In un’intervista a La Sicilia di martedì 3 settembre, il sindaco di Melilli, nonché presidente della Commissione Territorio e Ambiente dell’Ars, Giuseppe Carta, ha ribadito la propria strategia sulla questione dell’Ias affermando che, se chiude l’Ias, chiederà alle industrie di assumere i dipendenti che hanno perso il posto di lavoro.
Questa strategia è fondata su un presupposto del tutto falso e cioè che l’eventuale chiusura dell’Ias sarebbe la conseguenza della sentenza con cui la Corte Costituzionale ha bocciato il decreto “salva Ias”. Ma quando mai!
La Consulta, su impugnativa del Tribunale di Siracusa, ha dichiarato parzialmente incostituzionale il cosiddetto decreto “salva Ilva” perché nella parte riguardante Siracusa non era previsto un limite temporale entro cui poter svolgere l’attività produttiva in deroga alla normativa ambientale. La Corte ha dato ragione ai magistrati siracusani e ha stabilito, analogamente a quanto previsto per l’Ilva di Taranto, un termine di 36 mesi per bilanciare le esigenze della produzione, del lavoro e dell’ambiente.
Se posso permettermi, onorevole Carta, il suo compito sia come sindaco che come presidente della Commissione Territorio e Ambiente dell’Assemblea Regionale Siciliana non è quello di prendere atto supinamente della volontà delle industrie di farsi i propri depuratori, moltiplicando i punti di scarico a mare e abbandonando al suo destino il depuratore pubblico. E non è neanche quello di trasformarsi in una sorta di “ufficio di collocamento” per rioccupare i perdenti posto dell’Ias.
Il suo compito, me lo lasci dire senza polemica, è quello di battersi perché la Regione, proprietaria dell’impianto, intervenga per risolvere tutte le criticità del depuratore per farne un efficiente presidio di contrasto all’inquinamento.
Secondo lei, onorevole Carta, senza il depuratore consortile (messo a norma, si intende) il contrasto all’inquinamento sarà più efficace o più aleatorio?
Ho l’impressione che le istituzioni siracusane e quelle governative non abbiano ben chiari i dati di contesto della nostra area industriale sulla quale, come vado ripetendo, pende l’accusa di presunto disastro ambientale, una controversia giudiziaria tra la Magistratura siracusana e il Governo nazionale il cui esito potrebbe far detonare la crisi con conseguenze serie sull’attività produttiva e sull’occupazione.
In questa situazione c’è bisogno di tenere la schiena dritta perché le esigenze produttive “non rechino danno alla salute, all’ambiente e alla sicurezza” (art. 41 della Costituzione).

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