C’è una cosa che nella vita ciascuno di noi dovrebbe provare: essere disabile anche solo per mezza giornata. Mettersi in una carrozzina e affrontare la normale routine che quotidianamente le persone con disabilità sono costrette a sostenere: andare al lavoro, al mercato, o semplicemente farsi una passeggiata e trovarsi a fare i conti con gli ostacoli, che ancora oggi, nel 2020 in una città turistica Patrimonio dell’Umanità, si presentano uno dietro l’altro. E davanti al quale si rimane inermi, indifesi, impotenti.
È un’esperienza che nella vita bisognerebbe provare almeno una volta. E la dovrebbero provare soprattutto gli amministratori, i funzionari e perché no anche gli esercenti che, a fronte di un diritto (o di un privilegio) che invece a loro non solo non viene negato ma viene persino garantito oltre ogni discrezione e limite, lo si nega a chi si trova in uno stato di necessità, di non tutela, e quindi di esclusione. Nel caso specifico, abusare di un parcheggio riservato ai disabili non è soltanto un atto di arroganza e prepotenza, ma a livello istituzionale diventa una testimonianza di insensibilità e inciviltà inaudita.
Bisognerebbe provare almeno una volta cosa significa sentirsi defraudato di un diritto minimo, sacrosanto, banale: il rispetto, che è anche dignità che è anche uguaglianza, integrazione. E quindi sentirsi, “diverso”, “inferiore”. “escluso”, parte di una entità altra, emarginata, offesa.
È quello che è accaduto a S. O. che proveniente dalla provincia per sbrigare un’incombenza ha faticosamente cercato uno posteggio per disabili, avendo a bordo della propria auto la figlia in carrozzina. Si trova in Ortigia, raggiunge il parcheggio nei pressi del mercato, dove ci sono (ci dovrebbero essere) gli stalli riservati ai portatori H, ma con sua amara sorpresa li trova occupati da una piattaforma che, si presume, dovrà diventare la veranda del ristorante adiacente. ![]()
Ora, a Siracusa i dehors per bar e ristoranti non si negano a nessuno, anzi sembrerebbe quasi che Siracusa – Ortigia in particolare – sia la capitale mondiale dei dehors. Te li trovi dappertutto, a ridosso di monumenti, su stradine dove non puoi passare nemmeno a piedi, al posto dei legittimi e necessari parcheggi. Senza regole e senza condizioni, ognuno può installare una pedana davanti al proprio esercizio commerciale. Tanto non ci sono controlli, nessuno (o quasi nessuno) paga per il suolo pubblico o per quello effettivamente occupato. Ed è così che S. O. rimane allibito e interdetto: sull’asfalto ci sono le strisce gialle riservate ai disabili, sul marciapiede insiste un palo con tanto di cartello per parcheggio H, eppure la veranda (lunga una ventina di metri) copre parte dello spazio riservato. Nessuno a cui rivolgersi, nessuna spiegazione o avviso. L’abuso che si presenta è evidente e sfrontato: una enorme piattaforma sopra le strisce gialle e sotto il cartello indicante parcheggio disabili.
Noi abbiamo fatto le nostre ricerche, ci siamo recati sul posto, fotografato e fatto presente agli uffici. Informalmente ci viene risposto che la veranda è autorizzata e che lo spazio sottratto ai disabili sarà ripristinato altrove. Dunque tutto regolare. Ma allora perché non cancellare prima le strisce gialle (segnaletica orizzontale) rimaste sotto la piattaforma? Perché non togliere prima il palo con il cartello (segnaletica orizzontale) rimasto sul marciapiede a segnalare beffardamente un parcheggio che non è fruibile? Come fa un cittadino a capire? Cosa deve pensare chi sta cercando posteggio in quella zona? Quale messaggio passa da quella visione? Verso chi è rivolto il pensiero, l’attenzione, la sensibilità degli amministratori e funzionari? Intanto montiamo la pedana e dopo se ne parla … è un atteggiamento plausibile? E poi, il ristorante avrà di sicuro tutte le autorizzazioni del caso ma … una veranda di oltre 20 metri? Non si poteva fermare un metro prima? Era così necessario proprio quello spazio lì?![]()
“Prima gli italiani”, ha coniato qualcuno. A Siracusa vige lo slogan “Prima i Dehors”. In nome dello sviluppo economico, dell’accoglienza turistica e del consenso da acquisire. I residenti di Ortigia, oltre ai difensori della sostenibilità perennemente sul piede di guerra, minacciano sollevamenti popolari ma l’Amministrazione Comunale non si scompone, va dritta come un treno sulla strada del “dehors per tutti e niente controlli”. Sui marciapiedi, sulle strade, sui vicoli, cortili e piazze, niente è precluso all’installazione dell’ennesimo dehors, anche se questi poi sono vuoti per più della metà, anche se precludono spazi ai pedoni e ai residenti, anche se in materia di decoro urbano, di rispetto dei monumenti o degli spazi e dei Beni Comuni rappresentano un evidente basso, scarso grado di senso civico istituzionale. Prima i dehors, a prescindere. Senza regole e senza controlli. Soprattutto in questo periodo post coronavirus in cui l’Amministrazione ha pensato bene di venire incontro agli esercenti e per sostenere la ripresa economica ha sospeso il pagamento delle tariffe per il suolo pubblico: una attenzione e sensibilità encomiabile non attuata invece per quanto riguarda la tassa di soggiorno, sospesa nel periodo in cui gli alberghi stavano chiusi comunque e nessun turista viaggiava, ma ripristinata proprio nel periodo in cui bisognava promuovere il turismo in città. La tassa di soggiorno si paga, l’uso del suolo pubblico no. Dunque, perché non approfittarne?
Intanto S. O. si è dovuto arrangiare: Siracusa è piena di dehors ma non ha abbastanza stalli per portatori di handicap. Che dire? Ci scusiamo con S. O. e con sua figlia per il disagio e per la mancanza di attenzione. L’Amministrazione vede e non vede, fa e disfa secondo una logica e una sensibilità che a noi sfugge. O perlomeno, da ciò che si riscontra e dall’esperienza diretta di S. O., l’attenzione dell’istituzione pubblica è chiaramente rivolta da una parte, che non è quella delle persone disabili. Perché fin quando per favorire qualcuno si metteranno in secondo piano i diritti di chi vive un disagio, fin quando ci sarà un cittadino che si sentirà non considerato, escluso e svantaggiato, significa che questa città ha ancora molta strada da fare in termini di civiltà. Perché noi siamo convinti che il grado di civiltà di una Comunità si misura meglio, molto meglio, dal numero di parcheggi riservati alle fasce svantaggiate piuttosto che al numero di dehors garantiti a tutti, ovunque e comunque .

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