Dopo il sopralluogo del 30 ottobre scorso nelle proprietà che Maria Monteforte ha lasciato all’ingrata città di Siracusa, in redazione siamo tornati a ‘risistemare’ la questione catastale dei due edifici, il civico 12 e il civico 20 di via Picherali (Palazzo Rosolini-Borgia), cercando finalmente di averne un quadro completo e corretto anche alla luce del prospetto prodotto dall’Ufficio al Patrimonio in Consiglio Comunale a seguito dell’interrogazione dei consiglieri del Partito Democratico il 7 dicembre dell’altr’anno.
![]()
Abbiamo riscontrato ancora alcuni errori nei dati registrati e riteniamo che l’Amministrazione debba finalmente emendarli per evitare che qualcuno possa ancora cercare di appropriarsi di ciò che appartiene alla città o pensare, come già accaduto, di vendere ciò che fa parte del testamento olografo di Maria Monteforte che, per inciso, prima svista, non è del 5 febbraio del 1968 ma del 5 novembre. E, in ogni caso, aggiornare i dati serve anche solo per avere, dopo tanto penare, un elenco definitivo di tutte le unità di ‘certa’ proprietà comunale.
LA PARTICELLA 640 SUB 5
Gli immobili in questione, si legge nella risposta dell’Ufficio, sono inventariati nel modello C dell’inventario del patrimonio comunale con la denominazione “Casa protetta M. Monteforte”. Al di là di quanto evidenziato nell’articolo dell’aprile scorso, proprio in questo modello c’è ancora una svista nell’indicazione dei sub perché viene ripetuto due volte il sub 12 (il sub 13 è uno dei due appartamenti al secondo piano del civico 12); certamente un refuso, ma comunque da correggere.
In compenso, ritorna quella particella 640 sub 5 che in due vecchie schede – la 132 e la 152 – in una compariva e nell’altra no e così – era ora – si ‘notifica’ che tutt’e tre queste unità fanno sicuramente parte del lascito testamentario e pertanto non possono in alcun modo essere alienate. Tentativo, come detto, fatto più di una volta in passato, fors’anche approfittando della circostanza che non ne venisse ricordato il titolo di provenienza (il testamento, vincolante, della Monteforte) sostituito negli elenchi da un asettico “antico possesso“.
Scheda n. 132 Casa Monteforte Scheda n. 152 Tre mini appartamenti
![]()
Se quindi la nostra ricostruzione sulla sub 5 è corretta e siamo finalmente riusciti a individuarla, diventa quanto meno comprensibile l’incongruenza tra le due schede sopra riportate e si chiariscono altri dubbi sorti in passato sulle tre unità ‘comunali’ del civico 20.
Nelle cronache del 2012 si riferiva infatti dell’intenzione del Comune di vendere in via Picherali “tre immobili: un piccolo locale a primo piano e poi due appartamenti… quello a piano terra di 25 mq, un secondo che si affaccia su piazza San Rocco e un monolocale da cui si ammira una vista mozzafiato sul Porto grande. Questi ultimi due sono stati parzialmente ristrutturati a spese del Comune, ma necessitano comunque di interventi di rilievo“. Probabilmente il locale che si dice essere a piano terra era in realtà il piccolo vano del primo piano.
In sostanza, per noi, questa particella sub 5 dovrebbe essere il vano non accatastato ormai inglobato nella particella 637 sub 2 il cui accesso su via Picherali è al civico n.18. Nelle visure catastali richieste nel luglio 2019 (in occasione del sopralluogo con l’allora assessore Rita Gentile nel corso del quale si accertarono lavori abusivi da cui la causa per riaffermare la proprietà del Comune) la 637/2 risulta essere di 51 mq e 2 vani, mentre così l’ha descritta ultimamente l’ufficio al patrimonio: “La particella 637/2 con superficie lorda di mq 100 è costituita da un vano con accesso da via Picherali n.18 e da un secondo grande vano interno, non riportato nella planimetria catastale, con ingresso anche da via Picherali n.20 (int.5)”, un ambiente usato come dispensa dalle anziane ospitate a Casa Monteforte.
Nel corso dell’ultimo sopralluogo, insieme ai consiglieri PD e agli amici di Casa Rossa, abbiamo verificato che l’accesso a questo vano dall’atrio del civico 20 non esiste più: al suo posto una sorta di nicchia.
L’apertura è presente tanto nella planimetria del 1940 che in quella del PP0 (su cui è possibile anche individuare altre modifiche nei collegamenti tra i diversi vani) così come nel “progetto di trasformazione” del 1972 firmato dall’ingegnere Filippo Urzì dove però i due vani risultano uniti. Quindi la 640/5 è stata unita alla 637/2 in occasione delle successive trasformazioni. Resterebbe da capire quando la porta è stata chiusa, su iniziativa di chi e perché il Comune non abbia dati aggiornati.![]()
Comunque, date queste variazioni di cui tiene conto anche l’ultimo progetto di restauro dell’edificio affidato nel dicembre 2021 all’architetto Ivan Bellomo per intercettare un finanziamento di un milione e duecento mila euro – ma il decreto di finanziamento che il sindaco Italia diceva di avere “già ricevuto” è rimasto lettera morta – ‘suggeriamo’ all’Amministrazione di procedere alle rettifiche necessarie e provvedere a questo come agli altri accatastamenti mancanti.
L’UNITÀ ABITATIVA DELL’AMMEZZATO AL CIVICO 20
Ci sono poi delle incongruenze sull’ampiezza di alcune unità (mq non ovunque coincidenti), che ovviamente non sembrano da riferire alla differenza tra superficie netta e superficie lorda: perché non accertare le misure esatte? In particolare lasciano qualche dubbio i dati sul piccolo locale al “primo piano” del civico 20 – che in realtà si trova a un piano intermedio, più in basso della porta di ingresso del grande appartamento al primo piano, quello venduto all’asta) composta da una stanza di pochi mq (17,96) con piccolo ingresso (mq 3,30), porta balcone sul Porto Grande. Queste misure sono indicate sulla planimetria del 1940 ma il certificato catastale indica mq 32 (?) così come viene riportato nella risposta del dicembre scorso in Consiglio. C’è una spiegazione?
Questo locale al momento si presenta vuoto, con un foro in basso negli infissi in legno, nuovi, per il passaggio di un filo e il vetro rotto dall’esterno (!). Abbiamo chiesto alla dottoressa Rita Gentile quali ne fossero le condizioni nel 2019. “Non l’ho mai visto perché, come poi detto dall’Ufficio, risultava affittato da Licini al ristorante Pesceduovo che vi aveva messo un grande frigorifero industriale che poi ha smantellato quando si doveva riconsegnare il bene al Comune. Credo nel 2021”.
Da altre fonti si sa che il ristorante lo usava anche come ufficio e forse non sapremo mai quando è stato davvero svuotato. Allora o recentemente (per esempio prima di questo secondo sopralluogo)?
![]()
IL MONOLOCALE ‘ABUSIVO’ AL ‘TERZO’ PIANO DEL CIVICO 20
E infine il famigerato monolocale del “terzo piano” del civico 20.
Pensiamo che sia ormai davvero arrivato il momento di registrarlo, e accatastarlo, per come è stato trasformato. Non ha alcun senso inventariarlo ancora come appendice della particella 637 sub 9, interno 9, vani 8, mq 191 complessivi, che si trova al secondo piano del civico n.12: “un appartamento di mq 132 più annessi un vano medio e tre piccoli (50 mq) con ingresso dall’ampio terrazzo in comune con i vani del sub 9 (accesso dal civico 12, ndr) o dalla scala alla quale si accede dal civico 20”.
Ormai il monolocale, circa 38 mq, fa parte integrante del Rosolini-Borgia (al civico 20) ed è probabile che i 12 mq mancanti siano stati diversamente utilizzati nella sua ristrutturazione… anche se piuttosto si dovrebbe parlare di ‘creazione ex novo’ visto che era tutt’altro.
Una stanza, un bagnetto, due finestre sul Porto Grande. Prima casa vacanze ‘abusiva’, La finestra sul mare, poi residenza ‘abusiva’. Oggi restituita ai suoi legittimi proprietari: i Siracusani.
Però ora, dopo aver visto il monolocale, per amore di verità un dubbio andrebbe sciolto. A meno di contro prova, dobbiamo pensare che i lavori di radicale ristrutturazione che lo hanno interessato – tetto, bagnetto e scala d’accesso per diventare, da locale tecnico di altro appartamento qual era, un “monolocale con splendida vista sul Porto Grande” – non possono che essere stati fatti tra il 1998 e il 2005 dal Comune quando con gli altri ‘proprietari’ si fece un importante intervento.
