Ed è di nuovo allarme! Covid-19 e Siracusa: una liason dangereuse

Era il 15 Maggio del 2020 e l’allora Direttore Sanitario dell’ASP di Siracusa Anselmo Madeddu, al termine di un’incalzante intervista concessa a Toi Bianca e pubblicata su La Sicilia, concludeva le sue dichiarazioni affermando “E così oggi siamo tra le ASP con i tassi d’incidenza più bassi e con il tasso di guarigioni più alto in Sicilia. Insomma, perché oggi che ho il vinto il campionato dovrei    dimettermi?”

In realtà le cifre cui si aggrappava Madeddu erano nettamente errate per difetto e ciò divenne lampante quando l’Istituto Superiore di Sanità nel giugno del 2020 pubblicò il ricapitolo definitivo dei dati ufficiali mostrando che le previsioni realisticamente fatte dall’autore dell’articolo pubblicato dalla Sicilia in data 29 Aprile 2020 (i numeri non sono pazzi ma è una pazzia prenderli per buoni) erano esatte al millimetro. Gli effetti non banali della prima ondata dell’epidemia a Siracusa vennero successivamente certificati dal bollettino Istat del Luglio 2020 dal quale risultò che la famosa mortalità standardizzata sempre invocata da Madeddu a Siracusa aveva raggiunto il valore di 9,3 x 100.000 abitanti, la più alta in Sicilia dopo la provincia di Enna che all’epoca dovette affrontare la tragica epidemia di Covid all’interno della struttura di ricovero specialistica Oasi di Troina.

Se proviamo a far scorrere come fotogrammi nella nostra memoria i fatti di quel periodo, ci passano davanti il caso Rizzuto, il  “pugno allo stomaco” di Report, la petizione promossa dall’architetto Patti per chiedere la destituzione del Dirigente Generale, l’ospedale epicentro della diffusione dell’infezione, il drammatico filmato dell’infermiere mascherato, i protocolli e i percorsi dell’Infection Control all’interno del P.O. Umberto I largamente insufficienti  come certificato dall’assessore alla sanità Razza costretto a inviare una commissione per riscriverli di sana pianta , la carenza dei DPI e l’aspra querelle del Direttore Generale con i medici di medicina generale, una lunga catena di defenestrazioni di Dirigenti Medici e Amministrativi che portò alla fine (in cauda venenum)  alla sostituzione di Madeddu con l’attuale Direttore Sanitario Salvatore Madonia all’epoca presentato dal DG come “epidemiologo esperto Covid”  sulla base di ignote prove di “expertise”.

Tutto ci ricorda che l’impatto della prima ondata epidemica, in Sicilia complessivamente mite perché il carico di infezioni fu da 10 a 20 volte inferiore a quello raggiunto nelle successive ondate, fu invece traumatico su Siracusa e sulla sua fragile struttura sanitaria che ha il peccato originale di essere troppo vicina  a uno dei due giganti della sanità siciliana, Catania (l’altro è Palermo), città dotata di numerose strutture ospedaliere pubbliche e private che hanno grandi capacità e vocazione ad  attrarre pazienti di altre province .

A distanza di più di un anno da quel periodo che sembra così lontano e mentre la Sicilia e l’intero paese stanno affrontando la quarta ondata epidemica, i cittadini siracusani avvertono la legittima necessità di sapere come la sanità siracusana sta affrontando questa ennesima fase critica.

L’odierna quarta ondata in realtà ha avuto proprio in Sicilia la fase prodromica. Dalla fine di Luglio infatti,  in coincidenza con l’allentamento delle misure di prevenzione (passaggio alla zona bianca), l’arrivo nell’isola di turisti da altre regioni, la diffusione della variante delta caratterizzata da una maggiore trasmissibilità  e il netto ritardo dell’isola nel processo di vaccinazione di massa, il numero degli infetti in Sicilia è andato progressivamente aumentando, raggiungendo il picco alla fine del mese di agosto quando si sono contati più di 21.000 soggetti infetti, un quinto di tutti gli infetti nel Paese. Dall’inizio del mese di settembre per sei settimane consecutive le nuove infezioni si sono ridotte portando il numero complessivo degli infetti a circa 7.000, ma dalla metà di ottobre in coincidenza con l’incremento delle infezioni in diverse regioni d’Italia specie nel Nord est (Friuli Venezia e Giulia, Provincia di Bolzano e Veneto), la curva delle nuove infezioni ha ripreso nuovamente a crescere.

Nella settimana tra il 25 e il 31 Ottobre l’incidenza delle nuove infezioni è stata in Sicilia pari a 51,35/100.000 ma l’ultimo bollettino settimanale pubblicato dal DASOE (Dipartimento per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico) Regionale Siciliano mostra ampia disomogeneità nella distribuzione delle nuove infezioni da provincia a provincia.

In diverse province l’incidenza media è significativamente inferiore al valore medio: a Ragusa ove si raggiunge il valore più basso il 12,38 / 100.000 abitanti, ad Agrigento 28,34, a Palermo 32,61,  a Trapani 36,22 e ad  Enna 39,20. Purtroppo in altre province l’incidenza di nuove infezioni è ben maggiore del valore medio, ciò avviene a Catania 79,96 / 100.000 abitanti, Siracusa 76,59, Messina 75,83.

