Alla maestra Lina piaceva abitare alla Turba: stradine silenziose, poche famiglie, un asilo sotto la protezione di S. Anna e la vigilanza dei carabinieri acquartierati nelle vicinanze. Anche se il nome “Turba “prometteva sfracelli, non vi era mai accaduto nulla di memorabile e Lina poteva così godersi in pace la pensione dopo anni di lavoro con i ragazzini di Ortigia che bollivano pensando al mare piuttosto che a verbi, ortografia e tabelline.
Di quegli anni lei conservava il fiuto da maestra di una volta ed il piglio deciso, ben consolidato nel corso delle generazioni. Da un po’ di tempo tuttavia la sua pace era sconvolta: strani tonfi provenivano giorno e notte dall’appartamento accanto al suo. La vecchia Lina non aveva requie, la “nuttata poi nun finiva mai ca nun puteva chiudere occhio”. Abbordava la vicina :”Ma lei nun sente nenti? Nun ci vole n’aricchia fina” e quella preferiva farsi i fatti suoi. Era inutile interpellare la confinante “ca si scantava macari dell’ummira sua e non si smuoveva mancu se ci cascava u muru”. Chiedere ai norvegesi che abitavano al piano di sopra? Capivano poco l’italiano, figurarsi le sottigliezze linguistiche del dialetto siracusano.
Alla fine fu noto quello che sapevano tutti ma stavano zitti. Era successo che il pizzarolo i cui tavoli occupavano lo storico cortile della casa di Lina aveva scoperto la liason tra sua moglie francese e il giovanotto coadiutore nell’impasto: marito ed amante avevano ciascuno 20 anni in meno di lei. La moda alla Macron era stata anticipata ad Ortigia ma con delle varianti. Il marito tradito aveva legato la moglie al letto, chiuso la porta a doppia mandata e buttato il di lei telefonino. Gelosia? Roba da stereotipi televisivi buoni per fare audience, quello era un triangolo innovativo! I soldi investiti nella pizzeria erano della moglie e i due uomini ci avevano fatto lo stesso pensierino tant’è che concordi e solidali avevano deciso di continuare a far pizze e pizzoli in attesa di trovare la soluzione per non perdere lavoro ed incassi. Chissà per quanto tempo la moglie, incaprettata mani e piedi, avrebbe battuto sul muro la testa rimasta libera se Lina, vigile ed attenta ai dettagli, non avesse chiamato i carrabbineri.
Elle.
N.B.: A cosa serve l’ora scolastica di educazione all’affettività per prevenire violenza e femminicidi se nel quotidiano non esiste una rete di solidarietà ?
(foto copertina da archivio Antonio Randazzo)

Commenti recenti