![]()
Poi, per quanto se n’è saputo, chi se ne voleva appropriare ha provveduto ai lavori di rifinitura, tra cui il completamento del bagnetto, e a separare quest’area dal grande appartamento di cui faceva parte modificando anche la particella catastale. E allora la domanda che ‘sorge spontanea’ è: quando il Comune, per rifare i tetti di tutto il palazzo, ha ‘messo mano’ a questo locale appartenente catastalmente all’altro edificio non ha pensato che qualcuno lo avrebbe inteso come un invito a nozze? Cosa non sappiamo?
IL 10/B DI CASA MONTEFORTE CIVICO 12
Nell’atto di accettazione della donazione del 17-10-1974 (sottoscritto dal notaio Adorno Giuseppe e dal dr. Salvatore Cirillo commissario dell’ECA autorizzato dal Prefetto) si intravede, come se fosse stato malamente cancellato, anche il sub 12 della particella 637 che però non è presente nell’atto del 10-10-1969, allegato all’altro, con cui il Prefetto autorizza il dr Cirillo ad accettare.
Si tratta del locale, a destra del civico n.12, da un punto di vista architettonico sicuramente parte di Palazzo Monteforte, dove c’è oggi un negozio di oggettistica aperto, se non sbagliamo, dal 2020. In questa data, con precisione il 22 gennaio 2020, la Siam fa istanza al Comune per chiedere “la regolamentazione della circolazione veicolare di un tratto di via P. Picherali, dal 28 al 30 gennaio 2020, per allaccio idrico e fognario al civico 10/B”.
Troviamo il certificato catastale di questa particella, la 637/12 di 29 mq, tra i documenti richiesti dall’Amministrazione comunale nel luglio 2019, quindi insieme a tutti gli altri di cui si è detto, evidentemente perché ritenuta facente parte del lascito Monteforte, cosa di cui si è detta convinta Annamaria Monteforte, memoria storica dei fatti: “Sarebbe importante conoscere tutti i passaggi proprietari di questa come, d’altra parte, di tutte le altre unità abitative non più del Comune!”.
Chi risulta essere attualmente il proprietario di questo locale dallo strano, inspiegabile, numero civico 10/B?
![]()
I NUMERI CIVICIInsieme al movimento politico Casa Rossa, più volte abbiamo chiesto che venissero ripristinati i numeri civici che qualcuno si era divertito a rimuovere, così come d’altra parte la targa Casa protetta Maria Monteforte. E in verità ultimamente il Comune aveva accolto questa richiesta una prima e anche una seconda volta, visto che alcuni numeri erano stati nuovamente rimossi (e un perché ci dovrà pur essere!). Però oggi possiamo dire che la numerazione non è corretta e a confermarlo è la certificazione n. 7958/205.23 rilasciata ogni anno (l’ultima è del 24 luglio 2024) dal Registro italiano delle dimore storiche di eccellenza per il Palazzo Borgia del Casale, Via Pompeo Picherali 6, Siracusa.
https://www.dimoredieccellenza.it/dimore-storiche/palazzo-borgia-del-casale/
E infatti, scendendo su via Picherali, dal portone del Borgia a quello di Casa Monteforte, a rigor di logica, dovrebbero seguire il civico 8 (oggi usato forse come locale tecnico) e il 10, la nostra particella 637/12! Altro che 10/B! La numerazione a salire verso piazza Duomo, a partire dall’inesatto civico 10 per il Palazzo Borgia (noto anche come Borgia-Impellizzeri), è frutto di pura invenzione. E gli attuali numeri 8,6,4,2 rispondono banalmente alle modifiche fatte per aprire porte (per le varie attività tra cui una gelateria) un tempo inesistenti tranne due: gli originari civici 4 e 2. Ma a Siracusa le carte si rimescolano facilmente.
![]()
Ma ora siamo sicuri che si vorrà ripristinare la verità come, pur se in parte, si è ripristinata la legalità: i numeri civici esatti, la ricollocazione della targa Casa protetta Maria Monteforte (come auspicio per la sua riapertura) e la rimozione dell’altra La finestra sul mare (per evitare che si ricada in tentazione)

Commenti recenti