Ci troviamo, per dovere di cronaca e nel rispetto degli accertamenti giudiziari, nonché delle persone coinvolte, a tornare, a distanza di oltre un anno, su un’inchiesta di cui ci siamo occupati nel gennaio 2020. Parliamo dell’indagine denominata “Tutti a t’Avola”, un processo a carico di alcuni dipendenti del Comune di Avola e del Genio Civile di Siracusa, e di alcuni imprenditori locali, che avrà inizio il 4 novembre prossimo con ipotesi di accusa a vario titolo di truffa, turbativa d’asta, turbata libertà degli incanti e falso ideologico. Dei 16 indagati, cinque sono stati prosciolti, uno assolto e undici rinviati a giudizio dal gup. Un’indagine che inizialmente vedeva coinvolto anche il primo cittadino di Avola, Luca Cannata, per il quale, assieme ad altri, il Giudice si è subito pronunciato con un “non luogo a procedere per non aver commesso il fatto”. Era stata la stessa accusa a chiedere per Cannata il proscioglimento, non essendoci alcuna prova di eventuali pressioni dello stesso nei confronti di un funzionario del Genio civile di Siracusa in relazione ai lavori di riqualificazione e di bonifica del borgo marinaro di Mare Vecchio. Inoltre anche il Ministero dell’interno e la Prefettura di Siracusa avevano constatato che non era riscontrabile alcuna infiltrazione mafiosa nel Comune di Avola, decretando la conclusione del procedimento avviato e il buon operato della amministrazione Cannata.
L’ipotesi inoltre di un coinvolgimento del Sindaco con riferimento ad una società a lui riconducibile, composta dal cognato Ing. Cannarella e dal dottor Cascione per la realizzazione di uno stabilimento balneare in un’area a suo tempo interessata da altra società, la FN, si è dimostrata infondata ma era stata riportata nell’articolo perché supportata dalla ricostruzione del titolare dell’indagine. E proprio dall’affidamento a fonti che sembravano del tutto attendibili, è scaturita la mia lettura dei fatti e, di conseguenza, l’errato articolo da me redatto nel gennaio 2020. Nel numero successivo il giornale ha poi dato spazio alla dettagliata replica a firma dell’Avvocato Francesco Favi, a nome dell’Onorevole avv. Rossana Cannata e del marito Ing. Cannarella. Solo dopo l’archiviazione dei capi di imputazione del sindaco Cannata e della conclusione dell’indagine ministeriale, conclusasi con la conferma della liceità della sua amministrazione, gli atti di cui abbiamo finalmente preso visione offrono una prospettiva chiara e del tutto diversa rispetto alle precedenti risultanze investigative e chiariscono anche i rapporti tra l’amministrazione e la società FN interessata alla costruzione del porto turistico per la cittadina.
A tal proposito si sottolinea l’errore nel quale siamo caduti in quanto né il sindaco Cannata né la Gmsc management hanno mai presentato alcuna istanza per la realizzazione di uno stabilimento balneare. Come è stato dimostrato dagli atti documentali che nessun conflitto o relazione di tipo parentale interessava l’ingegnere Cannarella nella realizzazione del porto né tantomeno l’Onorevole Rossana Cannata anche lei estranea ai fatti, e comunque entrambi neppure coinvolti nelle indagini e di conseguenza menzionati in alcun capo di imputazione. Illazioni prive di riscontro che non hanno convinto, infatti, neppure il pubblico ministero. La FN progettazione è stata, inoltre, esclusa perché – come sentenziato dal Tar – in Conferenza dei servizi non aveva presentato i documenti necessari per la realizzazione del porto. In definitiva e a maggior ragione ribadisco, quindi, insieme alla direzione del giornale, il sincero rammarico per aver pubblicato nel gennaio 2020 un articolo involontariamente lesivo della immagine e ruoli ove i fatti descritti non corrispondevano al vero.
Francesco Magnano La Civetta di Minerva![]()

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