Michele Mezza è un giornalista che ha realizzato RAI News24, il primo canale TV all news italiano e oggi, fra le varie cose che fa, pubblica libri e saggi sul tema della digitalizzazione della stampa. Ne ha parlato a Siracusa qualche giorno fa, invitato dall’associazione Il Cerchio e dalla Civetta. Questa la sintesi del suo articolato intervento
Viviamo i tempi dell’automazione, che si espande sempre più, e…?
Una prima considerazione può essere che dobbiamo innanzitutto comprendere che il linguaggio in automatico, se non è in modalità propositiva, è una trappola perché non negoziabile, e diventa un dominio se non è trasparente. L’UE sta cercando ora di fissare delle regole partendo dal principio che può avere corso legale solo un algoritmo che sia trasparente, negoziabile e condiviso fra gli addetti ai lavori; il contrario esprime un processo subalterno.
Con questi nuovi livelli di tecnologia software c’è una potenza d’acquisizione dati.
Certo, oggi è cambiato parecchio nella notizia, oramai la maggioranza delle testate giornalistiche usano software. Succede così che un redattore scriva una notizia con certi avverbi e aggettivi in un’ora e un minuto, né uno in meno né in più, della giornata per immetterla in un determinato social ed è così che porterà alla lettura di un maggior numero di lettori rispetto alla medesima notizia data in un altro orario e presentata anche in maniera diversa. C’è anche da osservare che, alla terza volta, sarà il programma autonomamente a scrivere avendo appreso l’idea che ha il giornalista sulla realtà, cosa pensa di un tale politico o altro ancora.
In questa maniera cambiano i processi produttivi e l’artigianalità diventa l’assistente all’automazione
Cambia, difatti, il processo prioritario. Non è la proprietà il padrone, ma il programmatore del software a cui ci si deve giocoforza affidare. Questo cambia l’idea di democrazia, quella uscita proprio dall’informazione secoli fa con l’invenzione della stampa e la conseguente facile circolarità delle idee nell’opinione pubblica. Oggi, con il processo d’automatizzazione dell’informazione, si automatizza l’opinione pubblica. È così che il processo democratico tende a uniformarsi e diventare autoritario con la trasformazione, che sta avvenendo anche in Italia, dello Stato. È una trasformazione che proprio in questi ultimi tempi, complice la pandemia, ha ridotto gli spazi della democrazia.
In questo contesto non è determinante la velocità?
È fondamentale, ma bisogna ricordare che la partita non si gioca fra macchina e uomo bensì fra calcolante e calcolato. Le macchine non esistono, vi sono i proprietari delle macchine e gli utenti. Difatti, negli Usa si è costituita un’associazione di 180 professori di calcolo per mettere sotto controllo il sistema automatico di Google. Questo è avvenuto dopo che Google ha licenziato la ricercatrice Timnit Gebru per aver criticato l’approccio dell’azienda nei confronti delle minoranze. La Timmit aveva evidenziato i potenziali rischi dei suoi sistemi di intelligenza artificiale di parte. Negli ultimi anni, apprezzati studi hanno messo in luce come simili tecnologie tendano a replicare pregiudizi di stampo razzista e sessista ma tale sensibilità nei confronti delle categorie discriminate non è stata accettata da Google. Poi è venuto il turno di Kathryn Spiers secondo cui l’azienda l’avrebbe liquidata perché avrebbe creato un sistema di notifiche nei sistemi interni dei dipendenti per informare i colleghi sui propri diritti sul posto di lavoro. Avrebbe sviluppato quel tool dopo la notizia che Google stava lavorando contro i sindacati e in generale per l’allergia del colosso alle organizzazioni sindacali.
