Sotto lo sguardo di numerosi turisti in visita al parco archeologico della Neapolis, in questi giorni finalmente è stata smontata la copertura della cavea del teatro greco: un’enorme impalcatura in legno (montata su tubi zincati e geotessuto in fibra sintetica) che si installa ogni anno prima che cominci la stagione degli spettacoli organizzati dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico. Operazioni di competenza dei tecnici e delle maestranze della stessa INDA, “vigilati” dalla Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Siracusa.
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La struttura dovrebbe servire a proteggere i millenari gradini scavati nella roccia dal calpestio e, più in generale, dal contatto diretto con le migliaia di persone che, quotidianamente, si riversano nel teatro per assistere a tragedie e commedie antiche, e ad altri eventuali spettacoli. Nel periodo tra il 10 maggio e il 6 luglio 2024 sono stati 160.646 gli spettatori che hanno visto le tre rappresentazioni classiche in programma (dati Fondazione INDA).
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Ma non tutti sono d’accordo sulla sua efficacia protettiva. Fra i più critici, l’archeologo Fabio Caruso che, qualche giorno fa, in un intervento ripreso da “La Civetta di Minerva”, ha affermato: ”Inutile nascondersi il fatto che sia proprio la struttura in legno una delle principali cause del degrado della cavea: il suo vero compito è impiantarsi su quelle parti in cui i gradini hanno perso quasi del tutto la morfologia originaria per aumentare il numero dei posti disponibili”.
Che lo stato di salute del teatro greco abbia bisogno di controlli non è una novità. Come potrebbe essere altrimenti? Oltre alle azioni umane – spoliazioni, ristrutturazioni, ecc. – da quando fu costruito nel V secolo a. C. è sottoposto all’erosione causata da naturali fattori climatici, fra cui le acque meteoriche, e la pietra di quelle gradinate inevitabilmente è diventata nel tempo più fragile e delicata.
L’anno scorso il direttore del Parco Archeologico Carmelo Bennardo ha comunicato l’intenzione di avviare un progetto di indagini conoscitive per accertare le reali condizioni del sito, con il coinvolgimento scientifico di università e di aziende specializzate nell’attività di diagnosi e di restauro dei beni culturali. Si attende il risultato degli studi, ormai imminente.
Nel frattempo, però, bisogna evidenziare che il teatro greco è rimasto “ingabbiato” fra marzo e ottobre, circa sette mesi, un periodo lunghissimo durante il quale i tantissimi visitatori paganti, al posto di ammirare la sbandierata “unicità” del più antico edificio teatrale di epoca greca che ci sia in occidente, si sono trovati davanti l’estesa impalcatura grigia che ingloba al suo interno le file di gradini.
Succede da molto tempo, e quest’anno è accaduto in misura maggiore. Quando si parla e si sparla di “ritorno d’immagine” per la città, bisognerebbe considerare anche i non pochi turisti delusi da quella vista. Sentimento che, forse, quella struttura anonima suscita in qualche spettatore interessato pure al contesto.
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Tenere in “ostaggio” il teatro per così lungo tempo è tanto più intollerabile e cialtronesco considerando che quest’anno è stata realizzata un’installazione teatrale all’Ara di Ierone “per tutelare il teatro antico e preservare il paesaggio archeologico”. Così aveva detto a marzo l’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato, motivando la decisione di non autorizzare più concerti musicali al Teatro greco, e sostenendo, in alternativa, il progetto portato a termine all’Ara di Ierone dalla direzione del Parco archeologico.
Scelta che non era piaciuta al sindaco di Siracusa Francesco Italia che, a fine maggio, aveva accusato una parte del centrodestra, in particolare un deputato regionale di Fratelli d’Italia, di avere macchinato per impedire al Comune e al sindaco di utilizzare il Teatro greco. Ed aveva annunciato per primo che, nonostante i concerti programmati all’Ara di Ierone, concluso il ciclo di spettacoli dell’Inda, la struttura in legno montata sulla cavea del teatro non sarebbe stata tolta. Motivo: a fine settembre ci sarebbe stato il G7 sull’Agricoltura e Ministero e Regione volevano “offrire” ai ministri e al pubblico uno spettacolo al teatro greco. Un modo di agire – aggiungeva indignato Italia – per favorire gli interessi degli amici e della propria fazione politica.
Poi, le serate al teatro greco sono diventate quattro, riunite in un’essenziale rassegna a coreografica trazione Peparini, impreziosita dall’ineffabile titolo di “Benvenuto G7 Agricoltura e Pesca”.
Si è trattato di uno degli indimenticabili risultati ottenuti nell’ortigiana Siracusa (o, a piacere, nella siracusana Ortigia) frutto della piena collaborazione fra lo staff del ministro Lollobrigida, alcuni maggiorenti di Fratelli d’Italia, l’assessora regionale al Turismo (anch’essa in quota Fratelli d’Italia) e l’amministrazione comunale di Siracusa guidata da Francesco Italia, nella doppia veste di sindaco e presidente dell’Inda, folgorato sulla via del Divino Expo.

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