Incendio Ecomac: occorrerebbero una cabina di regia e una comunicazione più efficace (prima parte)

Di fronte al fuoco del 22 agosto, che ci ha gettato tutti, chi più chi meno, nell’ansia di un’emergenza che è sembrata senza fine, la prima reazione è stata sicuramente di rabbia e sfiducia verso le istituzioni, le aziende, gli uomini e anche lo stesso imponderabile.  A freddo, calmate le acque e finito lo stato emergenziale, si può passare a riflettere sull’accaduto perché è doveroso cercare di capire se tutto sia stato gestito al meglio o viceversa se abbia regnato la confusione. Questo per trarne spunti per il futuro perché un fatto analogo non si ripeta, o possa essere risolto con minor danno. Siamo oggi abbastanza lontani dall’incidente da poter porre domande in maniera serena a chi di dovere, ma ancora tanto vicini da dover richiedere con rigore il prosieguo delle necessarie attività di controllo.

Prima di porre domande è però opportuno tentare di analizzare in maniera un minimo strutturata quanto fatto per comprendere se sia stato congruente con l’obiettivo di minimizzare i danni.

L’incendio è scoppiato verso le 17 del 22 agosto; chi era all’aperto se n’è accorto subito per il grande pennacchio nero che sovrastava una vasta area ed è stata una corsa a cercare notizie utili. Un susseguirsi di video brevi, supposizioni, tam tam sui telefonini in attesa delle comunicazioni “ufficiali” che alla fine sono arrivate. Tutti i comuni coinvolti, verso le 18, hanno rilasciato una prima stringata comunicazione sui social media assicurando che l’evento non aveva coinvolto la zona industriale e che i VVFF erano già sul posto, poi, dopo circa un’ora, hanno rilanciato un secondo avviso col consiglio di stare chiusi in casa. Il giorno successivo l’ARPA ha confermato la sua attività in campo già dalla notte per prelevare campioni di aria e il 24 agosto ha fatto conoscere le prime risultanze sulla qualità dell’aria, relazione poi aggiornata il 25.

Ora la prima domanda. Nella sostanza, se non nella ufficialità, il “Settore Pubblico” sembrerebbe aver lasciato marginalmente sguarnito il campo dell’informazione. Al primo comunicato in molti avranno risposto: “Ce ne eravamo accorti!”. Al secondo, con qualche sconcerto: “E ce lo dici solo ora?” E intanto, nell’attesa delle prime notizie dall’Arpa, i media si sono scatenati trovando campo libero e facendo il proprio legittimo lavoro, ma “generando ansia” loro malgrado.

Si sarebbe potuta gestire meglio la comunicazione ufficiale dando contezza della vigile attenzione egli organi preposti che, come vedremo, in realtà sembra esserci effettivamente stata? E come?

Nel 2018 i comuni di Melilli e Priolo avevano presentato come imminente l’utilizzo del sistema “Alert System” che avrebbe loro consentito l’invio di comunicazioni urgenti sui telefoni privati, previa adesione del cittadino. Non sappiamo se l’iniziativa sia stata portata avanti ma certo è che, se il sistema è già attivo, andrebbe pubblicizzato e incentivato per massimizzare la platea degli utenti.

In eventi come quello occorso, uno dei primi obiettivi dovrebbe essere quello di non consentire che paura e ansia per eventuali catastrofiche conseguenze attanaglino le comunità. Piuttosto che lasciare a ogni primo cittadino il compito di informare con tempestività i propri concittadini, sarebbe auspicabile la presenza di un’unica cabina di regia con un unico ufficio stampa deputato a dare messaggi univoci; i comuni potrebbero collegarsi in videoconferenza.

I messaggi lanciati dalla sala stampa dovrebbero essere proattivi, non semplicemente comunicare “c’è un incendio e non è nella zona industriale”, avviso che potrebbe di per sé essere inutile perché su fatti già noti. Piuttosto qualcosa di questo tipo: “Come a voi già noto c’è un incendio in zona San Cusumano. È stato individuato in un’azienda di deposito e trattamento rifiuti. Non si tratta di impianto a rischio di incidente rilevante. I vigili sono già sul posto. Considerata la molteplicità di rifiuti diversi in stoccaggio si consiglia al momento in via del tutto prudenziale di chiudersi in casa con finestre chiuse. L’Arpa è stata incaricata di fare con urgenza campionamenti di qualità dell’aria. Seguiranno ulteriori comunicazioni”, ma questo è solo un esempio.

Inoltre una cabina di regia potrebbe funzionare da punto di raccolta e distribuzione dei comunicati dell’Arpa, della Protezione Civile e di altre organizzazioni coinvolte; andrebbe creato un unico sito internet di facile accesso su cui tutti possano trovare in tempo reale comunicazioni e documenti sull’incidente. Qualunque documento pubblico dovrebbe essere redatto senza particolari pudori o reticenze ma essere completo riportando in maniera asettica tutte le informazioni che il pubblico richiede. Le evidenze sorte dalle indagini sulle cause dell’incidente dovrebbero essere rese di pubblico dominio con i correttivi necessari adottati per il futuro (sempre sullo stesso sito). L’uso di comunicazioni in emergenza via telefono andrebbe, ove esistente, incentivato al massimo.

(continua seconda parte)

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