Siracusa segreta … percorsi urbani tra natura e storia

Il titolo, suggerito dall’avvocato Emma Schembari di Rifiuti Zero, è la sintesi perfetta del “ritrovamento eccezionale a Santa Panagia” (così se n’è data notizia sulla pagina facebook) dovuto alla curiosità e alla fatica (nel far riemergere questo tesoro nascosto da rovi e materiali di risulta) di Daniele Valvo di Siracusa Tour e della Guida Naturalistica Andrea Bartoli (un mega esperto nell’arte del compostaggio).

“Esplorando la cava omonima, unica cava in provincia che raggiunga il mare creando una baia molto suggestiva, abbiamo ritrovato una scala monumentale scolpita nella roccia, in gran parte scavata dentro una maestosa trincea – scrive Andrea su facebook -. La scala permette di affrontare il dislivello di circa 15 metri del costone est della cava, con 5 rampe di diversa inclinazione, una trincea quasi piana larga circa 170 cm e profonda circa 4 metri, per almeno 30 scalini, più diversi scalini che potrebbero essere ancora occultati da radici e terra. Nascosta da chissà quanti decenni, da rovi, lentisco, ginestra spinosa, radici, terra, ecc., che non solo l’hanno resa impraticabile, ma anche del tutto invisibile, una tale opera meritava di essere nuovamente resa praticabile e colpita dai raggi del sole! Seppur presente nelle mappe del Cavallari, dopo diversi messaggi e telefonate, si è capito che nessuno, almeno di nostra conoscenza, l’aveva mai vista e percorsaDecine di ore di lavoro per donarla pulita alla collettività così, chi volesse, potrà percorrerla facilmente, con l’auspicio che sia resa ancora più pulita e sicura dall’amministrazione comunale. Si spera altresì che anche l’ente Parco Archeologico vi effettuerà i relativi approfondimenti e studi”.

“Il lavoro di pulizia, protrattosi per diversi mesi anche perché fatto nei ritagli di tempo, ha compreso il tracciamento e relativa pulizia di un percorso nel fondo valle – racconta Andrea -, nonché la pulizia, poco prima di raggiungere l’odierna pista ciclabile, di un’ulteriore antica scala che, seppur conosciuta, anch’essa era ostruita da piante e rovi da diversi decenni. Risalendola si giunge al viottolo che poco più avanti conduce alla Tonnara! Quindi vi consigliamo di percorrere questo sentiero di cava Santa Panagia con l’augurio di aiutarci a tenerlo pulito, dando la dignità che merita alla vastissima area archeologica di Santa Panagia”.

Ma ciò che colpisce in questa storia non è solo l’esempio di quanto ognuno potrebbe dare nella riscoperta di luoghi e percorsi preziosi della città, di grande interesse eppure abbandonati all’incuria, trasformati in discarica, dimenticati o sconosciuti, ma anche l’entusiasmo, l’emozione, la curiosità che il ritrovamento ha scatenato. Decine e decine di commenti, che sicuramente continueranno, per  chiedere informazioni su come poterla individuare e percorrerla, richiesta di notizie su datazione e caratteristiche, e soprattutto congratulazioni e ringraziamenti.

Antonio Randazzo, la memoria storica della città, il custode tenace delle nostre memorie, studioso appassionato di Siracusa a cui ancora non si è tributato appieno il riconoscimento che merita (qui un articolo del nostro Antonio Andolfi https://www.lacivettapress.it/2020/01/24/antonio-randazzo-l-artista-di-strada-vanto-di-siracusa/), non ha perso un attimo di tempo per aprire una pagina, nel suo preziosissimo sito, sulla scala ritrovata. Antonino Bellomo di Siciliantica si è complimentato “con i ragazzi che sono riusciti, nel loro piccolo, ad effettuare questo lavoro fisico e intellettuale per valorizzare il nostro patrimonio culturale. Grazie”. Alcuni hanno raccontato di altri tesori nascosti da mettere in luce o di quella stessa scala individuata, intuita, ma non riportata alla luce perché coperta dai detriti di un’antica discarica (ma lo stesso Andrea ha spiegato: “Avevo fatto due sopralluoghi, ero ormai certo si trattasse di un’opera incompiuta… invece, essendoci tornato con l’amico Daniele Valvo, mi sono ostinato a scendere da una parete verticale di circa quattro metri per dare un’occhiata su una balza che poteva presentare dei ripari… assolutamente non pensavo di vedere nient’altro, quando, quasi contemporaneamente a Daniele, io vedevo la larga e profonda trincea, mentre Daniele, ficcatosi tra i rovi, notava un tratto più a monte sempre scavato nella roccia… da solo non avrei mai fatto quel pezzo in arrampicata, anche perché ci ero già stato e anche con le mappe satellitari, non si vedeva nient’altro che la parte iniziale priva di continuità”).

 

“Vedo con piacevole sorpresa che il mio post ha suscitato interesse e curiosità… – ha scritto -. Ad ogni angolo, la città e la sua periferia nascondono evidenze del nostro passato di notevole spessore… purtroppo incuria, abbandono e incapacità, rendono questi siti invisibili quando va bene, discariche nella più realistica delle ipotesi… Il problema della cura degli alberi è un dramma anche in ambiente naturale, dove pascolo selvaggio e incendi dolosi, impediscono la normale evoluzione della costa, distante anche solo cento metri dal mare, di evolvere in bosco naturale e foresta commestibile… la periferia della città potrebbe essere un polmone verde

 capace di produrre tutta la frutta necessaria per sfamare tutti, per micro allevamenti, arnie, ecosistemi naturali per salvaguardare la bio diversità, e tutta la bio massa per la più che corretta gestione e valorizzazione dei rifiuti organici, sia gestiti autonomamente su scala domestica, il sistema che suggerisco e insegno, che su scala condominiale, di quartiere o di città…”

Secondo Andrea Bartoli sono cinque le scale nell’area: una che scende al mare e si dirama verso la chiesa rupestre bizantina, una vicina al casello ferroviario che abbiamo pulito e l’altra di fronte che invece è ancora ostruita “da capire se effettivamente raggiunga il fondo”, poi più a monte la scala monumentale appena ritrovata, ancora più a monte un’altra superba scala sempre scolpita nella roccia, di cui si vedono diverse rampe, ma ancora è occultata la parte finale,la rampa centrale e la parte sommitale

Per raggiungere questa scala appena restituita alla città “l’accesso più facile sarebbe la scala a pochi metri dall’ex casello ferroviario, lato ovest della cava”. Aggiungiamo altre indicazioni ma occorre organizzarsi perché il modo migliore per ringraziare Andrea e Daniele è seguirne il suggerimento: “Quando vi organizzerò un trekking, condizione che metterò per potermi seguire, sarà quella di riportare a casa almeno 1 kg di spazzatura di plastica ed altro a persona…”

             

 

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