PNRR e Sud. “Le risorse messe a disposizione possono consentirci la svolta” (Paolo Ficara, deputato M5S). Nessuna ombra?

È considerato ormai l’ultima possibilità per l’Italia di ricollocarsi a pieno titolo tra le altre potenze europee, ma nel Piano nazionale di ripresa e resilienza a sperare è soprattutto il Sud, da sempre in affanno nel tentativo di avvicinarsi agli standard economici e di qualità della vita del Settentrione. Con il deputato Paolo Ficara del M5S abbiamo cercato di capire qualcosa in più delle prospettive della Sicilia andando a vedere quali sono gli obiettivi che si vogliono raggiungere. Ne emerge un quadro di luci e ombre.

Si parla di notevoli risorse per Augusta ma per la realizzazione di un efficiente Hub non sembra che si sia fatto il massimo.

Non è esattamente così. Il Porto di Augusta ha invece ricevuto grandi attenzioni negli ultimi anni, decisamente maggiori rispetto a un recente passato e di cui è facile rendersi compiutamente conto. E questo grazie, da una parte, a un ritrovato dinamismo da parte dell’Autorità di Sistema Portuale e, dall’altra, al lavoro svolto da noi parlamentari con i ministeri interessati. Con le risorse del PNRR finanzieremo, per un costo complessivo di 50 milioni di euro, il raccordo ferroviario tra la linea Catania-Siracusa e il Porto di Augusta, cosa che permetterà di fare viaggiare le merci su ferro piuttosto che su gomma, con una notevole riduzione di emissioni di CO2. Inoltre, sono in corso i lavori di costruzione del terminal container per circa 150 mila metri quadri (importo di 48 milioni di euro); a breve verranno assegnati i lavori per il rifacimento della diga foranea del porto, dopo anni di totale abbandono, finanziata con 43 milioni di euro dal decreto ministeriale di riparto dello scorso agosto. A questi importantissimi interventi infrastrutturali vanno aggiunti anche i finanziamenti, di poche settimane fa, su lavori di efficientamento energetico e digitalizzazione dei processi portuali, attraverso il PAC Infrastrutture e Reti del Ministero. Quindi gli investimenti sono arrivati e i lavori per un porto moderno ed efficiente sono già iniziati. C’è ancora tanto da fare, ma con l’avvio delle Zes e una visione lungimirante si potrà dare nuovo slancio al Porto di Augusta e quindi a tutto il territorio della nostra provincia.

Sul PNRR il Movimento non dovrebbe battersi di più nel Governo per chiedere importanti progetti nel sud e specialmente in Sicilia, escludendo il ponte sullo stretto, opera obsoleta, antiecologica, enormemente dispendiosa e soprattutto utile a far lucrare le multinazionali del cemento e le mafie?

In questi tre anni in cui siamo stati forza di maggioranza nei tre governi che si sono succeduti, credo sia sotto gli occhi di tutti il lavoro svolto per dare nuova centralità al Mezzogiorno. Bisogna scommettere forte sul Sud che rappresenta, a nostro avviso, il vero motore di sviluppo per spingere l’intero Paese. Ancor di più dopo la terribile crisi che stiamo attraversando. Ecco allora che siamo riusciti a far mettere in campo risorse per la manutenzione delle strade provinciali, un importante piano di investimenti di Anas e Rfi su strade e ferrovie, oltre a importanti progetti per lo sviluppo dei nostri porti. Molti interventi sono già in atto, altri partiranno nel breve periodo. I benefici, è chiaro, li vedremo tra qualche anno. Non esiste una ricetta miracolosa per svoltare dall’oggi al domani, specie quando si è accumulato così tanto ritardo negli anni passati. Sul ponte, il M5S ha sempre sostenuto un no non ideologico, ma legato al fatto che ci fossero altre priorità. Sono passati dieci anni e adesso alcune di quelle priorità sono state risolte, su altre si sta lavorando e, con gli investimenti del PNRR ed altre linee di finanziamento, si chiuderà il cerchio. Considerate che fra Calabria e Sicilia per l’alta velocità il governo ha messo oltre 20 miliardi di euro e attualmente in Sicilia ne sono stati investiti 8 per l’asse Messina-Catania-Palermo. Il Ministero ha concluso la relazione del gruppo di lavoro sul collegamento stabile dello Stretto trasmettendola al Parlamento e su quella si discuterà. Personalmente l’ho trovata deludente sotto vari aspetti. Spero si possa avviare una discussione seria, non ideologica, ragionata sul fatto se quest’opera serva o non serva realmente allo sviluppo della Sicilia e del Paese. Secondo me ci sono altre tipologie di intervento per rilanciare la Sicilia, ma quello che spero è che si faccia una discussione incentrata sui contenuti, che faccia cadere l’ipocrisia del centrodestra sull’argomento, utilizzato da troppo tempo come arma di distrazione di massa dei vari governi. Non ultimo quello attuale di Musumeci che deve coprire il disastro del suo governo regionale su tutti i fronti.

Il governo regionale si è schierato contro il PNRR perché non conteneva la costruzione del ponte, chiaramente, è un apportatore degli interessi delle holding del cemento e non quelli dei cittadini siciliani e calabresi. Non c’è bisogno di un forte e incisivo intervento d’informazione verso tutti?

Il governo regionale ha usato, usa e userà l’argomento ponte come arma di distrazione di massa e diversivo per nascondere i suoi fallimenti. Sul recovery, le minacce fanno semplicemente sorridere perché il PNRR è già stato approvato e inviato alla commissione europea. Senza che fosse stata chiesta alla Regione siciliana una fantomatica approvazione. E soprattutto senza il ponte.

