ANTONIO RANDAZZO, “L’ARTISTA DI STRADA” VANTO DI SIRACUSA

La sua mappa turistica è un innovativo strumento di mobile marketing

Si è svolto il 4 gennaio un evento denominato dall’assessore Granata “Randazzo day”: il giorno in cui Antonio Randazzo, noto artista di strada (come ama definirsi), ha presentato ai cittadini una mappa elaboratissima di Siracusa.

Così in mattinata al Museo Paolo Orsi è stata esposta l’opera alla presenza di responsabili e intellettuali, poi nel pomeriggio all’Urban Center in un affollato incontro apprezzati professori hanno parlato d’estetica e storia della città.

Questa mappa non è una semplice guida turistica, ma attraverso la moderna tecnologia del Codice QR, strumento di Mobile Marketing, permette, tramite il lettore posto nei moderni cellulari, di collegarsi al suo dinamico sito strapieno d’informazioni, foto, ecc. riguardante Siracusa.

Antonio infatti, spinto dal suo grande amore verso la città, ha ideato, riempito e continua a farlo questo sito con la sua impetuosa creatività non tenendo nessun conto delle sue 80 primavere.

Nei fatti la mappa è una carta legata a un particolare e specifico “wikipedia” aperto ad apporti. Oramai questo sito, lo dimostrano gli accessi e la geolocalizzazione, è diventato un punto pregevole d’informazione per gli stranieri ancor più che per i siracusani.

Ciò è reso possibile dal fatto che è prevista nel sito la facilitazione riportata sulla mappa del possibile approccio multilingue. Sono 16 le lingue oltre al siciliano trattato giustamente alla pari delle altre che possono interfacciarsi al sito tramite la carta.

Al Museo Nazionale Paolo Orsi i relatori che si sono susseguiti hanno elogiato l’opera che nasce da un autodidatta sempre sulla breccia, già artefice di unici e pregevoli pezzi d’artigianato e iniziative. Non possiamo dimenticare la ricostruzione in scala tutta in legno dell’isola d’Ortigia, le sculture sempre in legno esistenti nella chiesa di Bosco Minniti e altre ancora, l’iniziativa, fatta come tutte le sue opere a proprie spese, della traduzione dal tedesco con relativa stampa del libro del ricercatore tedesco Drӧgemüller sulla topografia e storia della città greca. È questa un’opera ritenuta validissima da tutti gli studiosi, ma chissà per quale arcano motivo a nessun responsabile d’istituto, museo, autorità locale… è passato per la mente di compiere questo passo.

Ecco, davanti all’artista Antonio Randazzo, non bisogna solo ricordare le sue opere, ma capire profondamente la sua sensibilità unica proveniente da quel tanto citato mondo antico. Difatti, sono pochi quelli che hanno davvero capito l’importanza del suo esistere e fare. Ecco perché chi prende spazio in platea sono i soloni locali che, continuando nel loro dire, presentano una visione mediocre e provinciale attestando così lo spessore dell’intellighenzia siracusana.

