L’analisi di Giorgio Pasqua (M5S) sulla crisi industriale e i fondi PNRR. “Solo Solarino ha fatto la scelta giusta”

“A breve ci sarà la normativa relativa alla vendita dei terreni dell’ASI in zona industriale che porterà a una diminuzione del 50% del prezzo, già abbastanza basso. Significherà la possibilità di promuovere iniziative come quella di imprese che vi potranno impiantare impianti fotovoltaici più facilmente”.

È questa la prima notizia che ci dà il parlamentare regionale del M5S Giorgio Pasqua.

Ma è soprattutto uno il nostro impegno: quello di far conoscere la facilità progettuale del reperimento dei fondi europei da parte dei Comuni. Ne abbiamo parlato con tutti i sindaci della provincia, ovviamente senza distinzione di colore politico. Ma abbiamo visto la mancanza di volontà nel mettere in campo gli strumenti necessari per una progettazione che in fondo è più semplice da fare che da dire. Soltanto il sindaco di Sortino si è mosso raschiando dal fondo del barile del suo bilancio 15.000 euro, con i quali ha incaricato due ingegneri progettisti che hanno apportato al Comune la somma di ben 17,5 milioni in fondi europei da spendere per scuole, strade, ecc. Per un Comune come Sortino è una grande somma. Mentre vi sono Comuni – penso, a quello di Floridia, economicamente messo male, come Priolo e altri d’altra parte – che non si muovono e i loro sindaci non possono trincerarsi dietro la mancanza di tecnici perché quanto fatto da Sortino insegna. Ho visto fare progettazione, per un evento jazz, ad alcuni ragazzi che mi spiegavano la facilità degli strumenti attuali, eppure enormi somme destinate a questo territorio vanno perdute.

Come lo spiega?

Penso che la verità stia nell’attrazione alla carica da parte degli amministratori, non un impegno da riporre nei loro programmi che significa sforzarsi continuamente, darsi da fare per il bene della comunità.

Cosa dire riguardo alla crisi industriale?

Noi del Movimento 5 Stelle stiamo cercando di capire come intendono muoversi le imprese.

La Sonatrach ha deciso di impegnarsi su una strada, quella dell’investimento negli oli lubrificanti anche per le auto ibride ed elettriche, ottenendo un posto da leader in questo campo. Questa iniziativa ha trovato una giusta collocazione nel mercato e rientra nel Pnrr. La Sasol si è posta nella fabbricazione di prodotti di detergenza, una scelta moderna. Poi anche l’Erg Power rientra nei piani del Pnrr con la richiesta di investimenti per la sua proposta di progettazione del raddoppio di produzione delle pale eoliche. Oramai l’azienda è il primo operatore eolico in Italia e tra i principali in Europa scegliendo di adottare questo modello di business orientato allo sviluppo sostenibile.

Invece la Lukoil?

Purtroppo la multinazionale russa rimane rigida nelle sue posizioni. Qualche anno fa i suoi dirigenti ci dicevano di vedere un futuro roseo per la raffinazione, che sarebbe durato almeno 40 anni. Adesso la situazione economica è peggiorata per il loro settore e i margini di profitto sono diminuiti e mi chiedo cosa raccontano ai loro azionisti. Quali sono i loro programmi per il futuro? Sappiamo che costruire una raffineria in Russia costa 400 milioni di euro avendo poi un’occupazione pagata meno rispetto all’Italia. Per questi motivi ci chiediamo cosa pensano di fare. Se vogliono cambiare la loro collocazione di mercato qui per trovare una soluzione hanno la facilità di decine di ingegneri a disposizione. Invece rimangono fermi nella posizione di chiedere e cercare d’ottenere, in tutti i modi, denaro per futuri investimenti che astrattamente dichiarano.

Crede alle loro intenzioni d’investire?

Per nulla. Hanno dichiarato ultimamente alla società di consulenza Izi – che ha fatto un report dopo aver ascoltato tutti i protagonisti (sindacato, Comuni, confindustria, industrie, ecc.) del polo industriale – di essere disposti a investire 1,8 miliardi di euro in zona. Ma questo l’ho sentito già più di un anno fa. Poi vediamo i loro progetti inviati a Roma e rigettati su investimenti per nulla legati ai dettami del Pnrr. A me sembra che la Lukoil voglia applicare il modello Termini Imerese, quello che usò la Fiat quando fece spendere miliardi di lire alla regione e Stato per l’occupazione di alcune migliaia di operai e poi dopo una decina di anni chiuse tutto e andò via. Qui potrebbe succedere la stessa cosa e anche più velocemente dato che si è già aperta la porta con l’avvenuta dichiarazione di stato di crisi complessa firmato anche dalle parti sociali. Potrà essere la porta per l’apertura di ammortizzatori sociali.

Quali allora le prospettive?

Per i suoi 600 occupati e il residuo limitato indotto potrà esserci una cassa integrazione, prepensionamento, mobilità perché è probabile una sua ristrutturazione con chiusura d’impianti. Ripensando a una chiusura della Lukoil rivedo la costa di marina di Melilli che ha subito quella tragedia e ne rimango molto amareggiato.

Novità sulle bonifiche?

C’è da lavorare; ci deve essere maggiore impegno politico prelevando da altri fondi perché il Pnrr non li contempla. L’apertura di questo settore sarà importante per l’occupazione in zona oltre alla migliore qualità e salute per tutto il comprensorio.

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