Il dottore Corrado (Dino) Artale, in passato tra i responsabili italiani per il controllo sui farmaci, pluripremiato, da tempo collabora con il nostro giornale. È un professionista, molto stimato, e amato, dai suoi tantissimi pazienti (è un diabetologo e medico di medicina generale da pochi mesi in pensione). Non ne riportiamo titoli e curriculum (14 pagine) perché lo riteniamo inutile.
Alcuni suoi ultimi contributi in tema di vaccini e sulle posizioni di chi, in particolare tra medici e insegnati, ha indicato la resistenza “civile” alla vaccinazione, hanno agitato non poco il popolo dei social e alcuni lettori hanno esteso le proprie critiche anche alla Civetta “colpevole” di ospitare un punto di vista ritenuto eccessivamente categorico (talebano, secondo alcuni).
Non ho intenzione di ulteriormente spiegare quanto l’amico Dino (anche insegnante e ricercatore) ha già illustrato chiaramente, sia nei suoi articoli che in alcune risposte date ai commenti, non sempre sobri, che ne sono seguiti. La sua è la posizione di un professionista che considera i tempi di pandemia paragonabili a quelli di una guerra che richiedono decisioni univoche e soprattutto coraggiose. E nel momento in cui si fa “semplicemente” portavoce di direttive consolidate e condivise dalla comunità scientifica a livello mondiale (con l’eccezione dei pochi che dissentono) non pretende di convincere ma solo di informare; non si pone come espressione assoluta di una verità personale bensì riferisce di una verità scientifica, quella che forse cambierà domani ma quella in cui dobbiamo credere oggi, come è sempre accaduto nella storia dell’umanità. Se si fosse tutti attenti all’allarme sanitario che cresce ormai di giorno in giorno, forse si comprenderebbe che, al di là dei toni certamente perentori, i suoi contributi sono in linea con la stragrande maggioranza delle riflessioni sull’argomento di emeriti professionisti e giornalisti.
Ora, noi non avremmo dovuto pubblicare questi articoli, ci si dice. Chi dichiarando falsa una notizia che però è stata data da tutte le testate giornalistiche – l’approvazione in via definitiva del Pfizer da parte dell’agenzia del farmaco americana – sol perché non è stato rimarcato che il vaccino rimane di impiego emergenziale per gli under 16 (in rete si può trovare tutto il dibattito sui media nazionale); chi richiamando il passato “glorioso” del giornale e auspicando (benevolmente) che non abbandoni la strada maestra; chi ribadendo che già non ci leggeva quindi…
Rispondo qui solo a chi è sui social con il proprio nome e cognome, e non a chi, vigliaccamente, si nasconde dietro un profilo falso.
Pur stimando e apprezzando il dottor Artale, saremmo quindi dovuti entrare nel merito delle sue valutazioni e delle contromisure da adottare che, a titolo personale, questo sì, ritiene utili per affrontare la pandemia perché siamo un “giornale libero, di approfondimento”? una evidente contradictio in terminis.
Oppure direttamente disconoscere le informazioni scientifiche che fornisce? E con quale autorità da parte nostra?
Certamente, e ora parlo da docente, l’argomento scuola non si può liquidare con due parole, sbrigativamente, e senza alcun dubbio per essa non si è fatto quanto si poteva e doveva fare. Ma non dal 2019, non solo da quando c’è il covid. I problemi, da tempo immemorabile, sono tantissimi, e tutti quelli elencati anche dai Cobas. Ma proprio questo è il punto. Non è possibile affrontarli e risolverli tutti in questo frangente, e le rivendicazioni, seppur legittime, non sono la soluzione ai rischi che si prospettano. Non si può usare il covid come testa d’ariete per ottenere tutto e subito.
Mettere insieme il diritto alla libertà di non vaccinarsi e quanto non si è fatto nella scuola per fermare il contagio, fare dipendere l’uno dall’altro, ribellarsi all’idea di essere usati come “capro espiatorio” quando si arranca tutti nel cercare rimedi a un virus infido, è, dal mio punto di vista (e mi scuso se ne ho uno), per certi aspetti, strumentale. Credo che sia il buonsenso a suggerirci che in una comunità come quella scolastica, anche risolvendo tutti i problemi atavici, il virus, una volta entrato, continuerebbe a correre, per una serie di ovvi motivi. L’obbligo al momento solo “morale” è vaccinarsi: tutto il personale della scuola, anche gli studenti. Il vaccino eliminerà del tutto i contagi? No, ma salverà vite e non perché lo dico io, ma perché lo dicono i numeri, per fortuna non confutabili (sebbene ancora qualcuno preferisca ignorarli).
Un fatto è certo: anche noi riteniamo, insieme al dottore Artale, che questo sia il momento innanzitutto della responsabilità, senza tentennamenti o, in alcuni casi, escamotage. Soprattutto da parte di chi svolge un pubblico servizio. Pensiamo che la possibilità di superare questi momenti difficilissimi si giochi, in positivo o in negativo, sui comportamenti e le scelte di oggi, di queste ore, da parte dei cittadini e di chi governa. Crediamo che la vaccinazione dovrebbe essere obbligatoria ma siamo anche convinti che ci siano difficoltà oggettive per il governo nel percorrere, nelle attuali condizioni, questa strada. E ne riparleremo. Temiamo, come ci dicono gli esperti, che non ci libereremo facilmente del virus, che sarà endemico per molto tempo, forse per sempre, e quindi saremo tutti noi insieme a determinare il nostro futuro socio economico, a stabilire il confine tra la vita e la morte della parte più debole dei nostri concittadini, di chi non può per ragioni oggettive vaccinarsi, e di chi non troverà un posto in ospedale per curarsi.
Questa è la linea della redazione. Non altra.
Ma scusate se non risponderò ai nuovi commenti negativi ad ognuno dei concetti qui espressi. Non sarà per scortesia, ma probabilmente solo per non ripetermi.
(foto dal sito LetteraeMme)

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