È in queste occasioni che ascoltiamo da loro la grecità della città fondata da Archia che arrivò cacciando le autoctone popolazioni dei siculi. Ma cosa è rimasto di grecità e delle varie colonizzazioni che si sono succedute dai romani, bizantini, arabi, ecc.? In mattinata i relatori hanno celebrato Siracusa come: “unica e per questo motivo ogni sforzo su di essa deve essere fatto con umiltà, perché tutto quello che realizziamo non potrà riproporre quello che Siracusa è stata nell’immaginario collettivo della cultura mondiale” (sic). E ancora: “Siracusa è città pura che si mantiene a sé stessa”. In una città d’arte densa di storia dove ci si fregia di conoscenze antiche e qualcuno discute se discende dagli antichi greci, Antonio, non volutamente, fustiga con la sua semplicità francescana, i grandi intellettuali, opinionisti, professori e politici locali. Infatti, rappresentanti del turismo, artigianato, ecc. che avrebbero avuto tanto interesse, sponsorizzando l’iniziativa, a essere presenti alla manifestazione non erano presenti. Allora ci chiediamo: si può dare spessore nel turismo a una diversa tipologia più carica in qualità, legata anche a maggiori entrate, uscendo dall’economicamente e scarsa qualità del “mordi e fuggi” attualmente predominante nel settore? Dichiarare il discendere dagli antichi siracusani è tutt’altra cosa. A quei tempi, quei cittadini con i loro politici davvero erano dinamici, commercializzavano, muovevano guerre per nuove rotte contro popoli stranieri e forti potenze, ergevano alte difese nel difendersi. Etruschi, ateniesi, cartaginesi, romani, seppero bene ciò al di là di costruire solo templi. Vi sono le vecchie pietre che parlano.

Oggi questa città, con i suoi luoghi circostanti, vive da decenni sottomessa subendo le nuove pietre (i palazzi messi su senza regole dai palazzinari), nuove ciminiere di un’industria pesante e inquinante sopraggiunta con una violenza non ancora interamente capita che ha comportato una grave disgregazione economica e sociopolitica.

Ebbene, al momento, per lo più nell’immaginario dei siracusani non esiste quella famosa e ricca città, ma la visione di povertà dell’attuale realtà in profonda crisi.

Anche la nuova caotica sorgente economica turistica si sta basando nell’accettare supinamente la rincorsa al facile guadagno senza porre niente d’originalità siracusana. Sanno bene gli esperti quale capacità economica apporta il turismo di massa con i suoi danni. Un esempio evidente a cui ci si può accostare, per molte similitudini, è quello di Venezia con i suoi milioni di visitatori e 502 navi crociera all’anno lì i guadagni vanno a pochi mentre tanti residenti scappano dalla laguna, dall’antica Venezia che offre oramai pochi servizi ai suoi cittadini.

Eppure, l’economia principale si basa sull’industria (P. Marghera, il porto commerciale e oltre), il commercio, i servizi, non sul misero 6% di Pil del settore turistico.

Antonio asserendo una sua massima: “amo dire che saremo ricordati per quello che abbiamo fatto non per quello che abbiamo detto” e definendosi portatore di tre grandi valori: quello avuto fin dalla sua nascita in via Gargallo dell’educazione dalla sua modesta famiglia; quello dall’arma dei carabinieri dove ha trascorso una vita “con onore”; e non per ultimo quello dello stretto legame con la sua Siracusa, fattore decisivo del suo vivere impegnato da grande artista, dà indirettamente una risposta inequivocabile ai soloni, ai politici, agl’intellettuali e imprenditori della città, facendo percepire il vero agire di quei lontani fondatori manifestando che oggi nessun siracusano può ritenersi d’avere traccia nel suo Dna di grecità.

Mentre egli presenta la sua dinamicità e proposte per un maggior spessore culturale, permane da decenni una realtà estremamente supina che accetta lo sfregio, l’abbandono, l’essere insozzata specialmente dai suoi attuali residenti. È questo che vedono le antiche pietre che per fortuna degli amministratori, intellettuali, ecc. non possono parlare facendo paragoni fra l’antico e l’attuale. D’autoctono rimane da parte di alcuni immaginare quell’antica grande metropoli con 28 chilometri di mura, le grandi catacombe, ecc. e da parte di altri l’agire con la parte più bassa di moralità nella corruzione portata ad alti livelli (sistema Siracusa, gettonopoli, conduzione politica della città, sistema sanità, ecc.). Ma la speranza è dura a morire anche in una comunità ridotta così male per cui è doveroso accettare le parole di Antonio: “nel frattempo io proseguo imperterrito per la mia strada. Auguri a Siracusa, che questo seme possa germogliare e dare copiosi frutti.

 

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