Si era detto e si è fatto. “Non saranno permessi occupazioni o campi abusivi” aveva assicurato il sindaco Francesco Italia forse spinto dalla necessità di “tener buoni” i dissidenti di Cassibile, quelli che non vogliono il campo per gli stagionali che la Prefettura, in collaborazione con il Comune, sta realizzando in contrada Palazzo, e che però non offrono soluzioni realmente efficaci al problema di chi quest’anno lavorerà nei campi.
Il blitz è stato “imponente” (e “giustificato” da misure di pubblica sicurezza: il rischio di crolli nel fatiscente fabbricato occupato): Polizia Municipale, Carabinieri, Guardia di Finanza, affinché il messaggio fosse chiaro: le Istituzioni stanno dalla parte di chi a Cassibile vuole ordine, a qualsiasi costo.
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Anche la Tekra è stata chiamata in campo per sgomberare, insieme alle persone, nello stesso modo, le povere masserie: pentolini, materassi, coperte. Nessuna risposta invece all’alternativa da dare ai ventisette “lavoratori”: come se si potessero volatilizzare, come se non fosse normale poi vederli accoccolati in qualche angolo o sotto un albero a proteggersi dal freddo e dalla pioggia lontano dalla vista della gente “perbene”.
Ma Siracusa ha forze eccezionali nel suo seno: è partita immediatamente la gara alla solidarietà, la corsa a trovare un ricovero per la notte e a mobilitare tutti, ad attivare i canali della “fratellanza”, in prima fila, le associazioni di sempre, il terzo settore, la Cgil.
E la soluzione, certo provvisoria, si è trovata, sempre grazie alla disponibilità silenziosa di chi è pronto quando arriva la richiesta di aiuto e che ha messo a disposizione per qualche giorno la propria struttura ricettiva.
Sono arrivati in forze, ieri mattina, alle h.5,30 – racconta Simona Cascio dell’Arci -. Pare che la segnalazione sia partita dal curatore delle proprietà del marchese di Cassibile per il timore che l’eventuale distacco di intonaci o altro potesse procurare danni agli occupanti “abusivi” delle case. Non voglio metterlo in dubbio ma non posso non pensare che, a rendere necessario lo sgombero, non sia stato anche il clima sociale arroventato di questi giorni, la forte pressione esercitata dal “Comitato del No” al campo per i lavoratori stagionali che è in fase di allestimento in quella zona. Ma altri residenti di Cassibile ieri erano lì con noi, a cercare di trovare una soluzione sollecita a chi era in difficoltà. È importante dirlo: non è l’intera frazione di Cassibile a schierarsi contro. E non mi indigna il blitz, piuttosto che non si sia pensato alle conseguenze immediate, all’alternativa, a un Piano B. Come se fosse impossibile trovare un ricovero provvisorio e temporaneo a soli 27 uomini. Hanno murato le aperture e la polizia municipale è rimasta a controllare che non rientrassero da altre parti. Sono stati persino privati delle povere cose che avevano messo insieme. Sono rimasti improvvisamente senza niente.
Chi sono questi lavoratori, da dove vengono?
Tre di loro sono molto giovani e sono stati ospitati da un amico a Siracusa, gli altri hanno un’età media tra i 35/40 anni. Tutti con regolare permesso di soggiorno, rifugiati politici, solo alcuni ancora in attesa di risposta alla loro richiesta di asilo politico. Da anni vengono qui a lavorare ma ancora non hanno il contratto perché stanno aspettando di essere chiamati dalla prossima settimana. Sbattuti fuori, hanno chiesto infatti ai possibili e futuri datori di lavoro di provvedere alla loro ospitalità e la risposta è stata che … cercheranno di fare qualcosa. E nel frattempo?
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Come vi siete organizzati per aiutarli? Come è partita la mobilitazione, chi ha risposto?
Il terzo settore, le associazioni di sempre, la Cgil. Un passa parola in varie chat e si è formata una carovana di macchine che li ha prelevati dalla strada al freddo e sotto la pioggia e li ha accompagnati nella struttura messa a disposizione per qualche giorno da un generoso amico, ma rimango allibita dalla disumanità con cui si è agito. Era dovere del sindaco pensare a una soluzione alternativa. Era tutto organizzato alla perfezione, anche la Tekra è stata chiamata per portar via immediatamente i “rifiuti”. Si sarebbe potuto allestire una tenda della Protezione Civile, o requisire qualche locale libero. I lavoratori, le persone, non possono essere usati come arma di pressione nei confronti di chi non vuole affrontare la questione: gli altri Comuni, le aziende agricole, la stessa Prefettura. Non si può essere forti con i deboli. La Caritas, che è stata chiamata in aiuto, avrebbe potuto mettere a disposizione proprie strutture, invece di proporre soltanto due, tre posti letto. Ma noi ci aspettiamo una Chiesa dalle porte aperte! Com’è possibile tanta indifferenza, tanta disumanità? Francesco Italia si è indignato contro Salvini che bloccava i migranti sulle navi, ma qui non è successa la stessa cosa? Qual è la differenza sostanziale? Adesso dobbiamo cercare delle soluzioni. Pensiamo a un’ospitalità diffusa, vicino ai luoghi di lavoro, ma non è facile, e chi ha strutture alberghiere pare non sia ben disposto. Vedremo se e come interverranno le istituzioni.
Queste le dichiarazioni di Simona Cascio, alquanto rammaricata e turbata. Nel frattempo a noi è sembrato doveroso chiedere delucidazioni al sindaco Francesco Italia, di cui pubblichiamo separata intervista.
(foto di Baldassare Cuda)

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