Il ritorno del Premio Vittorini. Considerazioni e riflessioni, tra luci ed ombre, velleità e determinazione. Intervista ad Aldo Mantineo

Riflettori spenti, microfoni chiusi, echi ormai lontani. Forse il momento adatto per una riflessione sul Premio Vittorini 2020 e sulle perplessità che a caldo avrebbero certamente disturbato se non irritato.

Le attese c’erano ed erano forti. Ultima edizione pubblica nel 2012 (nel 2013 furono solo verbalizzati i finalisti), scenario il Teatro Greco, conduttore famoso, riprese televisive, ampio spazio sui media, risonanza nazionale. Poi, a seguito della cancellazione dell’Ente Provincia, il Premio muore e cade nell’oblio. O meglio nella memoria della nostalgia. Per la ripresa, Edizione 2020, si è pensato a raddoppiare: due serate per due Premi, doppia fatica, doppi budget. Infatti, al rinato Vittorini si è voluto aggiungere il Premio Nazionale per l’editoria Arnaldo Lombardi. Era proprio necessario?

A parte le Rappresentazioni Classiche prodotte dall’Inda il cui prestigio è a livello mondiale, a Siracusa tre e soltanto tre sono le manifestazioni che possono assurgere ad una dignità “nazionale”: il Premio Letterario Vittorini (faticosamente appena rilanciato), l’Ortigia Film Festival (giunto alla 12ma edizione) e l’Ortigia Sound System, la cui settima edizione invece è saltata per le restrizioni anti covid e, checchè ne possano pensare alcuni benpensanti detrattori, ha un respiro internazionale. Ognuna di queste fatica e suda per potersi affermare e abbisogna di anni di conferme e di crescita, oltre che di risorse e sostegni. Prima di cimentarsi con un altro evento “nazionale”, forse sarebbe stato opportuno procedere più cautamente e valutarne a fondo le possibilità di riuscita o meno.

Infatti, a nostro modesto parere, la prima serata, dedicata alla memoria di Arnaldo Lombardi, ha lasciato tra il pubblico segni di scetticismo e perplessità. Ad un nostro primo tentativo di analisi, la serata di esordio ha evidenziato alcune sbavature e note stonate che proviamo qui ad esporre. Pur essendo evidenti il notevole impegno degli organizzatori, le difficoltà, i limiti e gli immani sforzi profusi, la scelta di istituire un Premio per l’Editoria ci è sembrato eccessiva e velleitaria. Ben ci sta una serata commemorativa dell’editore Lombardi (napoletano ma siracusano di adozione) che aveva contribuito alla nascita del Premio negli anni ’90; ben ci sta il conferimento allo stesso della cittadinanza onoraria (postuma). Ma perché istituire (e a lui intitolare) un Premio per l’Editoria (addirittura nazionale) abbinandolo al premio letterario (che si vuole nazionale se non di più)? Onestamente di questa aggiunta non se ne sentiva tanto il bisogno. Con tutto il rispetto per la figura di Lombardi, che avrà fatto cose egregie, che sarà stato illuminato ma che in fondo rimane un editore locale, circoscritto. Intraprendente e coraggioso ma conosciuto in un raggio ristretto e limitato. Un Premio si intitola a chi raggiunge traguardi alti, diffusamente riconosciuti, a realtà ed esperienze di indiscussa eccellenza alla cui attività i candidati possano ispirarsi per ambire a vincerlo. Qui si rischia di dover premiare candidati che hanno realizzato opere e traguardi di gran lunga superiori al Premio stesso che devono ricevere. Insomma, senza voler mancare di rispetto ed essere irriguardosi, una tale iniziativa poteva trovare una collocazione diversa rispetto al Premio Vittorini. Ed evitiamo di indugiare sul peccato veniale di assegnare il premio alla stessa Casa Editrice del Presidente della Giuria. E ancora, degna di nota ci è sembrata non tanto l’assenza (fisica) della stampa (i media hanno potuto rimediare con gli ottimi comunicati dell’ufficio stampa) ma soprattutto delle Istituzioni Pubbliche: senza patrocinio di Ministero, Regione, Provincia significa essere senza risorse importanti e se non si dispone nemmeno di rilevanti sponsor privati (di fama e spessore) si è costretti a rivolgersi al Bar Pippo, alla pasticceria Tizio, e al fioraio Pitrè. Imbarazzante l’elencazione dei vari, se pur rispettabili, “negozi” che hanno consentito la realizzazione della manifestazione (e a cui va comunque rivolta gratitudine). Col risultato che più cha ad un premio letterario, sotto questo aspetto, sembrava di assistere a una sagra paesana o al torneo degli scacchi della parrocchia San Giovanni Bosco. Per finire, la noiosa passerella dei rappresentanti istituzionali presenti che faticavano ad esprimere tre frasi in italiano corretto e di senso compiuto, al di là di banali e scontati saluti e ringraziamenti (ma qui nessuno è responsabile: è il nostro patrimonio umano e culturale che connota standard qualitativi di livello mediocre e provinciale). Eccellente, di contro, il buffet offerto alla fine della serata dedicata all’editoria minore.

