Sul deposito GNL di Augusta le criticità possono portare a un referendum?

Sorgono, in questo periodo di transizione ecologica, nuove problematiche che vanno ad incidere parecchio sulle attività portuali d’Augusta e del SIN. La principale è sul deposito costiero di GNL. Che si debba realizzare, per la sua attuale importanza, è chiaro a tutti – partiti, sindacati e associazioni ambientaliste – perché ciò consentirebbe al porto d’entrare nel piano Gainn4mos, che prevede una rete di stoccaggio, distribuzione e gestione d’impianti GNL per i rifornimenti delle navi allo scopo di decarbonizzare la filiera trasporti oggi di vitale rilievo.

Il GNL rientra nella transizione ecologica come combustibile a basso impatto ambientale che dovrebbe portare, al più presto, alla vera svolta epocale, quella dell’idrogeno verde, risoluzione ecologica totale. A tal proposito ad Augusta il 15 febbraio si è svolta una seduta monotematica del Consiglio Comunale in cui il sindaco con alcuni assessori ha interloquito, da remoto, con i rappresentanti dell’Autorità di sistema portuale della Sicilia Orientale (Adsp), della Capitaneria di Porto, della Marina Militare, dei sindacati, di Confindustria, delle Associazioni ambientaliste e dei portatori di interesse portuali.

Il progetto, presentato dalla società Restart consulting s.r.l., prevede la costruzione del deposito di stoccaggio di GNL all’interno della rada di Augusta mediante terminal galleggiante di capienza minima pari a 400 m3 fino a un massimo di 4.800 m3 (è da considerare che tale gas è conservato a -166 gradi e che a temperatura ambiente si espande fino a 600 volte, una considerazione tecnica positiva, ma anche negativa. Positiva per il trasporto, negativa per gli eventuali inconvenienti).

Tale progetto in quella seduta ha ricevuto l’avallo del sindaco e della giunta oltre a quello delle altre autorità. Eppure, alcuni interventi hanno evidenziato grosse criticità per la sua posizione. In particolare c’è stata la “requisitoria” del prof. Gianfranco Solarino chimico e rappresentante di Decontaminazione Sicilia.

Il professore ha fatto notare che le diverse unità modulari legate fra loro, in caso di sisma ed eventuale maremoto, data la loro instabilità, potrebbero rivelarsi estremamente pericolose per la banchina adiacente; che la vicinanza delle torce della raffineria adiacente costituirebbe un ulteriore rischio dal momento che il grande deposito, per necessità tecniche, è soggetto a normali sfiati di GNL (gas altamente volatile e infiammabile) e che occorre fare attenzione all’andamento dei venti (tab. 23 Immagine ambientale Marsili-Andolfi); poi, l’arrivo in porto delle enormi navi gasiere sarebbe di ostacolo alle normali attività portuali già oggi rallentate dall’attuale traffico di navi militari, petroliere e altre imbarcazioni.

Infine, forse a monte di ogni altra considerazione, rimane il problema irrisolto della bonifica del porto. La bonifica del fondale non è solo fondamentale per la salute degli augustani, come recenti studi confermano, ma perché essa garantirebbe l’aumento del pescaggio nel porto realizzando migliori condizioni per l’attracco di navi ancora più grandi (si pensi alla via della seta).

Un progetto, secondo il prof. Solarino, anche sottodimensionato (a Porto Marghera è presente un deposito da 32.000 m3) e il possibile ampliamento porterebbe ad un aumento delle elencate criticità.

I tecnici della ditta Restart consulting, illustrando ai presenti il progetto del deposito galleggiante e modulare con moduli auto-propulsi e la possibilità di aggiungerne di altri per aumentarne la capacità di stoccaggio del GNL, hanno voluto mettere la cosiddetta ciliegina sulla torta affermando che, oltre alla durata dei lavori di realizzazione di 18 mesi per un costo di 50 milioni di euro, si avrebbe un’occupazione stabile di ben 50 occupati. È una storia ben conosciuta in zona industriale quella delle lusinghe occupazionali a fronte degli eventuali rischi.

Oggi, la proposta espressa da tutti i gruppi ambientalisti (Decontaminazione Sicilia, ecc.) insieme alla Cgil e M5S ed Articolo 1 è quella della realizzazione offshore del grande deposito. Questa condizione logistica farebbe cadere tutte le criticità elencate. Affermava in una recente intervista il segretario provinciale della Cgil Roberto Alosi: “La bonifica della rada non è più questione ambientale, ma rappresenta l’inizio di una nuova prospettiva industriale, considerando che il drenaggio oggi si può fare perché esistono gli strumenti tecnologicamente avanzati detenuti da una specifica azienda dell’Eni la Eni Rewind”.

La Cgil (Roberto Alosi), Articolo 1 (tramite il responsabile regionale Pippo Zappulla) e il Movimento 5 Stelle, data la ferma decisione di continuare nella costruzione del deposito da collocare in rada, hanno condiviso la proposta di un referendum per gli augustani.

In particolare l’onorevole Giorgio Pasqua, deputato regionale del M5S e attento conoscitore delle tematiche ambientali, ha dichiarato: Noi abbiamo sempre dato voce ai cittadini e non saremmo contrari a un tale referendum molto importante per le sorti economico-ambientali della città di Augusta. Ma prima deve partire una grande e incisiva campagna informativa verso tutti. Mi sono sempre più convinto che i nostri cittadini devono affrontare in piena consapevolezza queste decisioni.

C’è da constatare la netta e contraria posizione di Andrea Annunziata sullo stesso argomento in un altro luogo. Difatti, il dirigente, lasciando il ruolo di responsabilità dell’Adsp della Sicilia Orientale e assumendo quello del Tirreno centrale, al primo atto nel suo giungere a Napoli (il 2 febbraio) ha affermato: “Il Gnl è troppo pericoloso in questa zona popolata e altamente inquinata, meglio procedere con le bonifiche dell’area Sin”. Si riferiva a l’altro progetto di deposito GNL programmato a San Giovanni a Teduccio (area napoletana). Un voltafaccia completo e disinvolto rispetto ai discorsi fino a pochi mesi prima esposti ad Augusta. Ma bisogna precisare che a Napoli, da tempo, si era mossa una parte della politica partita da un esponente dei 5 Stelle presentando un’interrogazione sottoscritta da 10 parlamentari della zona. Alla fine possiamo porci l’ennesima domanda: è possibile che Augusta rimanga il posto dove con facilità e un tozzo di pane possa essere il pozzo dove riversare inquinanti e pericolosità?

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