In linea con i dettami dell’UE sull’energia alternativa non si dovrebbe richiedere già adesso la costruzione di treni a energia alternativa, come richiede l’Europa, esistenti già in altri Paesi?

L’Europa, e così l’Italia, ha obiettivi ambiziosi nella lotta ai cambiamenti climatici. Entro il 2030 deve ridurre del 55% la produzione di CO2 rispetto alle emissioni del 1990, raggiungendo la neutralità climatica nel 2050. Per raggiungere questi ambiziosi obiettivi sarà fondamentale nei prossimi anni investire sulle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica, così come sviluppare vettori energetici alternativi come l’idrogeno. Ma ad oggi l’idrogeno ha ancora tutta una serie di criticità, tra cui il costo elevato di produzione. Cosa che ne fa un vettore privilegiato solo in alcuni settori.

Nel campo dei trasporti ferroviari la via principale resta quella dell’elettrificazione delle linee. In alcuni zone si sta avviando la sperimentazione di treni ad idrogeno, che hanno però il limite di dover costruire anche una rete di produzione e approvvigionamento lungo la linea ferroviaria. Quindi che ben venga l’utilizzo dei treni ad idrogeno nelle tratte che ancora oggi vedono vettori a diesel. Ma ad oggi la scelta più efficiente resta l’elettrificazione. Detto questo, la tratta Siracusa-Ragusa-Gela è al vaglio del Ministero come possibile linea su cui avviare la sperimentazione dei treni ad idrogeno, avendo anche un polo industriale nelle vicinanze che è già oggi produttore di idrogeno (grigio però).

C’è la volontà della costruzione di un deposito di GNL costiero ad Augusta, non offshore. Le criticità sono tante, alcune non elencate nel progetto, per esempio il rischio sismico. Il responsabile dell’autorità portuale Annunziata affermava convinto il suo sì, ma giunto a Napoli da nuovo responsabile di quell’autorità portuale per una simile costruzione ha dichiarato subito un suo netto no affermando invece come priorità le bonifiche. Per cui cosa ne pensa di questa costruzione e collocazione?

Voglio essere chiaro. Attrezzare i nostri porti con depositi di GNL è una decisione europea a cui l’Italia ha pienamente aderito. Oggi sempre più navi che solcano i nostri mari utilizzano il GNL: le più moderne navi da crociera, i mercantili o anche le petroliere. Avere o meno un deposito di GNL può rappresentare un ulteriore elemento di sviluppo per una realtà portuale. Ma è certo che una sua eventuale realizzazione vada studiata attentamente sotto i vari aspetti ambientali, sanitari e di sicurezza. Senza dimenticare che già oggi l’area è interessata da gasiere, depositi di idrogeno e altre sostanze “potenzialmente” pericolose. Il progetto attuale presentato da una società privata in risposta ad un avviso pubblico della ADSP vede un deposito galleggiante ma all’interno comunque della rada di Augusta, cosa che ha sollevato paure e dubbi da parte di cittadini, associazioni e gruppi politici. È giusto confrontarsi sul tema, affinché su questa delicata questione – che coinvolge interessi ambientali e di salute pubblica, ma anche interessi riguardanti lo sviluppo economico del territorio – sia la cittadinanza di Augusta (insieme a quella degli altri comuni dell’area industriale) ad esprimersi. Solo in questo modo si può dire di aver preso una decisione che davvero contemperi tutte le esigenze della nostra comunità.

Il Pnrr ha escluso le bonifiche che per il Sin significano occupazione, svolta industriale oltre a miglioramenti ambientali e di salute, cosa pensa di fare?

Il PNRR non comprendeva il capitolo bonifiche. Una scelta criticabile, ma così era. Ciò non vuol dire che il discorso Sin di Priolo sia un argomento chiuso, anzi. Vorrei ricordare che a fine marzo si è conclusa la conferenza dei servizi e a metà aprile è stato firmato il decreto che impone la bonifica della rada di Augusta. La bonifica si deve fare. Punto. Le risorse per lo sviluppo del progetto di bonifica sono già disponibili (circa 4 milioni di euro). Si procederà seguendo le indicazioni contenute nello studio Ispra/Cnr. Il progetto verrà affidato allo stesso Consiglio Nazionale della Ricerca a cui chiederemo l’utilizzo delle migliori tecnologie oggi disponibili. D’altronde, in dieci anni molto è cambiato in materia di dragaggi e attività similari in mare, con tecniche innovative e rispettose dell’ambiente. È possibile, quindi, coniugare risanamento ambientale e tutela delle attività industriali. Il Ministero, si legge nel decreto di chiusura della conferenza dei servizi, ha finalmente preso atto della sentenza del Tar di quasi una decina d’anni addietro. Ma soprattutto è stato chiaro nel definire le responsabilità delle aziende private. Erano già state diffidate nel 2017 ma oggi, nero su bianco, è chiarito il loro ruolo nelle operazioni di bonifica e se non ottempereranno, sarà il Ministero stesso a sostituirsi per poi rivalersi sui responsabili, come individuati dalla sentenza del Tar. Ma sono sicuro che i gruppi industriali presenti sul territorio, una volta chiamati in causa, non esiteranno ad assumersi passate responsabilità in un leale rapporto con un territorio da cui hanno sempre ricevuto molto.

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