Dunque, per quel che vale la nostra impressione, una prima serata (Premio Editoria) da archiviare in fretta e per fortuna ampiamente ripagata dalla successiva serata dedicata alla premiazione del libro vincitore (Città sommersa di Marta Barone, ed. Bompiani) dove, a parte la solita passerella dei soliti rappresentanti dei soliti mediocri relatori per i soliti banali saluti e ringraziamenti, a parte la solita triste elencazione dei “negozi sponsor” e a parte un presentatore che faticava ad esprimere due parole che non fossero scritte sul foglietto e che ha parlato più di sé che dell’evento, l’atmosfera ha comunque assunto piano piano  un livello alto, da evento importante, nazionale. Sarà stata la location di prestigio, il valore aggiunto delle esibizioni del Coro dell’Inda e del Quartetto d’archi Aretuseo, sarà stata l’emozione che la scrittrice Marta Barone ci ha trasmesso parlandoci del suo libro, sarà stata la bravura degli organizzatori … ecco, finalmente è apparso un premio letterario degno della fama di Vittorini.

Un premio che ha bisogno di crescere e di essere partecipato, condiviso e sostenuto, di pensare più in grande se lo si vuole collocare fra i primi 3 Premi a livello Nazionale (così come dagli organizzatori è stato indicato). Il coraggio e la determinazione di chi ci crede non mancano e bisogna dare atto che lo sforzo profuso dal prof. Papa (presidente dell’Associazione Vittorini Quasimodo), dall’assessore comunale alla cultura Fabio Granata e dal segretario del Premio, il giornalista Aldo Mantineo sono stati davvero encomiabili.

Le nostre impressioni, che possono essere non condivise e opportunamente confutate le abbiamo girate senza remore allo stesso Aldo Mantineo, (conduttore della serata assieme alla giornalista Santina Giannone dell’agenzia ReputationLab) che molto gentilmente ci ha risposto chiarendo anche alcune perplessità.

Riesumare il Premio Vittorini, fermo da 7 anni, non sarà stata impresa semplice, è sembrata una scommessa contro tutti

Parto dalla fine: non è stata una scommessa contro tutti ma sicuramente una sfida molto impegnativa. Ovviamente il fatto che, concretamente, a spingere il carro non ci sia stata – e non avrebbe potuto esserci per il semplice fatto che stiamo iniziando a costruire – una struttura organizzativa complessa ha reso tutto più complicato. Ma, per fortuna, nel momento in cui c’è stato bisogno di sbracciarsi ciò è stato fatto senza stare lì a chiedersi a chi toccasse fare questo o quello. Abbiamo messo in gioco noi stessi. Quanto poi alla … testardaggine nel volerlo realizzare, lì ha ruotato tutto attorno a una sola considerazione: perché non provarci? Perchè lasciare deperire ulteriormente quello straordinario capitale rappresentato da una manifestazione che negli anni era cresciuta in maniera considerevole? Ecco, io ribalterei la domanda: ma chi l’ha fatto fare a Siracusa di lasciare per sette anni in un angolino il Premio Vittorini? E, infine, non concordo sul fatto che ci sia stato scarso interesse da parte delle istituzioni: detto del Comune e del ruolo propulsivo svolto, mi piace ricordare che siamo ritornati al Castello Maniace, dove la storia del Premio era iniziata nel 1996, grazie alla sollecita disponibilità della soprintendente ai beni culturali e ambientali Donatella Aprile. Allo stesso modo l’emozionante “viaggio” alle radici dell’INDA messo in scena dai giovani dell’Accademia dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico è stato possibile rappresentarlo grazie alla presenza tra i promossi della stessa fondazione INDA. Vedrò pure le cose dal mio osservatorio  che è certamente molto parziale, ma più che di scarso interesse parlerei, piuttosto, di un primo incoraggiante spunto di collaborazione tra istituzioni.