I dati presentati nell’ultimo Bollettino regionale mostrano anche che le province con minore incidenza di nuove infezioni sono quelle dove ci sono anche meno pazienti ricoverati e minore pressione sulle strutture sanitarie. Queste province risultano essere anche quelle più virtuose nella campagna di vaccinazione di massa: Palermo ha 85,27% di soggetti che hanno praticato la prima dose, Ragusa segue a breve distanza con l’84,99 % e Agrigento, provincia che storicamente non ha mai brillato in campo sanitario, raggiunge un lusinghiero 83,96%.

Purtroppo le tre province che stanno sotto il livello medio di vaccinazione regionale: Messina 74,72%, Catania 77,59%, Siracusa 79,01% sono anche quelle con la più alta incidenza di nuove infezioni e di nuovi ricoveri.

Questi dati pubblicati il 4 Novembre confermano che sulle strutture sanitarie della provincia di Siracusa, nella quale nell’ultima settimana si sono registrate circa 300 nuove infezioni, permane una pressione significativa di pazienti Covid. È possibile stimare tra 40 e 50 i pazienti ricoverati per Covid nella prima settimana dì novembre nelle varie strutture di assistenza della ASP  con i posti di degenza presso Malattie Infettive e Pneumologia del P.O. Umberto I completamente occupati, un minor carico di pazienti nelle strutture più periferiche, mentre nell’area di terapia intensiva viene assistito un solo paziente. La prevalenza dei pazienti ricoverati non vaccinati che in Sicilia è tra 82 e 83%, a Siracusa è ancora più netta e schiacciante (circa il 90%) e si conferma un trend che è regionale e mondiale di infezioni nettamente più severe tra i pazienti non vaccinati rispetto a quelli vaccinati, anche se la letalità rimane stabile.

I reparti direttamente coinvolti nell’assistenza al Covid sembrano in questa fase dotati di personale medico e infermieristico numericamente adeguato e hanno superato fasi critiche anche recenti di carenza di personale, in parte dovute a pensionamenti in parte a malattie degli operatori, e riescono tutto sommato a far fronte al carico di ricoveri e di gestione di ammalati.

Tutto il resto delle strutture sanitarie del P.O Umberto I, in conseguenza della  grave carenza di personale medico e infermieristico più volte denunziato dalle organizzazioni sindacali, appaiono depotenziate: l’area internistico-geriatrica, a fronte degli oltre 60 posti letto pre-Covid, mantiene solo un quarto dei posti letto (15), diverse unità operative chirurgiche mantengono livelli di operatività sensibilmente  inferiori a quelli degli anni 2018-19, permane una massa critica di pazienti gestiti in area grigia di emergenza e che non riescono a trovare posto letto nelle UO di competenza.

I cittadini siracusani che si ammalano di Covid hanno a disposizione le stesse cure dei cittadini siciliani ed italiani, salvo forse per gli anticorpi monoclonali che a Siracusa sono stati utilizzati solo marginalmente specie in confronto al tasso di utilizzazione che è stato raggiunto nei Covid Center di Catania. Non è chiaro ad oggi perché questo sia avvenuto, se per mancanza di volontà di applicazione di protocolli o per deficienze strutturali o per mancata disponibilità dei farmaci. Speriamo che questi farmaci, in attesa di quelli che si annunciano per il futuro il Molnupiravir inibitore di tutte le polimerasi e il Paxlovid primo inibitore delle proteasi di cui Pfizer ha appena presentato i risultati molto promettenti di una interim analysis di uno studio di fase 2/3, ove superino i test di valutazione delle agenzie addette alla registrazione dei farmaci, vengano messi a disposizione anche dei cittadini siracusani.

In questo panorama con luci e ombre non possiamo nascondere la stanchezza, il pessimismo e il senso di impotenza di molti operatori sanitari che sono costretti a lavorare in un sistema sempre più disgregato nelle sue componenti, impoverito sotto il profilo numerico, professionale umano e culturale, in una incomunicabilità ancora più stridente tra una componente tecnico professionale messa all’angolo, disunita, stressata, impotente, scoraggiata, e una tecnocrazia burocratica così tanto slegata dal vero contesto clinico assistenziale e sociale, quanto arrogante e forte. E questo mentre la politica è assente oppure, ove presente, interessata a ben altro che ad assicurare equità, appropriatezza, accessibilità, modernità.

In conclusione una situazione epidemiologica non certo positiva per Siracusa che esercita un’eccessiva pressione su una sanità fragile e in permanente difficoltà nella quale gli operatori sono stanchi e disorientati e tutto ciò invita ad attenta riflessione sia i cittadini siracusani, specie quelli che ancora ritardano a vaccinarsi contribuendo alla esacerbazione dell’epidemia e mettendo in pericolo le loro stesse vite, sia la classe dirigente e la politica di questa città da troppo tempo incapaci di incidere realmente sulla società e sulla qualità di vita dei cittadini siracusani.

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