IL COSTO DELL’INAZIONE NELLE ALTERAZIONI CLIMATICHE

Il nuovo premio Nobel per la fisica, Giorgio Parisi, a proposito del riscaldamento globale e delle conseguenti disastrose alterazioni climatiche, ha affermato: “….è urgente  prendere decisioni forti, dobbiamo agire ora”.

La perdita o riduzione dei valori di scambio e dei servizi resi dalla natura comporta enormi danni non solo all’economia e alla biodiversità, ma ha gravi conseguenze sanitarie, occupazionali o di emigrazione.

La produzione del cibo, di acqua dolce, di legno, di fibre, di risorse genetiche, la rigenerazione del suolo, il ciclo dei nutrienti, la purificazione dell’acqua, la regolazione del clima, gli scambi di energia e di materia tra i differenti elementi degli ecosistemi, la produzione organica primaria (cioè la capacità di piante e batteri di generare nuova materia), la biodiversità, la fotosintesi clorofilliana, il mare ed i laghi (con la pesca o la facilitazione dei trasporti), le montagne (riserve di acqua dolce), gli alberi (che ci danno i frutti, la mitigazione della temperatura, l’ossigeno dell’aria, ecc.), le risorse del sottosuolo ed infine il valore estetico, spirituale educativo, ricreativo dei paesaggi, offrono all’intera umanità servizi (oltre quelli “immateriali” incalcolabili) che sono stati quantificati da prestigiose ed autorevoli istituzioni con degli algoritmi superiori più volte il Prodotto Interno Lordo mondiale; se vogliamo ancora usare quest’indicatore incompleto e desueto ciò ci limita nel misurare la vera performance economica completa.

LA BIODIVERSITA’ È IN PERICOLO

Gli organismi scoperti finora (comprendendo piante, animali e microrganismi) sono 1,8 milioni ma circa altri 10 milioni attendono ancora di essere scoperti; in questo contesto le sparizioni ed estinzioni hanno un ritmo preoccupante:

  • Dal 1960 a oggi i piccioni viaggiatori sono scesi da centinaia di milioni a zero;
  • 47 delle 51 specie di anfibi sono in via d’ estinzione; il 32,5% di tutti gli anfibi sono a rischio così come il 12% di rettili, il 23% dei mammiferi e la stessa percentuale di uccelli;
  • in Cina, l’80% dei 50 mila km. di corsi d’acqua più grandi non può più ospitare pesci di alcun tipo;
  • la grande barriera corallina australiana si è ridotta negli ultimi 40 anni del 50%;
  • il ritmo di estinzione negli ecosistemi di acqua dolce è di 100 volte più elevato di quello presente prima dell’entrata in scena dell’Homo Sapiens.

LE CAUSE DI QUESTO DECLINO

Al primo posto il riscaldamento globale (Global Warming) con le conseguenti devastanti alterazioni climatiche; poi a seguire: perdita di habitat (Habitat loss); Specie aliene dannose (Invasive species); Inquinamento (pollution); Sfruttamento eccessivo tramite caccia e pesca (Overharvesting).

Il costo in vite umane della CO2 arriverà a sommare, a livello globale, 90 milioni di persone da qui al 2050. Così calcola Ener2Crowd.com, la prima piattaforma italiana di lending crowdfunding ambientale ed energetico. In termini matematici, a determinare una perdita umana bastano 4,5 tonnellate di emissioni climalteranti oltre i valori del 2020. La quantità generata appunto 4 italiani ogni anno. La stima di Ener2Crowd tiene conto delle morti collegate all’incidenza della CO2 sulla salute, ma anche quelle legate all’aumento delle temperature, alle ondate di calore, agli incendi, alle alluvioni e alle altre conseguenze dirette dei gas a effetto serra.

Un milione di tonnellate di emissioni ha un «costo di mortalità» pari a ben 240 persone, calcola Ener2Crowd. «Si tratta dell’equivalente delle emissioni annuali di 220 mila automobili». Così osserva Niccolò Sovico, co-fondatore di Ener2Crowd, che nel 2020 è stato scelto da Forbes come uno dei 100 talenti del futuro under-30. Ma a produrle, sempre in un anno, bastano appena 35 aerei di linea. «Una sola centrale a carbone, invece, ne produce quattro volte tanto. 4 milioni di tonnellate con un costo di mortalità pari a 960 persone». Così puntualizza Giorgio Mottironi, co-fondatore di Ener2Crowd, nonché chief analyst del GreenVestingForum.it, il forum della finanza alternativa verde. Chiaramente l’incidenza varia da Paese a Paese. Ma l’Italia non naviga proprio in buone acque. Tanto che tra le città più inquinate d’Europa, 4 sono italianeCremona, Pavia, Brescia e Vicenza, dove la qualità dell’aria che si respira «molto scarsa», ovvero poco salubre, secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA).

LE CITTA’ ITALIANE

Sono già 11 le città italiane che questo settembre hanno sforato, con almeno una centralina, il limite previsto per le polveri sottili. Ossia la soglia smog dei 35 giorni nell’anno solare. Con una media di PM10 giornaliera superiore ai 50 microgrammi/metro cubo. La maglia nera va a Verona e Venezia con 41 giorni di sforamenti. Seguono Vicenza con 40, Avellino e Brescia con 39, Cremona e Treviso con 38, Alessandria, Frosinone e Napoli con 37, Modena con 36. «Ogni 115 mila appartamenti italiani producono ogni anno un milione di tonnellate di emissioni» puntualizzano gli analisti di Ener2Crowd. E 15 milioni di italiani vivono ancora oggi in abitazioni dalle caratteristiche energetiche più arretrate con un enorme spreco per la loro cattiva gestione energetica.

Si potrebbero salvare molte vite umane riducendo le emissioni di gas a effetto serra e si potrebbe salvare il Pianeta, poiché il riscaldamento globale uccide anche le piante e gli animali e NESSUNA SPECIE SI SALVA DA SOLA.

Da leggere

Siracusa, la paralisi di una generazione: viaggio tra declino demografico, record di scoraggiamento ed esodo dei giovani laureati

1. Le fonti della crisi Questo viaggio nei numeri della condizione giovanile a Siracusa è …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti