“La guerra dei Roses” all’Asp di Siracusa

Con un tempismo che potrebbe apparire perfetto torna nel suo ufficio, ai suoi precedenti compiti, la dottoressa Maria Lia Contrino, il 23 aprile scorso, affiancata – o meglio commissariata -, per volere del Dirigente Generale Asp Ficarra, dal dottore Ireneo Sferrazza, direttore del Dipartimento di Prevenzione Veterinario di Enna, e due giorni dopo allontanata dal servizio per “recuperare”, obtorto collo, 83 giorni di ferie non fruite.

Viene reintegrata dal Tribunale di Siracusa, “inaudita altera parte”, giusto in tempo, forse, per aiutare a gestire la nuova stagione Usca che Siracusa si prepara a vivere.

Quella “guerra” sotterranea, non dichiarata, carinamente negata dal dottor Ugo Mazzilli nella nostra intervista, che, almeno a nostro giudizio, vede contrapposti Distretto Sanitario e Dipartimento Epidemiologico sulla gestione delle Usca, è ormai tutta aperta, manifesta, nella richiesta appena esitata, il 19 u.s., dal Presidente dell’Ordine dei Medici, il tre volte eletto a questa carica dottor Anselmo Madeddu, ai vertici aziendali.

Ancora una volta, quindi, per quella sovrapposizione di ruoli che abbiamo imparato a conoscere, il dottor Madeddu, nella sua veste di massimo rappresentante dei medici del territorio, parla anche a se stesso nella sua attuale funzione di Direttore sia del Dipartimento di Assistenza Distrettuale e Integrazione Socio Sanitaria (ADISS) che del Distretto di Siracusa.

Il Presidente Madeddu, accogliendo in pieno le tante criticità sul funzionamento delle Usca distrettuali segnalate ripetutamente, da mesi, dalla FIMMG, la federazione dei medici di medicina generale – ma non solo da loro perché giunge voce anche di rilievi interni mossi dalle stesse Usca -, dopo una minuziosa elencazione di tutti i provvedimenti normativi emanati a qualsiasi livello per arginare la pandemia, avanza due richieste: “esonerare le Usca assegnate ai Distretti da tutte le innumerevoli disposizioni di esecuzione dei tamponi inviate giornalmente dal Dipartimento di Prevenzione dedicandole in via esclusiva alle funzioni di presa in carico dei pazienti in assistenza domiciliare”, e “riportare il numero di Usca destinate esclusivamente all’assistenza domiciliare allo standard previsto dal DL n.14 del 9 marzo 2020, di una ogni 50.000 abitanti che, per i 400.000 abitanti della provincia, ammonterebbero a 8 contro le 5 attuali”. Specificando: “A Siracusa non due ma quattro, a Noto non una ma due” e poi assegnare le Usca distrettuali di Lentini e Augusta solo all’assistenza domiciliare essendo “in atto costrette ad assicurare quasi esclusivamente le richieste del Dipartimento di Prevenzione”.

È con ogni evidenza messo così in discussione il metodo Mazzilli (ovviamente mai citato), quella “capacità organizzativa”, fatta anche di utilizzazione (ma a qualcuno piace parlare di accaparramento) di tutte le risorse disponibili, che ha dato buona prova di sé nell’attività di screening sulla popolazione.  

Le critiche del dottor Madeddu a quanto accaduto non sono velate, tutt’altro.

Occorre impedire, scrive, “che il Dipartimento di Prevenzione continui a distogliere in modo inappropriato risorse di Usca destinate invece all’assistenza domiciliare”, perché loro compito è prendere in carico i pazienti trasferiti a domicilio dopo il ricovero. Ciò che invece succede, “oltre ad essere inopportuno e in contrasto non solo con decreti legge ma anche con disposizioni della stessa Asp, rischia di far saltare il “sistema delle cure” che in questo momento vede il Territorio impegnato ad assicurare l’assistenza domiciliare sia ai cittadini presi in carico dai MMG (medici di medicina generale) e dai PLS (pediatri di libera scelta), sia ai pazienti paucisintomatici dimessi dagli Ospedali per decongestionare l’area ospedaliera, oggi in grave sofferenza così come il territorio”.

“Se in una fase iniziale della ripresa autunnale dell’epidemia poteva apparire assolutamente prioritario effettuare tamponi e tracciamenti – spiega Madeddu -, oggi con l’incremento esponenziale dei casi sintomatici, e dunque con gli ospedali che stanno “scoppiando” e con un numero sempre crescente di malati al domicilio, la necessità di garantire l’assistenza ospedaliera e domiciliare alla gente è diventata persino prioritaria rispetto agli stessi tamponi e ai pur utili (!) tracciamenti”.

Una spiegazione necessaria dal momento che solo poco più di un mese fa, il 5 ottobre, il dottor Madeddu, questa volta nella sua qualità di Direttore del Dipartimento ADISS, ha controfirmato, insieme al Direttore Generale Ficarra e al Direttore Sanitario Madonia (colui che lo ha sostituito nella carica), proprio il piano organizzativo delle Usca con la ripartizione tra Distretto e Dipartimento di Prevenzione per le due diverse mansioni: l’assistenza domiciliare ai pazienti affetti da covid da una parte e l’attività di prevenzione, soprattutto grazie ai test rapidi o molecolari, dall’altra.

In quella circolare esplicativa si emanavano appunto le “indicazioni operative indispensabili per una corretta suddivisione di funzione e risorse, oltre che per un ottimale coordinamento delle strutture coinvolte e per il buon funzionamento dei servizi”. Tre le Usca assegnate in ottobre al Dipartimento per l’intero territorio provinciale, cinque al Distretto: due a Siracusa e una rispettivamente a Noto, Augusta, Lentini.

Ed era sempre il Dipartimento ADISS, cioè il dottor Madeddu, ad affidare il coordinamento delle Usca distrettuali al dottor Antonino Micale e di quelle dipartimentali al Direttore del Dipartimento di Prevenzione Ugo Mazzilli, prevedendo comunque, come giusto, la possibilità di una rimodulazione del tutto in base all’evolversi della situazione epidemiologica attraverso un ”interfacciamento diretto” tra il Direttore ADISS (Madeddu) e lo stesso Mazzilli.  

Ora, cosa c’è di più stonato in questa situazione che a noi appare paradossale a partire da una sovrapposizione delle cariche che porta con sé una sostanziale confusione nelle responsabilità connesse alle funzioni?

Certamente, come ormai tutti dicono apertamente, le Usca distrettuali appaiono davvero fuori controllo, mal organizzate, soprattutto inefficaci. Qualcuno ritiene anche che, nell’infausta (esiziale per i contagiati) illegittima scelta di una sorta di smart working – non c’è infatti alcun dubbio che  esse siano nate proprio per effettuare le visite domiciliari – si siano velocemente trasformate, per chi è andato a farne parte, in un posto di lavoro abbastanza tranquillo e tutto sommato dignitosamente retribuito. Pertanto sono da ritenersi del tutto comprensibili le lamentele dei medici di famiglia e le stesse decisioni del dottor Madeddu.

Ma il rischio che oggi si corre, che la popolazione corre, nella contrapposizione ormai evidente tra i poteri – si passi questa nostra valutazione -, tra Distretto e Dipartimento, è quello di veder distruggere ciò che sta funzionando – lo screening sulla popolazione e quel tracciamento dei contatti che però andrebbe anch’esso migliorato – per non ottenere poi nulla sull’altro versante, le Usca domiciliari. Nelle guerre a pagare non sono i generali.  

 

 

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