Filtra, come se fosse una notizia di poco conto, assolutamente irrilevante, l’accenno a un ennesimo porto turistico. Ad assediare Ortigia, non solo con pontili.
Nel corso dell’incontro organizzato dalla Civetta di Minerva e dall’Isola dei Cani, con Aldo Mantineo e la “regista” Susi Griso, per ascoltare l’assessore all’urbanistica Sergio Imbrò, l’architetto Vincenzo Latina e l’architetto Nunzio Navarra del Comune, arriva improvviso da Imbrò l’accenno al nuovo “porticciolo”, con “piscina, ristoranti, negozi”, mentre si ragiona sulla riqualificazione di tutta l’ampia area dove insiste il Talete, una di quelle aree “morbide, degradate, di maggiore vulnerabilità, dove il progettista può sperimentare più che altrove le opportunità di trasformazione urbana”, dice Latina, mentre illustra il progetto del parco urbano – con aiuole, piante e anche una piscina in una parte del parcheggio – da lui presentato al concorso del 2009 (dove però non risultò vincitore) in cui l’ “invadente” ecomostro viene inglobato e scompare alla vista.
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Impossibile che non si accenda l’attenzione. Di cosa stiamo parlando? Quali ristoranti? Dove? E di quale porto a levante si parla? Forse del Port Royal? Del progetto presentato nel 2008 dall’ingegnere Francesco Nobile, rilanciato nel 2014 da Giacomo Ferrazzano che prevedeva, auspicava, l’inizio dei lavori non più tardi del 2015?
https://www.lacivettapress.it/2014/10/22/port-royal-srl-progetto-da-30-milioni-e-marina-di-talete/
Forse, dopo che una recente sentenza del Tar Catania ha dichiarato che il procedimento amministrativo avviato dalla società nel lontano 2009 “non è più attuale, e quindi attuabile”, la Port Royal ha deciso di ripartire da zero e ripresentare un progetto preliminare?
Ma l’architetto Latina precisa: “No, quello del Porto Piccolo”. Un altro? E quale?
Ma vuoi vedere che torna, araba fenice, il progetto della sconosciuta società Marina di Talete contro cui Ferrazzano nel 2014 aveva presentato una richiesta di revoca? “Chi ha presentato quel progetto è stato mal consigliato da chi non conosce né normative né le mareggiate che sono capaci di devastare il Porto Piccolo – dichiara Ferrazzano in un’intervista -. E poi interferirebbe con il nostro, che ha la priorità perché presentato ai sensi del 509 (il decreto relativo alla concessione di beni del demanio marittimo per la realizzazione di strutture dedicate alla nautica da diporto, ndr). La loro richiesta è del 22 agosto (2014) ed è stato mandato erroneamente in pubblicazione dagli uffici. Ne abbiamo chiesto la revoca”.
Defunto Port Royal si è forse creata la finestra, lo spiraglio da cui quel progetto può rientrare? No, siamo fuori strada.
E così tornano alla mente le proposte progettuali che non sono mai mancate in questa città che spesso chiama architetti, progettisti, ingegneri, a qualche concorso di idee e poi se ne dimentica.
Per l’area che va dai Calafatari alla Lega Navale (l’area dello sbarcadero Santa Lucia è interessata a diversa riqualificazione) già esisterebbe infatti un progetto preliminare presentato nell’ambito del programma A.qua.S. (Architetture di qualità in Sicilia promosso nel 2008 dall’Assessorato regionale dei Beni Culturali) dall’ingegnere Francesco Taormina (con Beta Servizi Ingegneria, A. Ciaccio, V. Nicolosi, P. Aminti) che ha incontrato nel suo percorso verso l’attuazione ostacoli di varia natura di cui torneremo a parlare. Un progetto che integrava le importanti permanenze storiche e archeologiche presenti nei luoghi, come i tratti delle mura difensive spagnole, e che era supportato da relazioni tecniche che sembra ne garantissero la fattibilità rispetto ai vincoli di tutela del porto “marmoreo”, anche se con qualche “arditezza” semmai da ridiscutere.
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Il profilo delle fortificazioni spagnole è stato assunto dai progettisti come referente formale per ridisegnare i piazzali a mare prospicienti ai resti delle antiche mura, ripristinandone le storiche relazioni urbane. Un nuovo ponte di connessione con il centro storico dell’isola di Ortigia è situato sull’antico tracciato di congiunzione dei forti con la demolizione dell’attuale (evidentemente già destinato a prescindere dalle condizioni strutturali, ndr)
Il pontile sul bacino dei Calafatari, presso i resti delle mura spagnole, diviene manifestazione espressiva del ricordo dell’attività di cantiere. Un ponte moderno introduce un altro molo a nord, conformato in modo da riorganizzare il porto turistico tenendo in opportuna considerazione le preesistenze archeologiche subacquee.
Ma non a questo sembrava facessero riferimento l’assessore Imbrò e l’architetto Latina, piuttosto a un altro progetto, probabilmente concorrente, che così veniva presentato nel sito https://www.commapartners.it/portfolio/concorso-nuovo-water-front-porto-piccolo-lotto-sud-siracusa/, dal gruppo di progettazione guidato dall’architetto Maurizio Zappalà (tra cui l’architetto Ignazio Stancanelli, progettista del bar al Maniace).
“Città e porti non sono normalmente associati con piscine di acqua fresca! Consentire la balneazione senza rischi per la salute, non avendo a disposizione grandi risorse per il miglioramento della qualità delle acque del porto, è un micro tentativo di benessere. Il rilancio del porto piccolo si propone attraverso una passeggiata “galleggiante” e palafitticola, che incontra aree ricreative e giocose per far risorgere l’intero spazio. Rinvigorire la voglia di una nuotata, colorare la zona con asciugamani da bagno, insomma ri-antropizzare il porto! C’è nella nostra idea una sostenibilità non passiva, lo spazio va sostenuto creando le proprie energie. La passeggiata deve diventare una “rifondazione contemporanea” attraverso le soste, le discese e le risalite, ombra e luce, riparo e azzardo. Il lungomare si arricchisce, di nuovo spazio pubblico sul mare e la passeggiata è un nastro che vive sopra e sotto, un waterfront più a mare e più dentro la città, amplificato dall’idea di “sfoltire” tutte le stratificazioni temporali che impediscono la fruizione e, tante volte, la vista del mare”.
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Inorridiamo, ma qui le “piscine” ci sono. Chissà!

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