![]()
Occorre tener conto del fatto che il Porto Grande, bene culturale di pubblico interesse sottoposto a specifica pianificazione e tutela paesaggistica, è un unicum inscindibile.
Quanto tempo occorrerà ancora alla Regione Siciliana per ‘sciogliere le riserve’ e finalmente consentire che possano concludersi le prime fasi dell’iter che porterà il Porto Grande di Siracusa e la Rada di Santa Panagia nella governance dell’Autorità di sistema portuale della Sicilia Orientale?
In sei mesi, da metà marzo di quest’anno, stando alle dichiarazioni del presidente dell’AdSP, l’ing. Francesco Di Sarcina, l’unico documento pronto, ma ancora in attesa di un ultimo passaggio, è il protocollo d’intesa tra i due enti, atto propedeutico all’assegnazione delle aree.
“Credo anch’io che sia oramai trascorso un tempo più che sufficiente per rendere operativo il subentro della Adsp del mare di Sicilia Orientale nella gestione dei porti di Siracusa secondo quanto come noto disposto dalla Legge n. 28 del 15 Marzo 2024 di conversione del D.L. 4 del 18/01/2024 – commenta l’avv. Giovanni Randazzo, portavoce del Gruppo di studio sul Porto di Siracusa costituitosi all’indomani dell’emendamento normativo proposto dal senatore Antonio Nicita –. In alcuni nostri interventi abbiamo sottolineato, oltre alle nuove opportunità determinate da tale novità, anche le possibili criticità. In particolare, preliminarmente, la circostanza che l’inserimento in questione avviene quando alcuni fondamentali atti, propedeutici al miglioramento delle strutture portuali, sono stati già da tempo adottati da detta Autorità di Sistema Portuale. Tra questi il documento di programmazione strategica e il piano operativo triennale circa le strategie di sviluppo delle attività portuali e logistiche, senza ovviamente che si sia potuto tenere conto del Porto di Siracusa, all’ epoca non ricompreso in AdSP.
Quello che quindi a questo punto sembra in ogni caso importante auspicare è che la AdSP sia in condizione di procedere con tempestività all’aggiornamento di tali atti, oltre che alla redazione del Piano Regolatore Portuale di Siracusa, strumenti fondamentali per delineare lo sviluppo e la destinazione delle aree portuali e retro-portuali, nonché per realizzare interventi di miglioramento delle infrastrutture in sintonia con le scelte operative che saranno assunte”.
Il presidente Di Sarcina ricorda però che, perché si avvii la nuova gestione, occorre una formale consegna da parte della Regione delle aree portuali interessate dal subentro. Non è forse questo uno degli aspetti più critici guardando al futuro della città? Non sarebbe auspicabile un coinvolgimento della comunità e di chi la rappresenta a livello istituzionale? Non ha anche Lei la percezione di un sostanziale disinteresse della città, o forse meglio di una dialettica alla quale non partecipa proprio l’interlocutore principale pur se non strettamente previsto dalla normativa di riferimento?
“Intanto va detto che in verità la normativa non prevede in via espressa che debba esserci alcun passaggio intermedio per l’attuazione dell’inserimento in AdSP dei porti di Siracusa menzionati, potendo ritenersi a tal fine efficace già il disposto legislativo che, nell’individuare le rade di Santa Panagia e del Porto Grande, sembra letteralmente riferirsi a tutte le aree ricomprese in tali rade, nella loro interezza.
Nondimeno è ben comprensibile, data la rilevanza della questione e la necessità della certezza dei rapporti giuridici, l’opportunità di procedere in via propedeutica e formale alla sottoscrizione di uno specifico verbale di consegna tra Regione Sicilia, in precedenza titolare della gestione dei porti in questione, e la AdSP subentrante.
Ma veniamo alla seconda parte della sua domanda, forse la più ‘scottante’. Se, come da qualcuno ipotizzato, e come sembrerebbe deporre anche il tempo già decorso dall’emanazione della norma nel Marzo 2024, si intende limitare il subentro in questione solo ad alcune delle aree ricomprese nella rada del Porto Grande, argomento su cui ci siamo interrogati nel Gruppo di studio, ritengo che ai fini della relativa decisione, nonché eventualmente ai fini della concreta individuazione delle dette aree, è assolutamente opportuno che si esprima anche il Comune, nelle varie proprie articolazioni.
Come già segnalato nel nostro comunicato alla stampa dello scorso luglio, il Porto Grande, dalla bellezza e storia mirabile e riconosciuto da tempo bene culturale di pubblico interesse sottoposto a specifica pianificazione e tutela paesaggistica, sembra integrare, anche sul piano della sua gestione, un unicum inscindibile, con interconnessioni tra le diverse attività che nella rada sono in atto espletate, anche in relazione alle interferenze reciproche che potrebbero determinarsi sia su tali attività che sul moto ondoso e sulle correnti marine.
Ne consegue che, per il caso in cui si propenda viceversa per una gestione parcellizzata di tale Porto (contrariamente a quanto sembrerebbe evincersi dalla lettera della norma) da parte di più Amministrazioni (AdSP da una parte e Regione e/o Comune dall’altra), le determinazioni correlative siano adottate sulla base di dati oggettivi, anche per prevenire un ipotetico caos amministrativo, laddove manifesto sarebbe in ogni caso l’interesse del Comune a partecipare in via preventiva ad un momento cruciale che richiede, sì, un ampio e tempestivo coinvolgimento della comunità cittadina.
Ci si attende quindi senz’altro che le Amministrazioni interessate, Adsp, Regione e Comune, ciascuna per quanto di competenza, tengano opportunamente aggiornati i cittadini circa le informazioni e indicazioni richieste”.

Commenti recenti