Ha allertato non poco la notizia che Siracusa risultasse esclusa dal finanziamento di 116 mln complessivi per i progetti di rigenerazione urbana dei comuni siciliani. Si tratta infatti molto verosimilmente solo di un rinvio delle risorse necessarie a realizzare le due proposte presentate da Siracusa nell’ambito del Piano Nazionale della Qualità dell’Abitare (PinQua) di cui abbiamo spesso parlato
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Forse si è trattato solo di “agile speme” (alla manzoniana) quella che ha indotto il sindaco Francesco Italia a parlare già a luglio di progetti finanziati quando in realtà allora si era avuta notizia solo di quali fossero i progetti ammissibili. Il Decreto del Governo appena pubblicato, come ci spiega il deputato del M5S Paolo Ficara, ne finanzia solo i primi 151 che assorbono le risorse al momento disponibili di 2,8 mld.
“Se qualcuno dovesse rinunciare è evidente che si scorrerà la graduatoria e potrebbe toccare subito a Siracusa i cui progetti sono in 168ma e 177ma posizione. Altrimenti si dovrà aspettare il nuovo finanziamento che sarà indicato in Legge di Bilancio come scritto nel Decreto. Sono risorse che non credo proprio che Siracusa perderà”.
Sperando che sia di buon auspicio l’aspettativa di Ficara, e non le parole del ministro Enrico Giovannini: “Proprio per le ricadute positive di questi progetti sulle comunità e sui territori auspichiamo che le Regioni e le altre amministrazioni locali riescano a trovare fondi aggiuntivi per realizzare quegli interventi che, pur avendo superato positivamente la valutazione di merito, non hanno un’adeguata copertura finanziaria”, è forse utile riportare alcune informazioni.
Il Piano per la Qualità dell’Abitare è stato inizialmente strutturato sulla scorta di finanziamenti nazionali pari a 800 milioni di euro ed è stato individuato come centrale nell’azione del Ministero che, con la nuova organizzazione varata a giugno 2021, ne ha assunto il ruolo di promozione e coordinamento attraverso la “Direzione generale per l’edilizia statale, le politiche abitative, la riqualificazione urbana e gli interventi speciali” (cambiando il nome del Dipartimento di riferimento in modo da rendere espliciti gli obiettivi in tale ambito). Di conseguenza, alle risorse originariamente previste per il Programma sono stati aggiunti i 2,8 miliardi di euro a valere sul Pnrr oggetto del decreto firmato il 7 u.s.; i progetti giudicati ammissibili sono stati selezionati nei mesi scorsi dall’Alta Commissione per l’attuazione del programma, sulla base di indicatori di impatto sociale, culturale, economico finanziario e tecnologico.
“In coerenza con i tempi di realizzazione delle opere del Pnrr – ha comunicato il Ministero – gli interventi ammessi al finanziamento dovranno essere realizzati e resi fruibili entro il 31 marzo 2026, una scadenza più ravvicinata rispetto a quella stabilita originariamente. Per questo gli enti beneficiari dovranno trasmettere al Ministero, entro 30 giorni dalla data di pubblicazione del decreto, il cronoprogramma dei singoli progetti rimodulato sulla nuova scadenza per confermare la volontà di aderire al programma. In caso contrario, si provvederà allo scorrimento della graduatoria. Lo stesso decreto prevede che le altre proposte presentate, ritenute ammissibili dall’Alta Commissione ma per le quali la dotazione finanziaria non è sufficiente, potranno essere ammesse a finanziamento se verranno reperite ulteriori risorse”.
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Ci sarebbe piaciuto, come abbiamo scritto nel 2020, che Siracusa si fosse spesa anche per provare a partecipare a uno dei progetti pilota da 100 mln (e non da 15 come è stato), chiamando a raccolta le sue migliori professionalità, in ogni ambito da coinvolgere, per un recupero più ampio e ‘radicale’ almeno di una delle tante aree di degrado sociale che esistono in città, spesso a margine di zone più qualificate, in cui plasticamente alligna l’illegalità, difficile da estirpare con interventi tampone, a mosaico. O in alternativa per un grande piano di riqualificazione dell’intera area del Porto Grande, un impegno mai tentato seriamente da alcuna amministrazione e forse possibile solo grazie a una notevole disponibilità di risorse (come sarebbe stato in questo caso) necessarie per un progetto che non potrebbe essere pensato se non complessivamente. Certo ci saremmo poi trovati in competizione con Messina che con queste risorse proverà a sanare definitivamente la vergogna della sua baraccopoli; un progetto più urgente ma avremmo avuto, se non altro, uno sforzo collettivo, e condiviso, per un grande sogno.

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