AI CITTADINI NON SI PUO’ DIRE CHE NON SI CONOSCONO I RESPONSABILI SAREBBE COME APRIRE LE PORTE Al CRIMINE, GARANTENDO L’IMPUNITÀ.
IN SICILIA SIAMO IN PIENO ATTACCO MILITARE BEN STUDIATO ANCHE METEOROLOGICAMENTE. SI FACCIA QUALCOSA DI SERIO.
Sorprende, anno dopo anno, la deliberata volontà criminale di appiccare incendi in tutto il territorio siciliano. Quest’anno, dopo un inverno abbastanza caldo e una preoccupante assenza di precipitazioni, gli incendi sono cominciati ancor prima dell’estate. Tanto per togliere ogni dubbio a chi parla di piromani, sono immediatamente coinvolte le riserve naturali, istituite proprio per lasciar memoria ai posteri della lussureggiante abbondanza di specie naturali vegetali e animali nei sempre più rari ambienti umidi e fluviali siciliani. Faceva specie che da aprile ad oggi la più insidiata di queste riserve, quella di Cava Grande del Cassibile, avesse subito quattro riuscitissimi tentativi incendiari, tanto da indurre prostrazione in tutti quelli che si sognassero di visitare il più grande canyon europeo. Le dolci colline iblee che la delimitano sono simili al cranio alopecico, grigiastro e bruciacchiato, di un sopravvissuto a un’esplosione nucleare. A chi, inorridito, pensasse ad un episodio isolato in cui la Regione abbia perso qualche battaglia è bastato attendere qualche giorno per vedere la valle principale della meravigliosa Riserva di Pantalica ardere per settimane distruggendo una boscaglia millenaria. Come mettere una supposta ad una pattuglia della forestale senza farsi scoprire, considerando che l’ingresso principale di Pantalica è presidiato!
Non c’è provincia in Sicilia che non veda nascere focolai di incendio doloso ogni giorno. E non si parla solo di luoghi naturali, lontani dalle città ma di aree a volte urbane, centrali o periferiche.
Colpisce sempre la ricorrenza di tali incendi. Avvengono più volte l’anno e molto spesso, come per la riserva Ciane Saline, regolarmente tutti gli anni. Mi sovviene che esista una polizia provinciale a tutelarla?!
Il capolavoro criminale è quello di ieri, 4 Luglio 2021.
Riporto pari pari dalla Protezione Civile: “È emergenza incendi in Sicilia dove attualmente sono in corso ben 11 fronti di fuoco; 34 i roghi che in totale da stamane hanno devastato ettari di vegetazione e lambito case e centri abitati. Nelle operazioni sono impegnate centinaia di volontari di protezione civile, 4 Canadair e 2 elicotteri coordinati dal Corpo Forestale della Regione e a supporto delle azioni di spegnimento dei Vigili del Fuoco e della stessa Forestale.”
Due di questi paurosi ed estesi roghi hanno riguardato Siracusa, terrorizzando i cittadini per molti motivi comprensibili, data la vicinanza alla zona commerciale e industriale.
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Si vuole qui suscitare attenzione solo per due aspetti.
Il primo riguarda l’enorme passo indietro che ogni incendio impone alla zona interessata. Secoli per avere una macchia mediterranea capace di somigliare a un’area boscata (i veri boschi ce li sogniamo, malgrado tutti i forestali che stipendiamo), poche ore per distruggere un patrimonio vegetale e animale che si era potuto sviluppare in tempi in cui, ancora, le piogge favorivano la crescita vegetale. Negli ultimi quarant’anni, fra riscaldamento del pianeta e diminuzione notevole delle precipitazioni, al massimo avremo arbusti e non alberi. Non è detto che molte specie vegetali e animali avranno la possibilità di ricrescere.
Nessuno si preoccupa del fatto che milioni di piccoli animali, rettili, insetti siano morti e moriranno. Capisco che nessuno rifletta sul fatto che se siamo diventati la specie dominante del pianeta, ciononostante la nostra predazione avviene su quello che la natura ci fornisce. Venendo meno questa, la nostra continuità si pregiudica. Si pensi, come esempio di facile comprensione, ai danni per tutto il pianeta che si profila dalla riduzione preoccupante del numero delle api.
Il secondo aspetto riguarda le reazioni del potere a questo attacco indubbio, pericoloso sotto ogni aspetto, costosissimo per la comunità.
Parlare di piromani è una offesa all’intelligenza degli italiani. Siamo di fronte a qualcuno molto potente che incarica piccoli delinquenti di lanciare esche incendiarie quando calura e vento siano favorevoli, indicando quali zone colpire. La ricorrenza degli incendi in determinate aree è molto indicativa per dei veri investigatori (esistono?). Possibile che nessuno associ gli incendi a un metodo molto praticato in Sicilia, quello mafioso? Esistono cespiti mafiosi che si possano avvantaggiare dagli incendi? Noi pensiamo di sì.
I forestali in divisa sono ormai solo 400 circa e di questi solo 14 sono agenti, il resto sono sottufficiali e ufficiali. Sostanzialmente sono i lavoratori stagionali quelli a cui sono affidate tutte le incombenze, compresa la guardia antincendio. Complessivamente in Sicilia i lavoratori forestali stagionali sono circa 20 mila. Gli altri 12 mila dipendono dall’assessorato all’Agricoltura, Sviluppo rurale e Pesca, e sono utilizzati nelle aree naturali protette, nei parchi regionali, e nell’Azienda Foreste demaniali della Regione.
Affidereste un ammalato grave come la natura siciliana ad un lavoratore stagionale? Uno di loro rischierebbe le gravi ritorsioni mafiose che possiamo immaginare se osasse segnalare e identificare i “picciotti” che vanno a distribuire esche incendiarie ogni anno e per tutti gli anni passati e a venire?
Siamo seri: non parliamo di piromani e di esercito! C’è un lavoro grande e piramidale da fare: mandare a gambe all’aria la struttura che dovrebbe tutelarci e sostituirla per intero con un corpo militare che risponde dei risultati e non dica mai che non sa chi incendia! Gridano vendetta i milioni di piccole morti che ogni incendio procura e il denaro a profusione speso per spegnere gli incendi.

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