Con la ripresa avete voluto abbinare il Premio per l’Editoria indipendente. C’era bisogno?

La scelta di creare il Premio per l’Editoria Indipendente dedicandolo ad Arnaldo Lombardi è sembrato il modo migliore e più giusto per dare omaggio alla memoria di un editore che nella nascita e nella vita del Premio Vittorini ha avuto un ruolo decisivo. Lombardi era un editore indipendente e, dunque, far nascere nell’ambito del ritrovato Premio Vittorini un momento dedicato alla “piccola” editoria ci è sembrato la cosa migliore da fare. Quest’anno le due serate sono state separate perché conferendo formalmente la cittadinanza onoraria post mortem a Lombardi é sembrato naturale che tale momento venisse celebrato a Palazzo Vermexio, la “casa” di tutti noi siracusani. Dal prossimo anno anche la cerimonia di consegna del Premio Arnaldo Lombardi si svolgerà nella stessa serata di consegna del Premio Vittorini:  due “capitoli” legati ad altrettanti momenti diversi legati al mondo del libro. Rendere omaggio alla memoria di Arnaldo Lombardi con il conferimento post mortem della cittadinanza onoraria (in tal senso, per altro, era stata lanciata una petizione) e con l’intitolazione di un premio é anche stato un modo per richiamare l’attenzione su un operatore culturale che, in tempi non sospetti, intuì l’importanza di fare rete – quando ancora internet era qualcosa di pressoché sconosciuto – collegando diverse case editrici del Mezzogiorno.

Si è notata l’assenza della stampa. Come mai un evento del genere boicottato da carta stampata e media?

Da giornalista sono assolutamente rispettoso dell’autonomia di ogni redazione e delle scelte che si compiono. Penso anche di avere un po’ di conoscenza di alcune dinamiche relative alla quotidianità di questo lavoro per immaginare che la presenza o l’assenza ad una manifestazione non siano esclusivamente frutto di scelte mirate ma anche la risultante della combinazione di tutta una serie di altri fattori, a cominciare da strutture redazionali sempre di più ridotte all’osso il che rende impossibile qualsiasi programmazione. Detto questo, mi sembra tuttavia giusto intanto sottolineare la presenza dei giornalisti (anche di testate specializzate di letteratura) che hanno seguito entrambe le serate, il che si è tradotto in una serie di servizi – ma anche di pagine monografiche – pubblicati su diversi giornali. Ovviamente si é trattato di una ripartenza e, dunque, é anche legittimo che ci sia stato un atteggiamento più “prudente” e di attesa. Comunque la ricaduta mediatica e social, anche grazie all’eccellente lavoro svolto da un partner come Reputation Lab, c’è stata e la reputo significativa.

 Si è notata pure l’assenza (reiterata) del sindaco …

Il Comune di Siracusa è tra i promotori del Premio e, da regolamento, il comitato organizzatore è presieduto dal sindaco pro tempore. Un ruolo che il primo cittadino può esercitare in proprio o attraverso un suo delegato. Abbiamo avuto sin dall’inizio una diretta e assolutamente proficua interlocuzione con l’assessore alla cultura Fabio Granata che è stato non solo un protagonista assoluto della ripartenza del Premio Vittorini e della nascita del Premio Lombardi ma anche un convinto assertore del fatto che questa manifestazione debba fortificarsi e crescere in maniera tale da tornare ad essere tra gli appuntamenti più importanti del panorama nazionale degli avvenimenti legati al libro. Ed in questa direzione ci sono un paio di idee progettuali interessanti come quella di fare del Premio Vittorini un momento di un percorso di più ampio respiro. Il partner é dunque l’Amministrazione comunale, l’istituzione nel suo complesso, che ha esercitato in maniera  completa e sino in fondo la propria parte.

