Port Royal: il terzo progetto tutto siracusano dall’ecomostro Talete alla Borgata*

Erano i primi mesi del 2009 e l’esistenza del progetto Port Royal veniva fuori solo grazie a una sentenza del Tar di Catania che bacchettava gli uffici comunali, richiamati al rispetto delle norme procedurali, segnando un primo punto a favore dell’ingegnere Nobile, intenzionato a realizzare con quest’opera un “Sistema Porto” costituito dal Porto Piccolo e dal Porto Talete. In questo articolo le preoccupazioni di allora.

Non c’è due senza tre, e così, finalmente, si torna a parlare del terzo porto turistico privato della città: Port Royal, proposto dalla Fn progettazioni dell’ingegnere Francesco Nobile e presentato un anno fa all’amministrazione. 

Terzo dopo quello dei Caltagirone, il Marina di Archimede, e quello Spero, della cordata guidata da Alvaro Di Stefano, ancora in attesa di una denominazione fascinosa e attraente: anch’esso, come il secondo, non citato dal sindaco Visentin nella sua relazione annuale così ricca invece di propositi, obiettivi, interventi e opere cantierabili; amnesie inspiegabili nei confronti di infrastrutture che daranno le ali all’economia siracusana, che faranno da volano a uno sviluppo turistico strabiliante, benefico per tutta, tutta, la collettività, così come si dice e si lascia intendere.

Lo differenzia dagli altri la sua posizione: non più il bacino del Porto Grande, a parziale riparo dai violenti marosi dello Ionio, ma in mare aperto, attaccato all’ecomostro Talete. Un’opera ancora più complessa delle precedenti che richiederà, per resistere alla violenza della natura, una particolare cura progettuale e che, nelle intenzioni del progettista, andrebbe vissuto quale completamento e valorizzazione della “passeggiata” creata sul Talete: “un valore aggiunto in termini di immagini e sfondo” a suo dire. “Un sito, ad oggi ancora precario nella sua impostazione estetico-funzionale, che finalmente si definisce e si completa, andando a costituire una cerniera che trasmette i carichi emotivi dell’isola di Ortigia stemperandoli nel suo approdare verso la Borgata” precisa, poeticamente, l’architetto Pino Rosano.

Finire il non finito parcheggio, recuperarlo grazie a un intervento di integrazione: mutatis mutandis una nuova “ricucitura” urbanistica, ma questa volta non sulla terraferma bensì direttamente sul mare, come quelle di Epipoli che “per ricucire” consentono di edificare, coprire di cemento, tutte quelle aree ancora libere da edifici.

Negli anni venti si era progettato di “colmare” il porto piccolo, di farlo diventare terraferma, anche allora “in nome del progresso e della rinascita economica della città”, ma l’iniziativa fu stroncata non solo da un deciso intervento del Ministero della Marina, determinato nella tutela degli spazi marittimi, bensì anche grazie all’attenzione e all’opposizione di alcune menti illuminate; oggi, in nome dello sviluppo diportistico, si mira a occupare quanta più superficie marina possibile con pontili e moli. Si costruisce sull’acqua, si sostituisce al mare la terra, e così anche questo terzo porto prevede ovviamente “un parcheggio dotato di 60 posti auto che vanno ad integrare la disponibilità di parcheggio urbano dell’area e per altri servizi alcune costruzioni che complessivamente comprendono le seguenti funzioni: Controllo utenti, Bar, Nauta Grill, Servizi igienici, Parcheggi, Bunkeraggio”.

Un progetto del quale scopriamo l’iter già percorso solo perché, ancora una volta, si registra una sconfitta degli uffici comunali richiamati al rispetto delle norme procedurali da una sentenza del Tar di Catania che ha segnato un primo punto a favore dell’ingegnere Nobile, intenzionato a realizzare con quest’opera un “Sistema Porto” costituito dal Porto Piccolo e dal Porto Talete (sic!). Un progetto che si presenta all’attenzione della cittadinanza, dopo un anno di silenzio, con la forza di un Moloch vincitore contro l’imbelle, debole, basita amministrazione comunale, rassegnata a lasciarsi sopraffare, fagocitare, da attivissimi imprenditori e progettisti, evidentemente travolta da un perverso e irrefrenabile cupio dissolvi.

Si racconta che l’intenzione dell’amministrazione sarebbe stata quella di opporsi alla realizzazione di questo ennesimo porto ma appare ipotesi poco credibile a chi conosca la norma. Per arrestare il procedimento sarebbe bastato, infatti, valutare il progetto come del tutto inammissibile e invece dai tecnici, in conferenza dei servizi, in sede di esame del progetto preliminare, è giunta solo la richiesta di modifiche progettuali. Una richiesta improponibile ai sensi del decreto che regola il rilascio di concessioni demaniali marittime per la realizzazione di strutture per la nautica da diporto, l’ormai famigerato Dpr 509.

Correttamente il Tar di Catania ha evidenziato come prescrizioni e adeguamenti attengano a una successiva fase procedurale, alla presentazione cioè del progetto di massima, e ha consentito quindi di riaprire il gioco, un gioco a cui parteciperanno in tanti, ne siamo certi. Un’occasione per riprendere il dibattito da dove era stato lasciato subito dopo l’estate del 2008 quando una inopinata dichiarazione del ministro Prestigiacomo aveva riproposto il tema dell’abbattimento del parcheggio Talete, di un ecomostro che, a dieci anni dalla sua realizzazione, aveva improvvisamente riscoperto non solo come orrendo ma soprattutto inutile, da eliminare per “definire un riassetto armonico di tutta l’area”.

Non si era più trattenuto nessuno in quei giorni e la discussione era approdata anche al consiglio comunale, mentre appariva in stato confusionale il sindaco, favorevole al suo abbattimento nonostante le risorse spese, più esattamente sprecate, per sistemare l’ampio terrazzamento con modalità del tutto discutibili: un primato tra gli interventi peggiori di riqualificazione effettuati a Siracusa. A sostegno della demolizione del Talete, ma all’interno di un progetto portuale complessivo, anche alcuni eminenti esponenti del partito democratico cittadino e infatti, dopo pochi giorni, veniva presentato Port Royal “per la piccola utenza diportistica”, solo 365 posti barca. Una città sempre più allo sbando, Siracusa.

Una città di cui non si riesce in alcun modo a scorgere il profilo complessivo che avrà domani perché nulla appare più guidato da una progettualità ben definita nelle sue linee. Una città prona ai voleri di chi la vede solo come una fonte, un’occasione di profitti, di vantaggi personali. Una prostituta pronta a vendersi al migliore offerente.

* tratto da Il Ponte, 09.03.2009

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