In ambienti qualificati viene ritenuta una iattura, per non dire una franca manifestazione di scarse attitudini scientifiche e civiche, la resistenza alla vaccinazione di alcune categorie professionali privilegiate e cruciali nell’ordinamento sociale per il contrasto alle malattie e all’ignoranza.
Ci riferiamo a sanitari e insegnanti. La renitenza alla vaccinazione in queste due categorie assume un significato molto più grande del fatto individuale, considerandone il ruolo leader nell’educazione e nella difesa della pubblica salute. Pare inutile ricordare che l’esempio in questi casi è d’obbligo. Ci si vaccina per primi, si promuove la vaccinazione e si misurano le affermazioni dubitative o terroristiche basate sul nulla quando si assume il ruolo per cui si è retribuiti.
Mentre fioccano le sospensioni dallo stipendio e dalle mansioni per i medici non vaccinati, pochissimo manca che si proceda contro gli insegnanti. Nel frattempo stanno arrivando le sentenze di rigetto dei numerosi ricorsi di qualche migliaio di appartenenti alle due categorie che speravano di sfuggire alla vaccinazione con motivazioni che non sono state accolte.
Non vorremmo cadere nel vizio universale di dar consigli non richiesti ma credo giovi sollevare alcuni problemi.
Non ci nascondiamo che il green pass è un modo arcaico per dissimulare la mancata approvazione dell’obbligo vaccinale. Continuare a parlarne non fa che aizzare il burocrate che ci asfissia a trovare altre vessazioni.
I tamponi continui servono a gettare denaro inutilmente nelle tasche di chi li produce mentre i debiti crescono e il lavoro si dissolve per molti.
I ragazzi più giovani di dodici anni non potranno vaccinarsi e porteranno tutte le varianti a scuola e a casa di genitori e nonni.
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Ancora i media italiani, responsabili di aver avvelenato i pozzi e le fragili menti dei teledipendenti nostrani, non hanno realizzato che la pandemia non finirà. Si trasformerà in malattia endemica e stanziale, uccidendo e ammalando gravemente solo i non vaccinati, mentre i ragazzi saranno protetti dall’infezione solo se tutti, e per primi gli insegnanti, saranno vaccinati.
Sta alla abilità dei servizi sanitari nazionali e mondiali limitare i danni e le morti e l’unico mezzo possibile è la vaccinazione.
La scuola resterà uno dei posti più delicati da mettere in sicurezza, a maggior ragione sarà difficile controllare i contagi. Dal momento che la fascia prevalente di età dei docenti è quella più esposta alle forme gravi o mortali, rispetto alle forme banali e non mortali dei ragazzi, diventa grottesca e insostenibile la battaglia di un sindacato che difende la possibilità di morire malamente per i suoi iscritti in cambio della presunta libertà di non vaccinarsi.
Certo ognuno avrà già capito che le condizioni economiche debitorie dello Stato non prevedono di versare lo stipendio a chi non è vaccinato e va intasando gli studi dei medici di famiglia cercando di arrampicarsi sugli specchi, vantando malattie gravi che controindichino la vaccinazione (per i più creduloni si conferma che proprio i più fragili sono i primi da vaccinare!). I più spavaldi chiedono persino certificazioni di malattia molto lunghe per non esporsi a rischi di contagio! Uno spettacolo desolante se i protagonisti sono i detentori dell’enorme potere di educare i nostri discendenti al sapere e al civismo in generale.
E strumentale, oltre che controproducente, può apparire in questo contesto, e in un momento di emergenza, il richiedere la luna, citando le nuove scuole a norma, i mezzi di trasporto adeguati, pur conoscendo le lentezze della nostra politica e dei nostri apparati amministrativi. Definiremmo poetico anche il confronto con i parlamentari che non si vaccinano da parte di chi si sente menomato nella libertà se lo obbligano al vaccino. Invece di ringraziare chi paga loro il vaccino per salvarsi, alcuni educatori sputano nel piatto credendo che li si voglia avvelenare. Siamo all’empireo della dialettica sindacale.
Ora, cessando di elencare argomentazioni, vorremmo considerare le conseguenze di questa minacciata protesta.
Se dovessimo assumere stallieri che schifano i cavalli, è lapalissiano che la scuderia fallirà. Se gli stallieri chiedessero lo stipendio pur stando a casa perché allergici ai cavalli, credo sarebbero licenziati.
Dovessimo riformare la scuola, come potremmo fidarci di questi educatori? Crediamo che, come sta accadendo per i sanitari, dovremo mandarli a casa. Senza stipendio e senza possibilità di reintegro nel servizio.
Insomma, attenzione a non farsi identificare come renitenti alla vaccinazione. Le prime sentenze dei TAR sono concordi: sospensione e licenziamento. Suggerirei di non entrare nel merito scientifico della soluzione da adottare per affrontare la pandemia non avendo la preparazione e la competenza indispensabili sempre, ma soprattutto ora, in questo campo, in questa guerra che stiamo combattendo.
Le direttive per l’Italia vengono da altissime competenze per le quali la laurea in medicina o in discipline affini non basta perché è solo il più insignificante dei titoli posseduti. Non si può davvero credere che basta scopiazzare dalla rete per affrontare o cercare di fronteggiare una tragedia simile!
Per ultimo: attenzione a lasciare tracce del proprio dissenso perché un datore di lavoro illuminato tiene in evidenza, nel curriculum del dipendente, i comportamenti incompatibili con le mansioni rivestite. Come sta già avvenendo nel campo sanitario, la sospensione dallo stipendio sta creando virtuosi della vaccinazione dove c’era mugugno e complottismo. Ciò non convincerà i datori di lavoro a remunerare e valorizzare questi soggetti. Saranno sempre guardati con sospetto.
In una nazione seria dovrebbero adeguarsi e cercarsi un nuovo lavoro.
Non accadrà? Beh! Non si sa mai!

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