Sulla riforma Nordio il parere del dottor Domenico Brancatelli

Lo diciamo subito. A noi sembra che l’attenzione dei media, tutti concentrati sull’abolizione dell’abuso di ufficio proposta dal Ministro della Giustizia Nordio, abbia l’effetto di diluire l’importanza e la centralità delle altre misure, dal nostro punto di vista più significative per la loro ricaduta sul sistema della giustizia e dell’informazione, aspetto poco considerato nel dibattito odierno. Tuttavia abbiamo voluto chiedere un parere sull’argomento al dottor Domenico Brancatelli, già Procuratore Capo in diversi uffici giudiziari, nonché Presidente di Tribunale, e da tempo nostro referente per le questioni giuridiche.

Dottor Brancatelli, cosa pensa delle scelte del ministro Nordio?

Vorrei fare una premessa, necessaria. Siamo di fronte, al momento, a un disegno di legge, perfettibile come tutte le cose umane. Personalmente tuttavia condivido in pieno l’eliminazione dell’abuso di ufficio, norma spauracchio per gli amministratori che si vedevano incriminati anche per fatti di poco conto essendo ampia la portata della norma in cui poteva ritrovarsi tutto e il contrario di tutto (falsa l’affermazione che sono eliminati la corruzione e la concussione che invece restano). L’eccessivo e disinvolto utilizzo dell’abuso da parte di alcuni pm ha in pratica paralizzato l’attività di tanti amministratori che non firmavano più provvedimenti. Del resto la casistica di processi di abuso finiti nel 90% dei casi con un nulla di fatto la dice lunga su questo “abuso dell’abuso” da parte dei pm. Spesso, nel corso della mia attività di magistrato, ho assolto amministratori per violazioni di poco conto per le quali è sempre valido il detto “cu mangia fa muddrike“.

Condivide anche l’introduzione dell’obbligo di interrogare l’indagato prima che sia emessa un’ordinanza di custodia?

Sì. Sentirlo prima dell’arresto potrebbe chiarire o alleggerire la sua posizione ed evitare soprattutto una detenzione ingiustificata e comunque inopportuna. Non concordo invece sulla proposta di far emettere l’ordinanza custodiale a un organo collegiale, complicazione inutile in cui ci saranno gli immancabili contrasti tra i componenti con buona pace della celerità decisionale. Basta e avanza un giudice unico a decidere sull’arresto.

E sul potere d’appello del pm?

Sì, m solo se si limita ai reati di particolare gravità. In tal modo sarà eliminata o alleggerita la mole di gravami spesso irrilevanti (quelli in cui si chiede un aumento di pena) che affligge e paralizza i giudici di appello. Ma su questa modifica pesa un grosso dubbio di incostituzionalità. Giusto poi rimpolpare il contenuto della informazione di garanzia con una sommaria descrizione del fatto che consenta all’indagato di rendersi conto e comunque capire cosa gli si addebiti. Non basta snocciolare gli articoli del codice penale a chi spesso non ha conoscenze giuridiche e che dovrebbe avere un’esauriente informazione dei fatti contestatigli.

È d’accordo anche con il tentativo di mettere un bavaglio ai magistrati sul testo proposto?

Assolutamente no. Trovo del tutto fuoriluogo la reprimenda di Nordio sui magistrati che hanno pari diritto di critica sulle emanande leggi come tutti i cittadini. Il l problema non è semplice. L’Associazione Nazionale Magistrati è, in buona sostanza, il sindacato dei magistrati e ne diventa il portavoce e non si può impedirgli (non lo si è mai fatto) di dare un parere sulle proposte di legge che riguardino la categoria. Un conto è dare un preventivo parere prima che la legge sia emanata al fine di migliorarla, altra cosa sarebbe criticarla e disapplicarla in sentenza, il che sarebbe gravissimo, motivo di sanzione disciplinare

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