezzetto del mio cuore restava lì, nel profondo blu assieme a lui. Tant’è che ancora ne ho un sentito ricordo.”

Commenti recenti