I dubbi del segretario Cgil Roberto Alosi sulle stime di crescita del Sud e sull’accordo di “area di crisi complessa”

Si gioca in questi mesi la situazione economica e sociale del nostro territorio!

È con queste prime parole che ci accoglie il segretario provinciale della Cgil di Siracusa Roberto Alosi. Oggi più di ieri il sindacato ha davanti grosse sfide e le sue decisioni nei prossimi anni saranno determinanti. Attualmente osserviamo le decisioni del governo nell’aver immesso nel Pnrr progetti specifici di gran lunga minori per l’occupazione e lo sviluppo complessivo della provincia. Cosa ne pensa la Cgil di Siracusa?

Bisogna attrezzarci, volere con forza la transizione ecologica, la digitalizzazione. Ricordiamoci che, in questo periodo di covid, con la didattica a distanza, il 40% dei nostri studenti è rimasto tagliato fuori dai canali scolastici digitali. Per cui, questa è la strada odierna. Abbiamo una zona industriale che rimane economicamente la parte più importante della provincia. Essa deve cambiare la vecchia tecnologia carbonifera che deve in poco tempo scomparire senza grandi scosse occupazionali. Abbiamo lavoratori con un’alta professionalità che non debbono perdersi. Non è l’Ue che ha fissato, con l’agenda 2030, l’uso al 55% dell’energia alternativa e poi nel 2050 la cancellazione nell’utilizzo dell’energia fossile? Per cui questa è la strada che si dovrà compiere in tutti i settori lavorativi.

Sui progetti e investimenti, provenienti dal recovery e immessi nel Pnrr, il governo ha disposto diversamente rispetto ai miliardi pensati dall’Ue per il mezzogiorno. Per cui ci sono concessi solo 82 miliardi € ma si ritiene che questi porteranno tutto il sud a un aumento del Pil a cifre alte, mai viste prima. È possibile ciò perla Cgil?

Già a livello nazionale in un nostro documento abbiamo denunciato queste affermazioni che non specificano su cosa fondino. Difatti, sul mezzogiorno queste simulazioni governative, avendo una percentuale di oltre il 50% in meno di miliardi da investire in progetti, da dove nascono? Non si comprende da dove provengano questi risultati, in base a quali termini è stato scritto che già alla fine del primo triennio del Piano, il Pil delle regioni del Mezzogiorno aumenterebbe da un 4 fino a quasi 6 punti percentuali. Lo stesso per gli impatti occupazionali con una stima fra i 3 e i 4 punti percentuali. Non viene chiarita la base informativa e la relativa metodologia che porta a tali simulazioni; inoltre la crescita economica e sociale deve essere dettata da un nuovo modello di sviluppo, specialmente al sud, che non si deve misurare solo attraverso i canonici indicatori del Pil e del tasso di Prime Valutazioni Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Occorre tener conto anche di altri indicatori che sono presenti nel più ampio e articolato indicatore qual è il Bes (Benessere economico e sociale). Qui la Cgil dovrà muoversi nel chiedere che progetti importanti, ma non inseriti nel Pnrr, vengano finanziati. È una battaglia di civiltà. Mi riferisco non solo alla transizione ecologica e alla digitalizzazione cui accennavo, ma ai progetti che devono partire sull’Hub di Augusta, non immessi nel Pnrr e all’annosa situazione rimasta ferma da troppo tempo del risanamento ambientale che darebbe una partenza sostenuta e diversa al Sin e a tutta la provincia. Stiamo osservando che ci sono dei movimenti positivi, ma siamo rimasti scottati da precedenti esperienze, come l’accordo di programma del lontano 2005. L’Eni, azienda di Stato, deve certamente ottenere i suoi profitti, ma tener conto anche della realtà sociale e della sua responsabilità nell’aver creato inquinamento e il governo deve pressarla. Comunque, prima di tutto questo, attualmente è questione urgente la risoluzione della gestione dei subappalti in zona industriale. Sappiamo che la tematica della sicurezza a cui sono legati gli appalti non può rimanere estranea, è indispensabile in una contrattazione seria anche se essa aggiunge dei costi da sostenere da parte delle aziende.

Cosa ha deciso il sindacato su tutto ciò?

Abbiamo aperto un fronte che chiamo “Patto per la Legalità”. È quello di forzare la prefettura nel costruire un tavolo dove poterci incontrare con tutte le associazioni imprenditoriali, le istituzioni locali, ecc. e non ci alzeremo da lì fino a quando non si troverà una soluzione unanime sugli appalti, subappalti e la collegata sicurezza. Non possiamo più continuare in questa situazione e siamo disposti a prepararci, con le dovute precauzioni da covid, a manifestazioni anche in città. È responsabilità dello Stato, quindi del prefetto muoversi per preparare ciò. Questa è la priorità numero uno di questo momento, perché in zona industriale la situazione è esplosiva. Poi andremo a discutere di infrastrutture e risanamento ambientale i temi che sempre più servono a tutto il territorio se si vuole uno sviluppo all’altezza dei tempi e per tutti.

La regione, con a capo il presidente Musumeci, ha ultimamente firmato insieme al sindacato, gli 11 Comuni interessati, la confindustria, tutte le grandi aziende, l’autorità portuale d’Augusta e la camera di commercio, un protocollo per definire l’attuale zona industriale come “area di crisi complessa” che dovrà essere riconosciuta dal ministero allo sviluppo economico. Ci sono migliaia di posti di lavoro in pericolo e le aziende petrolifere che ogni mese sono in perdita. Ciò permetterà d’aprire le porte nell’attingere a risorse comunitarie, nazionali e regionali ricevendo anche agevolazioni. È una svolta per favorire la riconversione industriale della zona. Non è un passo molto considerevole rispetto a prima?

Abbiamo firmato tanti accordi e protocolli e sappiamo che servono fino a un certo punto. Noi vogliamo fatti concreti da parte del governo regionale e soprattutto nazionale e subito sul coinvolgimento degli attori sul territorio quali le grandi aziende. È da anni che bloccano il risanamento ambientale. Oggi, siamo più determinati a percorrere questa strada perché vediamo una situazione che si sta muovendo e continueremo fino a quando non avremo raggiunto degli obiettivi. Per far capire il nostro nuovo muoverci abbiamo chiesto alla segreteria nazionale d’accendere i fari sul nostro territorio. Vogliamo dare maggiore visibilità verso l’opinione pubblica e far capire che il sindacato fin dai suoi vertici è presente e fortemente interessato al cambiamento. Vogliamo giocarci tutte le carte perché questo periodo è di svolta storica e non accetteremo ancora una volta che dalle roboanti parole escano poi ed elemosinati investimenti per l’intera provincia.

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