Sono trascorsi 6 mesi da quando, grazie a un emendamento presentato nel passaggio di conversione in legge del DL 18 gennaio 2024, n. 4 – “Disposizioni urgenti in materia di amministrazione straordinaria delle imprese di carattere strategico” (decreto ex Ilva) – dal senatore del Partito democratico Antonio Nicita, e condiviso da tutta la delegazione parlamentare siracusana, le rade di Santa Panagia e del Porto Grande sono state inserite nell’Autorità di Sistema del Mare di Sicilia Orientale.
Dal 6 marzo però non si è saputo più nulla se non dichiarazioni di intenti. Di concreto niente.
Leggiamo delle imponenti opere che si stanno realizzando a Catania e ad Augusta come anche, in minor parte, a Pozzallo, delle ingenti risorse impegnate dall’Adsp e inevitabilmente ci si interroga sul destino di Siracusa, sull’azione in merito dell’amministrazione comunale, sulle aspettative delle realtà imprenditoriali del territorio. Silenzio!
Abbiamo prima saputo dell’esistenza della bozza del protocollo d’intesa tra Regione e Adsp sulla linea di quello firmato per il porto di Pozzallo e poi, a fine luglio, del protocollo firmato, ma non lo abbiamo trovato né sul sito della Regione né su quello dell’Adsp. Perché?
Sono tantissime le questioni aperte. Ne indichiamo le principali.
Il Piano regolatore del porto. L’unico piano regolarmente approvato per Siracusa risale al 1919 (!), mentre lo schema di piano redatto nel 2003, e approvato dal Consiglio Comunale, non è mai stato formalmente adottato dalla Regione: è abortito per oscuri motivi. La nuova stesura è ormai compito dell’Adsp. L’ente locale avrà voce in capitolo?
Il Documento di programmazione strategica di sistema. Prima che il piano regolatore portuale sia adottato dall’Adsp, è prevista l’approvazione del Documento di programmazione strategica di sistema che individui appunto gli ambiti portuali intesi come delimitazione geografica dei singoli porti, comprensivi delle ulteriori aree, pubbliche e private, da assoggettare alla nuova giurisdizione. Il DPSS approvato dall’ADSP nel Febbraio 2020 fa ovviamente riferimento solo ad Augusta e Catania.
Il ruolo di Siracusa nel Comitato di gestione. Si sa che, nel comitato di gestione dell’ADSP, Siracusa non entrerà a pari titolo rispetto a Catania e Augusta. Il suo rappresentante avrà diritto di voto solo limitatamente alle competenza del porto rappresentato (Siracusa) ma è comunque prevista la possibilità di istituire un ufficio amministrativo decentrato che svolga le funzioni stabilite dal Comitato di Gestione. Sarà istituito? E quando sarà nominato il rappresentante della città?
Classificazione del Porto di Siracusa. Si tratta di una richiesta avanzata dall’avv. Giovanni Randazzo, portavoce di un Gruppo di studio che da mesi si incontra e si interroga su tutte le problematiche connesse al nuovo futuro dei porti di Siracusa. Nel 25 Giugno 2004 il Porto di Siracusa – nel marzo 2001 classificato di categoria II e classe II – è stato di fatto declassato a porto di categoria II classe III, cioè di rilevanza economica regionale e interregionale. Una differenza non irrilevante dal momento che, nel primo caso, spetta allo Stato l’onere di realizzare le opere di infrastrutturazione dei porti, nel secondo alla Regione. Sarà il caso di tornare alla classificazione del 2001 anche considerando che il Porto di Siracusa è ricompreso tra i porti della rete globale come riconfermato quest’anno?
Nell’individuazione della vocazione dei porti e delle aree portuali, retro-portuali e di interazione con la città, della loro delimitazione e ancora delle infrastrutture da realizzare come dei collegamenti con il territorio, ci sarà la possibilità per la città di incidere in qualche modo? Si ascolteranno le istanze del territorio prima? O dopo, a decisioni ormai prese?
E ancora: quale incidenza avranno nella programmazione generale i vincoli di tutela e salvaguardia che proteggono il Porto Grande, la vera ricchezza di Siracusa? E quale sarà il rapporto tra l’Adsp e l’iniziativa privata attualmente interessata alla realizzazione di alcune infrastrutture portuali? E l’abortito Marina di Archimede che destino avrà? E la questione dell’ex idroscalo, della sua smilitarizzazione, su cui un comitato di cittadini si è impegnato coinvolgendo la stessa amministrazione comunale?
Bene! Su tutto questo abbiamo intervistato il presidente dell’Adsp, l’ingegnere Francesco Di Sarcina, ma possiamo dire che, nonostante la sua cortesia e disponibilità, non abbiamo fatto alcun passo avanti nella conoscenza di quanto sta accadendo.
Il punto di partenza, dirimente, che toglie valenza a qualsiasi domanda, è la sua prima risposta: “Preliminarmente vorrei chiarire che, nonostante a luglio sia stato firmato il protocollo di intesa tra Regione e Adsp, ad oggi non abbiamo ricevuto ancora le consegne e le carte. Non sappiamo ancora quali saranno i limiti territoriali che ci saranno in concreto assegnati, immagino anche a causa del cambio di assessore avvenuto a luglio.
Prossimamente mi riprometto di contattare il nuovo assessore per tentare di chiudere questa vicenda e finalmente iniziare la gestione del porto.
Per questo credo, sia calato il silenzio. Semplicemente perché non è accaduto ancora nulla e non c’è nulla da dire… Per quanto mi riguarda ho già detto anche a lei in varie occasioni che mi occuperò dei singoli temi solo quando avrò le carte perché non sono un mago né mi interessa aprire dibattiti senza conoscere le cose”.
E quindi ne è conseguito che: ancora non si parla di nomina di un rappresentante per la città perché prematuro; che c’è l’intenzione di istituire l’ufficio amministrativo decentrato ma ovviamente appena possibile; che verranno ascoltate tutte le voci del territorio “sebbene lo sviluppo del Documento di programmazione strategica di sistema sia per legge a carico dell’Adsp, nel bene e nel male. Speriamo di occuparcene entro lo scorcio di anno in corso”; e infine che sarà possibile conoscere il contenuto del protocollo d’intesa, che risponde comunque a criteri standard tutto sommato, a quanto si comprende, poco significativi, quando “sarà restituito firmato dalla Regione” (sic!).

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