Campo pozzi, precisazioni dell’ass. Raimondo: “Non raccontiamo barzellette!”

Con riferimento all’articolo pubblicato dal giornale on-line La Civetta sono in dovere di fare alcune importanti precisazioni perché le affermazioni di alcune persone citate nell’articolo, e ivi virgolettate, contengono inesattezze talmente clamorose da smentire completamente le conclusioni alle quali esse arrivano, al di là del fatto che è assolutamente confutabile il dato di 26 milioni di metri cubi prelevabili nei pressi della Contrada San Nicola a monte di Pantalica dalla presa per la centrale Petino.

Sia i dati delle acque turbinate negli anni dalla suddetta centrale idroelettrica, che le misure di portata effettuate, con stazione ora in telemisura, tra l’altro controllabili attualmente online, dal servizio idrografico, poco a monte della presa, mostrano una portata media annua, comprensiva dei picchi di piena non utilizzabili, che approssima i 700 litri al secondo, per un totale annuo di circa 11 milioni di metri cubi. Del resto l’anno in cui la centrale di Petino ha turbinato più acqua in una serie storica di dati che va dal 1964 al 1993 è stata pari proprio a 12 milioni di metri cubi.

Sarebbe importante che ci si dotasse anche di studi più credibili di quello della Sogesid e sarebbe interessante anche capire come essi sono stati validati (e se sono stati validati visto che risulta che molte delle amministrazioni ricadenti nel nostro territorio non abbiano fornito dati). Si omette di citare quanto io assessore Raimondo ho dichiarato relativamente al fatto che a monte della presa di Contrada San Nicola sopra Pantalica conferiscono i corpi recettori degli scarichi fognari più o meno depurati di ben quattro comuni per una popolazione complessiva di circa 15.000 abitanti e che l’acqua soprattutto nei periodi di scarsa miscelazione con quella naturalmente presente non presenta caratteri organolettici buoni.

Si fa riferimento ad analisi riferite ad altre prese lungo l’antico canale Galermi che possono afferire a quel sistema certamente ma andrebbero comunque miscelate per raggiungere quantitativi di un certo valore con quelle provenienti dalla centrale Petino. Forse per fare impressionare utilizzando la parola milioni anziché metri cubi si cita che la capacità di stoccaggio è di ben 650 milioni di litri. Facendo la dovuta trasformazione in metri cubi, unità di misura quest’ultima più consona quando si parla di questo tipo di grandezze, ci si rende conto che tale capacità di stoccaggio (65.000 metri cubi appena) è sufficiente a soddisfare il fabbisogno della città di Siracusa per appena un giorno e mezzo, basta fare una semplice divisione. Tenendo conto che la portata estiva della presa della centrale Petino scende abbondantemente sotto i 200 litri al secondo e tenendo conto che le concessioni per gli usi agricoli impegnano quasi tutta la portata delle prese del canale Galermi nelle parti a valle di Pantalica, Calcinara e torrente Ciccio, mantenere una portata emungibile da pozzi di solo 150 litri al secondo manderebbe Siracusa a secco in meno di due giorni. Non scherziamo con le cose serie.

Si dichiara che il serbatoio di alimentazione della città di Siracusa sia in contrada Tremmilia cioè a quota sufficientemente più bassa della vasca Monteforte al fine di evitare il sollevamento con costi energetici. Peccato che i serbatoi di alimentazione alla città di Siracusa siano in località Bufalaro e Teracati (non viale Teracati ma sopra il teatro greco) cioè a quote nettamente più alte della Contrada Tremmilia e che quindi sarebbe comunque necessario un sollevamento. Altrimenti andrebbe realizzato il potabilizzatore non nei pressi della vasca Monteforte ma molto più a monte, cioè al di fuori del territorio comunale di Siracusa.

Usciamo dalle banalizzazioni non raccontiamo storielle e non mettiamo a rischio le risorse di Siracusa lavoriamo per annullare gli scarichi fognari a monte del bacino dell’Anapo, lavoriamo per rendere utilizzabili le acque superficiali del fiume Anapo e di tutte le derivazioni attualmente esistenti, garantiamo al fiume un deflusso minimo vitale come la legge e la tutela degli ecosistemi prevedono. E soprattutto non raccontiamo barzellette ai siracusani.

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