La conferenza stampa della PFM per Ara World Fest

Evaporato in una nuvola rossaIn una delle molte feritoie della notteCon un bisogno d’attenzione e d’amoreTroppo, se mi vuoi bene piangiPer essere corrispostiValeva la pena divertirvi le serate estiveCon un semplicissimo “Mi ricordo”

Agosto si è aperto a Siracusa con il concerto della PFM all’Ara di Ierone nell’ambito dell’Ara World Fest voluto da Carmelo Bennardo.

Prima dell’esibizione, Franz Di Cioccio e Patrick Djivas, volti storici della Premiata Forneria Marconi, hanno incontrato la stampa siracusana per una piccola conversazione sulla band e il suo rapporto con Fabrizio De Andrè: due pezzi di storia della musica italiana che si sono incontrati e a dispetto delle diffidenze e delle polemiche hanno dato vita a un album storico e a un tour leggendario, quasi eterno.

Si parla del buen retiro di Faber, che all’epoca del progetto si occupava – da par suo, con la precisione che lo contraddistingueva, studiando – di una fattoria in Sardegna, delle perplessità poi superate verso la collaborazione con la PFM, fatta però non da strumentisti ma da musicisti che hanno “vestito” le parole di De Andrè in un connubio dove la musica non sovrastasse il testo, la parte letteraria che con la sua forza e la verità delle storie raccontate restava sovrano.

Evaporato in una nuvola rossaIn una delle molte feritoie della notteCon un bisogno d’attenzione e d’amoreTroppo, se mi vuoi bene piangiPer essere corrispostiValeva la pena divertirvi le serate estiveCon un semplicissimo “Mi ricordo”

Di Cioccio fa risuonare a mezza voce le parole di “Amico fragile” e poi Patrick insieme a lui dipana imbrogliandolo e svolgendolo il filo della storia: scorrono gli anni Settanta con il loro carico di creatività e di orrori – le stragi, il rapimento dello stesso De Andrè e Dori Ghezzi -, il metodo di lavoro di Faber insieme alla PFM (che divenne e restò un rocker dentro la propria musica e in quella della band), il conforto/ confronto di esempi come quelli di Trini Lopez e Amalia Rodriguez, il progetto del disco in studio, “un gran disco”, dice senza falsa modestia Franz di quello che resta un gioiello, la vera eredità di De Andrè portata nei teatri e nelle piazze per decenni, la gioia e la responsabilità di donare alle nuove generazioni le canzoni di un artista grande, un artista completo, unico, che rimarrà.

Ci salutano, Di Cioccio e Djivas, si accenna a Franco Battiato, alle nuove leve del progressive rock (come i Banaau, che hanno lavorato su T.S. Eliot e sul “Coriolano” si Shakespeare) che devono assumersi la responsabilità di narrare la propria storia come ha fatto la PFM, per la quale De Andrè si rifiutò di scrivere dei testi proprio per spronare i musicisti a esprimere il loro sguardo personale da cui guardare il mondo.

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