IL RICORDO DI
GIOVANNI RANDAZZO:
Sembra che oggi anche questo cielo plumbeo che incombe sulla Città partecipi per il Lutto, il senso di vuoto che ci ha attanagliato questa mattina lasciandoci tutti attoniti, alla notizia della scomparsa dell’ Avv. Corrado Piccione, che della Città era il figlio prediletto e nel contempo l’ ultimo Padre. L’ avevo visto l’ ultima volta a Maggio, ero andato a trovarlo con Pippo Ansaldi e Corrado Giuliano per il suo compleanno, ne compiva 99 e confesso che ero emozionato.
Sapevo che stava male, con tanti acciacchi, ma non il suo spirito indomabile, era crollato dopo la morte della sua amatissima Lisetta. Lo abbiamo trovato purtroppo immobile nella poltrona, non poteva più parlare, ma comunicavano i suoi occhi luminosi come sempre, quello strano connubio dove l’intelligenza insopprimibile ed i lampi di acume erano mitigati da una specie di benevolenza e tolleranza diffusa che sempre più ne contraddistingueva lo sguardo con il passare degli anni. Non poteva parlare ed allora al momento del commiato, ci volle baciare le mani, con un gesto antico: “baciamo le mani”, come si diceva un tempo, ed il ricordo di questo atto incredibile, inatteso e nobile, ancora ci accompagna e commuove. Noi avvocati abbiamo perso soprattutto il nostro Decano, il punto di riferimento di sempre.
Mi ricordo quando all’inizio della professione mi dovevo avvicinare a lui per qualche motivo, sempre con soggezione (si era ancora al vecchio Tribunale di Piazza della Repubblica) ed io ero un ragazzetto appena arrivato; ma lui, seduto, ogni volta si alzava in piedi per parlare con me, come con chiunque. Chi lo fa più?
Era un appassionato del suo lavoro, ha forgiato e formato generazioni di colleghi, eccelleva in tutte le discipline del Diritto, grande Retore, esponente di una scuola prestigiosa, con la sua voce possente e carismatica dava il meglio di sé nella difesa degli umili, secondo la propensione che lo ha accompagnato per tutta la vita. A me ha insegnato soprattutto ad amare la mia città. Esprimeva un impegno civico costante, una attenzione instancabile per la sua adorata Siracusa, sapeva battersi con forza per il bene comune, come si dice, ma nel contempo manteneva rispetto per ogni persona. Si è occupato nei suoi scritti delle condizioni dei carcerati ed in genere dei deboli, ma anche dei fatti di Siracusa. Nei suoi libri ha descritto tante figure della nostra terra, avvocati e non, con lo sguardo di chi sa scorgere ed apprezzare l’unicità, la genialità divina di ogni essere e che rimane indulgente, pur vedendoli, verso i difetti con cui ciascuno combatte.
Si sapeva che stava male, era una notizia, quella della sua morte, che sapevamo doveva prima o poi arrivare, ma ne scacciavamo il pensiero. Il suo posto eterno era là nella sua Piazza Duomo davanti la Cattedrale, l’Antico Tempio della Città, un saggio che dalle pieghe di un corpo rimpicciolito e sofferente, comunicava costante il suo esempio di bontà ed indicava ai suoi concittadini una strada diritta di civiltà.
Noi tutti oggi siamo orfani, non soltanto il figlio ed i suoi familiari che abbracciamo con grande partecipazione. Se ne è andato un Maestro di vita, ma Lui rimarrà nella memoria dei luoghi e delle anime di questa Città. Grazie per tutto quello che fino all’ ultimo ci hai dato.
Baciamo le mani, avv. Piccione, carissimo Corrado.
IL RICORDO DI
CORRADO V. GIULIANO:
Molti meglio di me ricorderanno Corrado Piccione, la sua presenza, la sua personalità complessa, la sua fede laica nella necessità di spendersi per affermare quei valori repubblicani e democratici che egli ha professato da intellettuale e da avvocato principe, senza alcuna soluzione di continuità per quasi ottanta anni della sua lunga vita,
Non parlava mai di se stesso, della sua tormentata e combattuta testimonianza politica e professionale di primissimo piano; inutilmente lo avevo invitato a scrivere della Sua esperienza, mi sorrideva e passava ad altro, tra le carte e le librerie stracolme del suo indimenticabile studio in quel tavolo da lavoro ed insieme di letture, di riflessioni strapieno di carte, libri, riviste che facevano spesso da confine accogliente per l’interlocutore.
Quasi ottanta anni se consideriamo che già dal 1944, con l’ingresso degli Alleati in Sicilia fu tra i giovanissimi, il primo a riportare i forti ideali in rappresentanza dei vecchi partiti dell’anteguerra che nel frattempo si erano ricostituiti e degli altri di nuova formazione, insieme ad Eduardo Di Giovanni, già navigato ed influente politico, Piero Fillioley, Giuseppe Agnello, fondatore del partito popolare di Sturzo, Raffaello Caracciolo, Michele Lo Magro, Ugo Gianformaggio, Santino Amato, Giacomo Calandrone e tanti altri, di ispirazione ideale diversa ma uniti dalla ferma fede antifascista e che avrebbero costituito la prima classe dirigente della nuova Repubblica.
Ricordo soltanto che fu uno dei più brillanti eletti nel primo Consiglio Comunale di Siracusa del dopoguerra nel ’46, amico di Dossetti e di La Pira, quasi costretto a furor di popolo, e nonostante il suo carattere schivo, a rappresentare l’appena nata Democrazia Cristiana in tutte le circostanze nelle quali era necessaria una voce autorevole, colta e disinteressata
Nel 1953, candidato favorito da dirigente dell’Azione Cattolica, alla Camera dei Deputati nelle politiche del giugno di quell’anno, la sua mancata elezione, frutto di una manipolazione di preferenze in Provincia di Catania, suscitò nella città sconcerto e grande amarezza.
Delegato regionale dell’Amministrazione Provinciale di Siracusa dal 1956 al 1959, fondatore di tutte le istituzioni siracusane dell’economia della ricostruzione.
Rappresentava l’anima progressista del partito cattolico appena ricostituito.
Poi per i sessanta anni successivi, ritiratosi dalla politica attiva per le derive che aveva preso il partito cattolico di maggioranza relativa, inconciliabili con la sua visione di disinteressato servizio e di esercizio del potere, e sino a qualche mese fa, quando ancora interveniva lucidamente sulla stampa, ha dato un costante instancabile esempio di cittadinanza attiva, si direbbe oggi, di generose testimonianze di esercizio dei pieni diritti politici e sociali da Cives, dalla parte della legalità pubblica da esercitare in quanto partecipi di una Comunità, al di fuori dell’esercizio di qualsiasi potere.
I suoi libri, la sua vita, della quale ho fatto appena un cenno ancora incredulo per la perdita di questo padre spirituale della città, meritano ora una ricostruzione attenta della sua grandezza di uomo, di intellettuale, di avvocato e di cittadino.

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