Si pone quindi un grave problema valoriale
Difatti, ma siccome un algoritmo può essere controllato solo da un altro, l’UE sta provvedendo a regolamentare i mutamenti che avvengono specialmente nelle grosse piattaforme invasive (Google, Amazon, Facebook) e afferma che un qualsiasi mutamento (in forma, contenuto e conseguenze) di algoritmi deve essere tenuto a saperlo, altrimenti si apre una negoziazione. L’elemento nei valori che rende tutto fuori controllo è sempre la velocità: oggi, nel dare una notizia, si è aggiunta una nuova variabile: “while” (mentre). Significa avere la notizia mentre accadono i fatti, altrimenti non interessano. Attualmente è il commento la potenza che esclude il fattore umano, perché come va ora nessun essere umano è in grado di fare altrettanto. Se pensiamo alle operazioni in borsa dove in millesimi di secondi avvengono enormi transizioni con veloci e potenti algoritmi elaborati da super computer (i mercati sono diventati un campo di battaglia in cui vince l’algoritmo più rapido, ndr) il mentre per la notizia diventa estremamente competitivo, e ciò riguarda anche altri avvenimenti come gli eventi sportivi. C’è un processo in corso di cambiamento antropologico nella modalità di cambio del ritmo di produzione e delle autorizzazioni che presiedono a ciò.
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Prima noi giornalisti venivamo pagati perché davamo senso all’informazione
Oggi hanno trovato il modo di farlo in maniera più efficiente, veloce e sicura ponendoci di lato. Per cui attualmente un punto importante è quello di ridare un nuovo senso, assicurare un processo etico, trasparente e condiviso. Anche se stiamo vivendo una grande stagione in cui tutta l’umanità vive meglio rispetto a decenni fa, non possiamo accettare di scambiare questo con un potente potere coercitivo. Possiamo accettare che poche persone cambiano il destino del globo?
Ma come si fa a interferire in questi nuovi processi, chi sono i soggetti, chi può negoziare con queste grandi imprese (Amazon Google, Facebook)?
Qui non valgono le leggi. Io penso a un altro soggetto: la città! È il Comune che decide quali servizi pubblici spostare ai privati, quindi in cambio potrà negoziare. Se prima era importante e necessario un piano regolatore per l’intera città, oggi, allo stesso modo, lo è un piano regolatore della comunicazione e connettività. Un esempio concreto è quello del 5G. Attualmente il Pnrr finanzia solo piccole attività (dentisti, professionisti, botteghe, ecc.) per il fotovoltaico per cui fra nove mesi il Comune dovrà attrezzarsi su ciò. Il piccolo fotovoltaico finanziato sarà nella rete del 5G e questo si basa sullo scambio perché ci vuole capacità di trasporto energetico, quindi un piano regolatore di connettività come fattore essenziale. Ma ciò significa fare scelte politiche.
È possibile un altro modello e questo cosa deve prevedere nella messa in campo? Come riorganizzarci?
In questo periodo di covid siamo giunti a livelli mai raggiunti. Con la mole di informazioni apprese nel periodo scolastico tramite le lezioni on line, i sistemi automatici sono giunti a parlare come fa mia madre. Oggi come si può rinegoziare questo surplus sociale dato dalla tecnologia, che ripeto, non è la macchina, ma alcuni uomini, pochissimi, che decidono le sorti di troppi. Il passaggio finale di tutto ciò è la ricerca, noi siamo figli di una ricerca che aveva tempi di decantazione lunghi, oggi non potrà essere più separata un’attività di ricerca dalle scelte democratiche.
Però se la ricerca deve essere costituzionalmente potere pubblico dovrà organizzarsi un sistema istituzionale che metta su un controllo, non fiscale, ma che permetta eticamente di ricavare livelli di testimonianza da quel lavoro.
Di fatti la nuova lotta, le nuove rivendicazioni avverranno con un altro tipo di struttura organizzativa non più quella sindacale tradizionale. In fondo non è se non un altro salto nello sviluppo umano: alla fine dell’800 non ci fu il passaggio dalle leghe bracciantili ai sindacati industriali? Ecco cosa bisogna fare: creare nuove interferenze.

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