È sempre il Sud ad arrancare. Così, se da una parte l’Italia settentrionale e centrale si adeguano alla normativa in materia di sistema idrico integrato raggiungendo obiettivi significativi nella realizzazione degli investimenti con migliorie tanto nelle infrastrutture quanto nell’erogazione dei servizi, dall’altra l’Italia meridionale, isole comprese, non riesce a superare inefficienze e criticità. Rimangono così di fatto irrisolti problemi come l’efficientamento delle reti idriche – da un’inchiesta della Gabanelli è risultato che “di tutta l’acqua potabile immessa nei 500 mila km di rete di distribuzione italiana, il 41,4% si perde (in Sicilia il 60%): in un solo anno si sprecano 3,45 miliardi di metri cubi d’acqua” -, la distribuzione dell’acqua ovunque con continuità e con la giusta portata, un sistema di tariffazione più equa per i cittadini, l’intervento sull’inquinamento ambientale attraverso una depurazione dei reflui degna dei paesi civili e così via.
Qualcosa certo si è fatto in tema di razionalizzazione. Data l’obbligatorietà della partecipazione degli Enti Locali all’ente di governo dell’ambito (commi 1 e 1-bis art 147 decreto legislativo 152/06) – in caso di mancata adesione entro il termine fissato intervengono i poteri sostitutivi del Presidente della regione – tutti gli enti locali dovrebbero ormai aver già aderito alle ATI (nel 2015 si registravano criticità in ben nove regioni) ed è andato avanti il processo di diminuzione dei vecchi ATO per una maggiore efficacia dell’intero sistema (si è passati dai 71 del 2015 agli attuali 62). Tutte le regioni hanno infatti provveduto a ridelimitarli, pur se in maniera disomogenea; e così, se 12 regioni hanno costituito un ATO unico, il modello prevalente rimane quello di più ATO corrispondenti al territorio provinciale (così per noi).
Ma dove il sud resta più indietro, e il motivo non può che essere nelle sacche di resistenza a tutela di precedenti “equilibri”, è nel processo di reale operatività degli enti di governo dell’ambito che, seppure costituiti (come altrove in Italia), sono nei fatti scatole vuote.
In Sicilia l’esercizio di poteri sostitutivi da parte della Regione, o la minaccia di un intervento commissariale, è stato necessario sin da subito anche per costituire le stesse ATI. Facciamo un esempio… quello di Siracusa. Qui, l’insediamento formale dell’Assemblea Territoriale, con la contestuale approvazione dello statuto (successivamente modificato), è avvenuto il 12 aprile 2016, il giorno stesso fissato dalla legge regionale come termine per approvare appunto lo Statuto. Non un giorno prima!
Lentamente si è poi proceduto ad espletare altri passaggi: la nomina del Presidente e degli altri organi sociali (assemblea del 16 maggio), la definizione del fondo di dotazione (26 luglio) la convenzione con l’AATO, autorità dell’ambito territoriale ottimale, per il co-utilizzo del personale, dei locali, dei beni strumentali (19 dicembre). Poi la sostanziale paralisi per due anni: la fine della collaborazione con il commissario liquidatore dell’AATO Carmela Floreno, per cause non chiaramente specificate, è stata sancita definitivamente nel dicembre 2018, e non si è provveduto a rinnovare la convenzione; non ci si è dotati di una struttura tecnico amministrativa-contabile né dei servizi di cassa e tesoreria né tanto meno è stato nominato un revisore dei conti (la situazione si sta sbloccando solo in questi giorni solo grazie all’intervento del commissario Giorgio Azzarello). In assenza di bilancio è così stato bypassato anche l’obbligo delle due riunioni annuali per approvare il bilancio di previsione e il conto consuntivo.
La stessa gara pubblica per assegnare l’incarico di progettazione per l’aggiornamento del Piano d’Ambito, espletata dal Comune di Siracusa su mandato dell’ATI, si era persa nelle nebbie fino a quando, nel maggio scorso, Azzarello non ha di fatto “riesumato” l’aggiudicatario in pectore del luglio 2018, per fortuna ancora disponibile.
Si può allora probabilmente dire che a Siracusa, come altrove in Sicilia, la riottosità dei sindaci ha reso nella sostanza inattive le Assemblee Territoriali – “dotate di personalità giuridica di diritto pubblico e di autonomia amministrativa, contabile e tecnica” (cioè i veri organi di governo ai quali viene trasferito dalle regioni l’esercizio delle competenze in materia di gestione delle risorse idriche, compresa la programmazione delle infrastrutture idriche) – attraverso motivazioni che vanno dalla mancanza di risorse finanziarie e di organici adeguati alle difficoltà scaturite dalla pandemia, un alibi comodo per molti. I commissari ad acta nominati il 30 gennaio 2020 per Messina e Siracusa sono stati l’ultima carta possibile, dopo le diffide del 10 ottobre 2019 (nei confronti delle ATI di Agrigento, Catania, Messina e Siracusa) “a porre in essere ogni necessario ed utile adempimento per procedere alla redazione/aggiornamento del Piano d’Ambito”, strumento indispensabile, propedeutico a qualsiasi programmazione futura.
Eppure il termine fissato dalla legge per la redazione del Piano e per l’affidamento del servizio al gestore unico (con la conseguente decadenza degli affidamenti non conformi alla disciplina pro tempore vigente) era stato fissato la prima volta al 30 settembre 2015 (ora è prevista la data del gennaio 2021). Sono risultati inadempienti l’ATO Unico Regionale della Val d’Aosta, della Campania, del Molise e della Calabria e per la Sicilia gli ATO di Palermo, Catania, Messina, Ragusa, Trapani e Siracusa.
L’impressione purtroppo è che tutti i ritardi fin qui registrati nelle diverse fasi – delimitazione ATO, creazione ATI, redazione piano d’ambito, organizzazione degli organici… – non siano altro che ostacoli posti al percorso imposto dalle norme che ha una sua precipua finalità, l’obiettivo a cui probabilmente non si vuole giungere: l’unicità della gestione. Ma prima da decidere è se il gestore debba essere una società interamente pubblica o privata o mista pubblico/privata. Questo il vero nodo della questione che non può essere di esclusivo interesse dei sindaci ma che dovrebbe vedere attivamente coinvolti tutti i cittadini.

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