Aceri montani al posto dei platani, con l’auspicio che il Ministero chiuda tutt’e due gli occhi

Per poter pienamente comprendere perché Carlo Gradenigo sia andato su tutte le furie alla notizia del convegno di martedì scorso, 19 novembre all’Einaudi, dal promettente titolo “Green city approach. Adattiamoci ai cambiamenti climatici” – “un confronto tra esperti, gestori di riserve naturali e professionisti per riflettere e discutere sulle azioni da mettere in pratica in ambito urbano per affrontare le sfide legate all’ambiente” -, crediamo sia necessario fare un passo indietro e partire dal bando del Ministero della Transizione Ecologica: “Programma sperimentale nazionale di interventi per l’adattamento ai cambiamenti climatici in ambito urbano”.

Il decreto del 2021, pubblicato il 6 giugno con scadenza il 6 settembre, costrinse Carlo Gradenigo, allora assessore comunale al verde pubblico, e il personale dell’Ufficio a un tour de force premiato poi dalla grande soddisfazione di vedere giudicato il progetto come uno dei migliori dalla commissione giudicatrice e dai componenti dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale. Si tratta(va) di una serie di interventi su alcuni luoghi della città privi di alberi per abbattere le isole di calore: slarghi infuocati dal sole nella stagione calda che si frequentano solo se costretti, dove le auto, parcheggiate lì per assenza di alternative, si trasformano in forni micidiali.

Obiettivo da raggiungere grazie ai 663mila euro messi a disposizione dal MiTE: trasformare piazza Adda, piazza Russello a Belvedere, il parcheggio Tersicore a Fontane Bianche, il terreno abbandonato di via Vanvitelli, il parcheggio di via Augusta e le scuole Raiti, Martoglio, Costanzo, Montessori “in piccoli esempi di rivoluzione e infrastrutturazione verde e blu”, non solo piantando alberi ‘idonei’ al nostro clima ma anche realizzando una pavimentazione drenante e vasche di raccolta delle acque meteoriche da recuperare e quindi riusare.

Nei luoghi prescelti si sono realizzati i dreni – ma solo a piazza Adda si è costruita la vasca di raccolta che ha probabilmente consentito di evitare l’allagamento dell’area già nel corso delle ultime forti piogge -; si sono poi piantati gli alberi ma – perché purtroppo a Siracusa c’è sempre un ma – sembrerebbe che la ditta incaricata dei lavori invece di piantare gli alberi indicati nel progetto, i Platani (della specie Platanus occidentalis), per motivi da appurare, abbia messo a dimora aceri ‘montani’, alberi tipici delle vette più alte, in Italia come in Europa, e per di più grandi consumatori d’acqua. Esattamente quanto più indicato per Siracusa! Risultato un anno dopo? Degli oltre 160 alberi, molti sono già seccati, altri versano in evidente stato di sofferenza.

Si è parlato di questo nel convegno data anche la presenza di esperti? L’Amministrazione ha spiegato il tutto e discusso sul cosa fare per ovviare all’enorme ‘svista’ (!)? se per esempio sia il caso di sostituire questi alberi inadatti senza prima aspettare che tirino l’ultimo respiro?

Nella qualità di presidente di Lealtà e Condivisione – dice Carlo Gradenigo –, prima con una segnalazione all’Ufficio e poi con due note ufficiali, ho chiesto all’Amministrazione di espiantare subito gli alberi, di certo con apparato radicale ancora ridotto, per evitare danni alle opere circostanti (pavimentazione, dreni, tubazioni) e di sostituirli al più presto con quelli da progetto, approvati dal Ministero. Una spesa irrisoria di 30mila euro rispetto a un progetto che ne è costato oltre 600mila. Come associazione abbiamo anche offerto la nostra disponibilità per verificare la possibile tutela giudiziaria delle ragioni del Comune e della collettività nei confronti della ditta. Nel budget finanziato, per le attività di informazione sul progetto, era prevista la somma di 14mila euro che mi auguro sia stata utilizzata almeno solo in minima parte per il convegno appena svoltosi”.

I fatti rischiano di avere risvolti molto seri per le casse comunali già duramente provate. In fase di rendicontazione occorrerà, se ancora non lo si è fatto, attestare la conformità degli interventi svolti rispetto alla Scheda Progetto approvata, produrre una documentazione fotografica dimostrativa dello stato di realizzazione degli interventi previsti e anche una relazione quali-quantitativa degli impatti, degli elementi esposti e della vulnerabilità ai cambiamenti climatici tenuto conto del set di indicatori riportati nella Scheda Progetto. Si potrebbe rischiare la revoca parziale o totale del finanziamento e forse meglio quindi correre subito ai ripari, in qualche modo ‘lavare i panni sporchi in famiglia’, trovare una giustificazione plausibile per il mancato, o parziale, traguardo. Cosa è scritto nel Certificato di regolare esecuzione?

L’articolo 11 del decreto prevede altresì che i Comuni beneficiari siano tenuti a dare la massima informazione e diffusione dei risultati conseguiti. Ma quali risultati? Quelli attesi o quelli reali?

 

REPORT FOTOGRAFICO TRA SOGNO E REALTÀ (a cura del paesaggista Nino Attardo)

piazza Adda

parch. via Augusta

pza Russello (Belv)

Costanzo

Martoglio

Raiti

 Tersicore (F.B.)

via Vanvitelli

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