Infine si è notata la mancanza di patrocinio e logo di Ministero, Regione, Provincia

Anche in questo caso abbiamo preferito fare un ragionamento ispirato, a mio avviso, da pragmatismo e buon senso. Il Premio Vittorini aveva tutta una serie di patrocini istituzionali che avremmo potuto provare a “trasferire” sic et sempliciter in questa versione nuova e più “leggera”. Tuttavia, considerato che chiedere un patrocinio vuol dire chiedere ad un’Istituzione di associare il proprio nome a quello del Premio, ci è sembrato più coerente prima vedere cosa saremmo riusciti, concretamente, a combinare e solo dopo – con in mano un risultato tangibile – chiedere il patrocinio. Ci è sembrata la scelta più rispettosa delle Istituzioni e, alla luce di quel che siamo riusciti a realizzare, penso che siamo nelle condizioni di avviare la richiesta dei patrocini già dalla prossima edizione.

 Quanto è costato l’evento e chi ha coperto le spese? Non si potevano unire le risorse e premiare soltanto il libro, senza premio all’editoria?

L’azione di contenimento dei costi è stata una delle priorità. Anzi, contenere i costi provando a non pagare dazio sul fronte della qualità complessiva. Quando, appena lanciato il bando e nonostante le inevitabili difficoltà provocate dall’emergenza coronavirus, abbiamo visto quale bella risposta sia venuta dalle case editrici, con la maggior parte delle più importanti del panorama nazionale presenti anche con quattro autori ciascuna, ci siamo resi conto quanto fosse ancora evidente la traccia lasciata dal premio nonostante i sette anni di stop forzato. Complessivamente il costo è stato di circa 6mila euro: la metà di questa somma rappresenta il premio per il vincitore. Le risorse verranno in parte da alcune delle istituzioni promotrici (Comune e Camera di Commercio) e in parte da piccole sponsorizzazioni di operatori economici privati per lo più (ma non in maniera esclusiva) afferenti alla galassia di Confcommercio. A questa cifra vanno poi aggiunti altri costi vivi per servizi che sono stati coperti con un sistema di partenariati tecnici. Questa polverizzazione delle risorse ha, naturalmente, reso necessario individuare spazi precisi nelle due cerimonie da dedicare a chi ha creduto e scommesso sul Premio. Quanto al Premio Lombardi, non è stato invece previsto alcun appannaggio economico per il vincitore e i riconoscimenti consegnati sono frutto di partenariati tecnici. Insomma, il Premio Lombardi, in quanto tale, non ha gravato per un solo euro nel risicatissimo bilancio complessivo.

La seconda serata al Maniace ha in qualche modo recuperato in immagine e giudizio quanto espresso la sera prima: buona organizzazione, ammirevole il Coro Inda, pregevole il quartetto d’archi, commovente Marta Barone, insomma grande lavoro e  impegno degli organizzatori ampiamente ripagato. Ma rimane la domanda: se non si hanno le istituzioni accanto (ministero, regione, provincia, comune) e, in alternativa agli Enti Pubblici, se non si hanno brand forti ed importanti sponsorizzazioni, ha senso, vale la pena fare PER FORZA il Premio Vittorini in tono minore?

La serata del Castello Maniace ha confermato quanto fosse giusto provare a rimettere in pista il Premio Vittorini. C’era un vuoto che abbiamo iniziato a colmare – o almeno ci stiamo provando -. Ci sono tante istantanee della serata che, a mio avviso, sono destinate ad essere ricordate: il contributo dei ragazzi dell’INDA, quello del Quartetto d’archi Aretuseo, la suggestione e la magia di un luogo unico come la rigenerata Sala Ipostila, i due minuti di intervento con la voce rotta dall’emozione sincera e a sua volta commovente di Marta Barone, quel suo pugno sinistro alzato al cielo durante la premiazione quale silenziosa ma assai eloquente dedica al padre. Ecco, basterebbe anche soltanto questo per dire, con assoluta convinzione, che sì, valeva decisamente la pena provarci anche se non avevamo alle spalle la potenza delle grosse sponsorizzazioni. Abbiamo realizzato – questa almeno è stata l’intenzione con la quale abbiamo lavorato assieme all’associazione Vittorini-Quasimodo – una manifestazione complessivamente decorosa che in maniera altrettanto dignitosa ha portato nuovamente ad accostare il nome di Vittorini a quello della “sua” Siracusa. E da qui si riparte.

 

(Ph Marcello Bianca)

 

 

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